CYNTHIA OZICK.
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EREDI DI UN MONDO LUCENTE.
Parte 1.
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Titolo originale: HEIR TO THE GLIMMERING WORLD. 2004.
Traduzione di: VINCENZO MANTOVANI.
2005. Giangiacomo Feltrinelli Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Nel 1935 la diciottenne Rose Meadows, brillante, colta, da poco orfana e appena buttata fuori di casa dall'odiosa fidanzata di suo cugino Bertram, risponde a un annuncio di un giornale di Albany che richiede un'assistente per una famiglia recentemente arrivata da Berlino a New York. Non  chiaro se Rose debba fare da segretaria a Rudolf Mitwisser, da infermiera a sua moglie Elsa o da tata ai loro cinque difficili figli, ma  l'unica ad aver risposto all'annuncio. E non ha altro posto dove andare.
Comincia cos la storia - curiosa e divertente - della vita di Rose con i Mitwisser. Le avventure dei diversi personaggi, lo svolgersi delle loro vite sono raccontate da Cynthia Ozick con straordinaria vivacit e umorismo; questo nuovo romanzo di una delle pi grandi scrittrici americane - considerato dalla critica, oltre che una delle sue opere pi accessibili, anche uno dei suoi romanzi pi belli e riusciti -  molte cose insieme: un tenero racconto d'amore, una fiaba, una rievocazione dei romanzi vittoriani, una riflessione sulle differenze tra Europa e America.
Ma  anche, e forse soprattutto, un meraviglioso ritratto di outsider, uniti insieme dal caso, che si rifugiano in aggrovigliate esistenze di erudita beatitudine per opporsi allo squallore di un mondo caotico e duro.
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L'AUTRICE.
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Cynthia Ozick, scrittrice statunitense,  autrice di numerose opere, sia di narrativa sia di saggistica, riconosciute a livello internazionale.
Seconda di due figli, nacque a New York nel 1928. La famiglia si trasfer nel Bronx dove i suoi genitori, nati entrambi nell'Impero Russo, erano proprietari di una farmacia, nella quale da ragazza lei diede una mano nella consegna delle prescrizioni mediche. Cresciuta nella cultura ebraica, dovette affrontare il diffuso antisemitismo nel quartiere raccontando di essere presa a sassate e di venire chiamata assassina di Ges passando vicino alle due Chiese del quartiere.
Dell'ebraismo americano riflette e riporta i miti e le idee nella sua opera letteraria, legandosi alla tradizione del racconto orale ma con attenzione agli sviluppi pi recenti della Narrativa contemporanea. Oltre a raccontare,  intervenuta spesso con saggi originali su argomenti letterari e politici, spesso coraggiosi e controcorrente.
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EREDI DI UN MONDO LUCENTE.
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Anche la mancanza d'immaginazione Doveva essere immaginata.
Wallace Stevens, The Plain Sense of Things.
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Ma il mondo  pieno di interpreti... Nasce cos la domanda: perch non dovremmo interpretarlo?
Frank Kermode, The Man in the Macintosh.
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CAPITOLO 1.
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Nel 1935, avevo appena compiuto diciotto anni quando mi
unii alla famiglia di Rudolf Mitwisser, lo studioso del Caraismo.
Lo studioso del Caraismo! Allora non avevo la minima idea di
cosa significasse, o del perch si dovesse dire lo studioso anzich
uno studioso, cos come ignoravo totalmente chi fosse Rudolf
Mitwisser. Sapevo solo che era il padre di quelli che sembravano
parecchi figli, e che era arrivato dalla Germania due anni
prima. Cose che avevo appreso da un annuncio sullo Star di
Albany:
Professore, arrivato da Berlino 1933, figli 3-14 anni, cerca assistente
disposta trasferirsi New York City. Scrivere Mitwisser,
22 Westerley.
Sembrava un telegramma; come avrei imparato subito, il professor
Mitwisser era parsimonioso. L'annuncio non parlava di Elsa,
la moglie. Forse se n'era dimenticato.
Nella lettera con cui risposi scrissi che ero pronta a recarmi a
New York, anche se dall'annuncio dello Star non era chiaro di
quale assistenza avessero bisogno. Poich nell'annuncio si accennava
all'et di un bambino molto piccolo, era una bambinaia che
volevano? Sarei stata felice, dissi, di fare la bambinaia.
Fu Elsa, non Mitwisser, a iniziare il colloquio: anche se, come
risult, non era lei a occuparsi della cosa. Elsa in quella famiglia si
occupava di ben poco. Scesi dall'autobus in un angolo popolato
da un gruppo di misere bottegucce: drogheria, ciabattino, lavanderia
a secco, e sotto una tenda sbrindellata un buio caff dal quale
uscivano cattivi odori di robaccia che friggeva. Le vetrine di tutti
questi esercizi erano coperte da un impenetrabile strato di sporcizia.
Di l dalla strada, un distributore di benzina abbandonato
che aveva chiuso da un pezzo: parecchi grossi cani raspavano l'asfalto
annerito dalle macchie d'olio e alzavano le zampe didietro
contro le pompe arrugginite.
L'indirizzo dell'annuncio mi port su vecchi marciapiedi davanti
a vecchie case strette in quello che ero arrivata a definire
stile Albany: met gotico dello Hudson, met colono olandese.
Ma soprattutto vecchie. Sopra ogni porta c'erano degli inserti ad
arco di vetro istoriato. Le lampade nelle stanze dietro queste vetrate,
che dai segmenti bordati di piombo diffondevano una luce
viola e ambrata, mi facevano sentire un'esclusa. Pensai a creature
sotterranee tenute lontano dalla luce. Era novembre, e imbruniva
presto.
Frau Mitwisser mi introdusse in un salottino cos buio che ci
volle un po' di tempo perch il suo viso, piccolo e timido come
quello di un topo di campagna, si mettesse a fuoco. Mi perdoni,
cominci, Rudi non vuole spreco di elettricit. Non abbiamo
tanti soldi. Non possiamo pagare molto. Vitto e alloggio e non
tanti dollari. Si interruppe; le sue palpebre sembravano gonfie.
Il precettore per i miei figli era, vede... carit. Anche i letti, le lenzuola...
Era una scusa vivente: le spalle curve, le mani nervose che le
fluttuavano intorno alla bocca o che cercavano, in aria, una corda
fantasma che la sollevasse e la facesse sparire. Con il suo aspetto
disarmato, ma un po' anche con furbizia, stava ribaltando i nostri
ruoli: lei faceva appello alla mia comprensione, io avevo il potere
di negarla. Era difficile fare l'orecchio agli Umlaut pronunciati increspando
le labbra che seminava tra le vocali, e il ronzio gutturale
della sua voce era trafitto da aculei cos appuntiti che fui costretta
a tirarmi un po' indietro. Lei se ne accorse e mi fece prontamente
le sue scuse.
Mi perdoni disse ancora. Mi d molta difficolt col mio accento.
Alla mia et cambiare lingua non  cos semplice. Vedr
con mio marito che grande differenza. Per quattro anni, in giovent,
lui studia all'universit di Cambridge, in Inghilterra, e diventa
come un inglese. Vedr. Ma io... io non ho la... - wie nennt
man das? - l'idioma.
L'ultima parola fu disintegrata da un enorme tonfo sopra la
nostra testa. Alzai lo sguardo: stava per caderci il soffitto sulla testa?
Un altro tonfo. Un terzo.
I grandi disse Frau Mitwisser. Fanno un gioco, saltare dall'alto
del... Kleiderschrank, come si chiama? Ogni giorno gli dico
di no, ma saltano lo stesso.
Questo mi diede la possibilit di tornare ai nostri affari. E i
pi piccoli? chiesi. Ha bisogno di aiuto con loro?
Nella penombra vidi la sua perplessit; era come se non chiedesse
che di sparire.
No, no, noi andiamo a New York cos Rudi  vicino alla grossa
biblioteca. Qui per lui c' troppo poco. Il comitato, sono cos
buoni che ci danno questa casa, e rendono possibile anche il lavoro
al college, ma ora basta, Rudi deve andare a New York.
Sopra la nostra testa, uno schianto assordante: una pioggia,
d'intonaco polverizzato mi cadde sulla manica.
Mi perdoni disse Frau Mitwisser. Meglio che adesso io vado
di sopra, nicht wahr!
Usc in fretta e mi lasci l al buio. Mi abbottonai il palt; il
colloquio, a quanto pareva, era finito. Non avevo capito quasi
niente. Se non volevano una bambinaia, cosa volevano? E se avevano
avuto un precettore, che fine aveva fatto? Lo avevano pagato
troppo poco per tenerlo? Irritata, accesi impulsivamente un lume;
la fioca lampadina proiett un'avara macchia gialla sul tappeto
liso. Dalle condizioni del sof e di una poltrona, ridotti molto
male, dedussi che i grandi erano abituati a sconquassare i mobili
non soltanto al piano di sopra ma anche l; se quella che vedevo
non era semplice povert da negozio di roba usata. Uno scialle di
lana copriva un malconcio tavolino laterale, e sopra, in una pesante
cornice d'argento sbalzato che contraddiceva tutto ci che la
circondava, c'era una fotografia - colorata a mano, col soggetto
solennemente in posa, faceva pensare a qualche incomprensibile
esotismo - di una ragazza dai capelli neri con un colletto alto seduta
con aria grave accanto a una grandissima pianta. Le foglie
della pianta erano lanceolate, seghettate e dipinte di quello che
una volta doveva essere un verde abbastanza naturale, poi sbiaditosi
fino a diventare color fango. La pianta cresceva in una grande
urna di pietra sulla quale erano scolpite, in rilievo, il viso e le ali di un cherubino.
Spensi il lume e mi diressi verso la porta d'ingresso con i vetri
istoriati della sua lunetta, ed ero quasi uscita sul marciapiede (ormai
era caduta la notte) quando sentii qualcuno chiamare: Frulein!
Lei! Torni indietro!.
Nell'androne buio si stagliava la nera figura di un gigante.
Quelle sillabe forestiere - Frulein, urlato cos nella strada - mi
scoraggiarono. Gi avversavo l'estraneit di quella casa: l'inglese
difficile e risentito di Elsa Mitwisser, l'altezzosa solennit della
cornice d'argento e della foto, il soggiorno improvvisato con la roba
smessa. Questi erano profughi; tutto in loro era destinato a essere
raffazzonato, provvisorio, risentito. Sarei tornata a casa l per
l, se avessi avuto una casa in cui tornare, ma era chiaro che mio
cugino Bertram non aveva pi voglia di tenermi con s. Ero una
specie di profuga anch'io.
(Qualche settimana dopo, quando trovai il coraggio di dirlo ad
Anneliese - Qualche volta mi sento una profuga anch'io - lei mi
scocc un'occhiata di purissimo disprezzo.)
Come un cane al fischio del padrone, tornai indietro e lo seguii
dentro la casa.
Adesso facciamo un po' di luce disse, con una voce cos
autorevole e divina che avrebbe potuto benissimo tuonare La
luce sia all'inizio del mondo. Tocc il lume. Ancora una volta la
fioca macchia gialla apparve sul tappeto e si diffuse nella stanza.
Per disperdere le tenebre, s? Anche le nostre circostanze sono
state tenebrose. Non sono cos comode. Lei ha gi visto la mia
nervosa Elsa. Ecco perch lascia a me il compito di concludere il
colloquio.
Era l'uomo meno somigliante a un inglese che potessi immaginare.
Nonostante la maggiore scioltezza del linguaggio (cento volte
pi sciolto di quello di sua moglie), era tedesco: pesantemente,
irrimediabilmente tedesco. La mia lettera era nelle sue mani: mani
grandissime, con grossi pollici schiacciati e unghie ruvide, stranamente gibbose e striate: mani pi da meccanico che da studioso.
A quella luce avara (venticinque watt, pensai) sembrava meno gigantesco
dell'immensa figura sulla soglia che mi aveva richiamato
dalla strada. Ma si sentiva una forza, la forza di un uomo abituato
a dettare le proprie condizioni.
La mia prima esigenza, disse Mitwisser,  la sua libert di
lasciare questo posto.
Posso farlo dissi io. Mi piacerebbe.
Il problema non  questo, ma quello che piacerebbe a me. E
quello che piacerebbe a me  una certa adesione... non dir alle
idee. Ma lei dev'essere in grado di capire quello che le chiedo.
Ho fatto quasi un anno di college.
Meno del Gymnasium. Cos' questa sciocchezza che scrive
qui a proposito di una bambinaia? A cosa si riferisce?
Be', il suo annuncio parlava di bambini, allora ho pensato...
Ha pensato in modo erroneo. Lei dovrebbe sapere che il mio
lavoro riguarda proprio l'opposizione all'arroganza delle interpretazioni
generalmente accettate. Le interpretazioni generalmente
accettate sono spesso semplici errori. Perch non dovrei parlare
dappertutto dei miei figli? Non esiste contesto o relazione in cui
essi non abbiano parte. Ecco perch all'occorrenza i suoi obblighi
riguarderanno anche loro: ma il suo primo dovere  verso di me. E
lei cercher di non disturbare la mia povera moglie.
Dunque, sembrava che fossi stata assunta: sebbene non sapessi
ancora per cosa.
E pass molto tempo prima che Anneliese mi confidasse che
non c'erano stati (anche in quel periodo di disoccupazione dovuta
alla crisi) altri candidati.
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CAPITOLO 2.
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Mio padre aveva l'abitudine di dire alla gente che mia madre
era morta di parto: col suo sottinteso di sapore ottocentesco questo
faceva pensare a una Tragica Perdita. Lo diceva per spiegare
quella che - lo riconosceva anche lui - era la superficialit del suo
attaccamento paterno. La superficialit del mio attaccamento
paterno: proprio queste erano le sue parole. Teneva (anche se
non strenuamente) all'opinione dei colleghi e dei conoscenti, e
sfornava un fiume di autocritiche per stroncare sul nascere la loro
condanna. Il suo intento era di arrivare alla propria condanna rapidamente e per primo. Era una specie di assoluzione.
Nessuno lo condannava; nessuno gli prestava molta attenzione.
Mio padre, da quel che potevo vedere, non aveva amici. Secondo
me dipendeva dal fatto che parlava troppo, elaborava e inventava
troppo, e aveva sempre un'opinione esagerata di se stesso.
Raccontava tante di quelle storie che dopo un po' dimenticava i
fatti da cui scaturivano le sue pessimistiche favole. Era anche possibile che credesse veramente di aver perduto mia madre il giorno
della mia nascita, sebbene in realt io avessi quasi tre anni quando
lei mor di leucemia. Serbo un confuso ricordo di lei coricata su
un sof, con in mano la mia bambola di pezza: o forse era solo un
fazzoletto. Qualche anno dopo Lena, una della nostra serie di governanti, mi inform della tenace malattia di mia madre.
Naturalmente era mio padre che parlava della nostra serie di
governanti. Per lo pi, erano delle vicine che venivano a prendere
la nostra roba sporca, che la lavavano sull'asse nelle vasche delle
loro cantine e che la mettevano ad asciugare sulle loro corde per
il bucato. Oppure qualche volta una di queste donne ci portava
un pasto caldo, e mentre mio padre e io consumavamo la nostra
cena, lavava il pavimento del bagno o cambiava le lenzuola. Era
tutto casuale e irregolare. Le donne erano pagate poco; mio padre
preferiva il baratto. Insegnava algebra e geometria in un liceo e si
offriva di dare lezioni private in cambio di un sacco di roba sporca
o di due cene consecutive. Il disordine era la nostra regola di
vita: il disordine e la boria di mio padre. Alla posta, un giorno,
quando un uomo che comprava dei francobolli di fianco a mio padre
attacc discorso e gli chiese cosa faceva per vivere, mio padre
rispose: Il professore di matematica. Ho preso il dottorato a Yale.
Non aveva alcun dottorato e non aveva mai messo piede a
New Haven; gli piaceva sognare ad alta voce. Di solito queste invenzioni erano innocue ed evanescenti, ma l'uomo alla posta risult
essere lo zio di uno degli studenti di mio padre; si incontrarono
di nuovo a scuola in altre circostanze, e mio padre fu smascherato.
Questi cronici imbarazzi mi facevano soffrire, ma nulla
mi disturbava pi delle trattative di mio padre con quelle donne.
Nessun altro dei miei conoscenti viveva nella nostra disorganizzazione
e dipendenza. Mio padre era incapace di lavarsi i calzini o di
cuocere una patata al forno. Quando non c'era nessuno disponibile
- ad esempio per Natale - si mangiavano cereali secchi per
quasi una settimana.
Nonostante gli accessi di rabbia o di vergogna, non mi sentii
abbastanza umiliata da questo sistema - o da questa mancanza di
sistema - fino alla sera prima del mio undicesimo compleanno,
quando mio padre insolitamente annunci che stava organizzando
una festa. Era un fatto straordinario: di solito il mio compleanno
era l'inizio di una lunga effusione di malinconia. Proprio in
questo giorno, diceva mio padre, otto anni fa, Jenny mi ha lasciato.
E l'anno dopo: Proprio in questo giorno, nove anni fa,
e cos via. Era stato sempre cos fin dalla mia prima infanzia.
Domani sono undici anni, cominci lui quella sera, da
quando ho perduto la mia Jenny.
Ma questa volta ero pronta a reagire.
Lena mi ha detto che non  morta a causa mia. E stato dopo,
di leucemia. Lena ha detto che la leucemia  un cancro che ti entra
nel sangue.
Lena ti ha detto questo? Quando?
La settimana scorsa. Quando ha riportato la roba lavata.
Non dovresti ascoltare nessuna di queste donne disse mio
padre. E soprattutto non quella.
Io credo di ricordarmela anche un po', mia madre. Era coricata.
Questo credo di ricordarmelo. Proprio l dissi.
Ti ricordi di mia moglie? La pelata di mio padre si arross;
mi guard fisso. Non  possibile. Stava partorendo. Ha partorito
sul sof, prima che arrivasse il medico. Non dovresti prestare attenzione a una stupida megera. Questa  tutta gente disonesta: lo
vedo nei figli, in continuazione. Tirano a campare, non hanno cervello
e ti imbroglierebbero fino a ridurti in mutande. Se me lo potessi
permettere, andrei via dalla loro maledetta strada, me ne andrei
da questo maledetto buco.
Mio padre, anche quando la cosa riguardava me, non diceva
quasi mai noi.
Vorrei poter avere una festa di compleanno mi lamentai.
Tutti gli altri la fanno, nella mia classe.
Fu allora che mio padre disse di s, che non avrebbe mancato
di festeggiare in qualche modo, anche se non poteva immaginare
esattamente quando: ma questo dipendeva dal fatto che quella sera
stessa io portassi certe carte a casa di Lena, in fondo alla strada,
e la informassi che era il mio compleanno.
Dille che questa roba aiuter il ragazzo per il compito di domani
disse.
Odiavo andare a casa di Lena: le stanze puzzavano di escrementi
di gatto. Lena aveva due figli; il pi piccolo portava calzoni
alla zuava di velluto a coste, e anche loro puzzavano di gatto.
Timmy, il pi grande, era nella classe di geometria di mio padre.
Sgobbava, ma era un po' tardo. In cambio del bucato di Lena,
ogni tanto mio padre gli dava lezioni private.
Dopo qualche giorno arriv il regalo. Regalo: era una strana
parola per mio padre; gli si fermava tra i denti con un ironico
schiocco. Il regalo era una torta friabile e sbilenca con una glassa
gialla come urina. Era tutta inclinata da una parte come una baracca
crollata su se stessa, e la glassa di limone artificiale era cos
amara da far lacrimare gli occhi.
Ecco quello che io chiamo fare non un'opera buona ma una
buona torta senza speranza di ricompensa disse mio padre.
Non  bella? Lena l'ha fatta per te e Timmy l'ha portata prima
che tu ti svegliassi. Non che quel ragazzo ne avesse una gran voglia.
Non  bella. Non  un regalo.  disgustosa dissi io.
Allora lui mi disse che il pacchetto che mi aveva pregato di
consegnare era l'esame completo di geometria del trimestre: conteneva
tutte le domande e tutte le risposte. Ma era uno scarto.
Non era l'esame che aveva inteso dare il giorno dopo; era quello
dell'anno prima.
La torta era ancora accucciata sulla tavola quando Lena entr
come una furia dalla porta di dietro.
L'ha fatto apposta! strill. Ha mandato il compito sbagliato,
e il mio ragazzo ci si  rotto la testa sopra per quattro ore, e in
tutto questo tempo lei sapeva che era il compito sbagliato!
Un momento disse mio padre. Il compito sbagliato? Ma
cosa sta dicendo?
Come poteva passare l'esame, se non era quello che lei ha dato
in aula? Gliene ha dato uno diverso! Gli ha incasinato il cervello!
Vede questa? Ficc il dito nella pasta ormai afflosciata di
quella torta gialla. Questa d alla sua bambina un'idea di quello
che lei ha fatto al mio ragazzo.
Un momento disse ancora mio padre. La ripetizione pedagogica
era il suo metodo; era una forma di astuzia. Esercitarsi
con un vecchio esame  utilissimo,  raccomandato. L'esercizio
perfeziona, no? Una luce sorniona gli s'insinu nell'occhio.
Non si sar aspettata che disonorassi me stesso e la mia professione,
eh? Non si sar aspettata che dessi a suo figlio il contenuto
di un esame in anticipo, eh?
Ma io capivo che s, se lo era aspettato; lo aveva immaginato, e
mio padre aveva compreso che lo avrebbe immaginato. Erano
complici; era questo il contenuto del baratto: valore per valore.
Ma mio padre non aveva mantenuto la parola. Lo aveva fatto per
punire Lena perch aveva smentito il momento della morte di mia
madre. E lei, mettendo insieme quella parodia di una torta, aveva
voluto punire mio padre perch aveva tradito il suo ragazzo. Non
era forse l'insegnante e l'aiutante di suo figlio? Non avrebbe dovuto
fare ci che avrebbe dovuto fare un uomo a cui lavava le mutande,
a cui puliva il water?
Lena aveva voluto che la mia torta fosse brutta e amara. E mio
padre aveva voluto ingannare il suo ragazzo.
Non era strano che io potessi vedere tutto questo: conoscevo
mio padre. Mi travolse come un'inondazione: la stupidit e la malizia,
il pathos e la piccineria; una donna sempliciona e vendicativa,
il figlio inadeguato, le piccole mene assurde di mio padre; e poi la
nostra famiglia, il nostro piccolo cosmo sterile e ristretto. Un senso
della propriet palpabile e sottilissimo mi cadde addosso come una
matassa ingarbugliata. Fu come se fossi stata presa nella rete di un
pescatore ed estratta da un viscido mare. Da allora in poi fui in grado
di oppormi a mio padre in quasi tutte le cose.
La mia resistenza prese la forma, dapprima, di una furiosa domesticit.
Ero abbastanza grande per fare il bucato e pulire la casa,
e ogni pomeriggio dopo la scuola mi insegnavo un repertorio
di facili pasti. Poich mio padre da molto tempo aveva dichiarato
che eravamo vegetariani, non avevo mai dovuto toccare la carne.
Ma cominciai a rimettere tutto in ordine; il mio obiettivo era liberarmi di quelle donne. Dall'interno del forno grattai via uno strato di olio invecchiato e ricotto. Salii in piedi su una sedia e verniciai tutte le mensole della cucina. Facevo la spesa oculatamente e
risparmiavo. Il fruttivendolo, che mi conosceva per nome e spesso
mi dava, gratis, un cesto di verdura presa dal retrobottega che era
ancora utilizzabile ma non vendibile, un giorno esclam: Stai diventando furbetta, Rosie!.
Io non mi sentivo furba. Mi sentivo rispettosa delle convenienze,
puritana addirittura. Ero diventata una perfezionista pazzesca.
Vivevo secondo un programma inflessibile: scuola; compiti; cena;
e poi, certe volte fino a mezzanotte, stirare le camicie di mio padre.
Mio padre trov poco da dire su questo cambiamento nel nostro
modo di vivere. Quando gli chiedevo i soldi per il negozio di
generi alimentari, mi porgeva in silenzio il portafoglio e mi lasciava
prendere ci di cui avevo bisogno.
Questa vernice di formalismo copriva le mie affettazioni e il
tono della mia voce, e anche il corso delle mie frasi. Presi la macchina da scrivere di mio padre e con l'aiuto di un manuale mi esercitai a battere sui tasti e diventai esperta: ero innamorata di quelle metodiche file di lettere. Il mio modo di parlare era artefatto. Allora stavo leggendo Jane Eyre, e ammiravo la gravit e l'indipendenza
della triste condizione di orfano. Il mio tentativo di raggiungere
gravit e indipendenza era un modo di sfuggire alla selva
dell'immaginazione di mio padre. Il mio obiettivo era l'assoluta
rettitudine: mi rendeva compita e compiaciuta. Combattevo il
caos e cercavo simmetria, routine, propriet.
Presto per divent chiaro che, se potevo tenere in ordine la casa,
non potevo riordinare la mente di mio padre. Una sera d'inverno,
senza il minimo preavviso, il direttore della scuola di mio padre
suon il campanello ed entr a grandi passi, spruzzando neve.
Dunque, Jack, disse, cos' questa storia di Euclide e gli
ebrei?
Il Mediterraneo noi lo chiamiamo mare, disse mio padre,
cosa che lo fa sembrare insuperabile. Meglio pensarlo come uno
stagno, no? Era il suo tono pi serenamente professorale.
Anticamente i vecchi velieri andavano avanti e indietro, un anno dopo
l'altro, portando non soltanto merci da scambiare...
In nome di Dio, tuon il direttore, cos'hai detto stamattina
durante l'ora di geometria delle undici?
Mio padre mitemente prosegu. Ho detto che non erano solo
merci quelle che si scambiavano. Erano conoscenze, informazioni,
educazione.
Quello che hai detto  che re Salomone ha inventato la geometria!
Hai detto che Euclide ha preso tutto dagli ebrei! Da re
Salomone!
 possibilissimo disse mio padre. Era allegro; pensava bene
di s; si aspettava ammirazione, se non avallo. Attraverso quello
stagno viaggiavano idee di ogni genere. Certo, non possiamo essere
sicurissimi del momento...
Segui il libro di testo! Limitati ai problemi del libro di testo!
Limitati al teorema di Pitagora! Senti, Jack, fammi un altro scherzo
come questo e hai perso il posto.
Questo colloquio si svolgeva in quello che passava per essere
lo studio di mio padre: la scrivania e la sedia in un angolo dell'ingresso.
Io mi nascosi in cucina, rendendomi invisibile: ero terrorizzata.
E se davvero lo avessero cacciato via? Come saremmo
sopravvissuti? Mi sembrava che stesse diventando sempre pi imprudente.
Tre anni dopo fu licenziato. Re Salomone non c'entrava niente.
Allora avevo quattordici anni (Quattordici anni da quando la
mia Jenny se n' andata) e avevo quasi finito la seconda ginnasio;
l'ignominia si abbatt su di noi. La nostra scuola - la Central High
di Thrace - era piccola. Serviva soltanto la nostra cittadina, e
qualche studente delle aziende agricole dei dintorni che erano andate
in fallimento, dove vecchie stalle abbandonate marcivano su
miglia e miglia di terra negletta e coperta di erbacce. La maggior
parte degli agricoltori se n'era andata da un pezzo. Syracuse era a
nord, Troy a est, Carthage a ovest. La nostra misera Thrace, col
suo corso silenzioso, era il pi povero di questi posti dai nobili nomi
nell'hinterland. Gli altri erano pi fortunati: Syracuse aveva la
sua universit, Troy i suoi camiciai, Carthage la sua fabbrica di caramelle.
Thrace non aveva niente di valore: uomini disoccupati o
famiglie scoraggiate che andavano ad Al'bany in cerca di lavoro.
Quasi nessuno dei ragazzi della citt tollerava pi di due anni di
scuola secondaria; le ragazze andavano pi avanti. Questo dava
fastidio a mio padre. Le ragazze, diceva, pur essendo nate per
moltiplicare, erano incapaci di studiare matematica; il suo primo
esempio ero io.
La Central High di Thrace impiegava solo un altro professore
di matematica, un uomo che portava i fazzoletti nel taschino come
se fossero una bandiera e si gloriava di tre nomi: Austin Cockerill
Doherty. Era scapolo e molto pi giovane di mio padre. Il direttore
era rimasto impressionato e lo considerava un ottimo insegnante;
mio padre la prese per una preferenza e un affronto, e ci rest
male. Ho un cervello che  il doppio del suo diceva. Aveva scelto
come nemico Austin Cockerill Doherty e lo battezz il Tricolore
a causa dei vivaci fazzoletti e dei tre nomi; e anche perch
Doherty aveva ereditato dei soldi e ogni anno andava a passare l'estate
nel Sud della Francia. Quell'uomo  libero come un uccello
brontolava mio padre.
Per qualche ragione - mio padre era convinto che dietro questa
manovra ci fosse il direttore - tutti i maschi disponibili furono
assegnati alle classi di Doherty, e a mio padre rimasero le femmine.
Questo significava che il suo fardello, come lo chiamava lui
(anche se a volte esso diventava il mio vitello, che portava al
mio asinello, e poi al mio cammello, e infine ai miei porcelli),
era tre volte pi pesante di quello di Doherty, e anche, sosteneva,
tre volte pi stupido. I suoi stupidi porcelli erano tutte ragazze.
Mio padre giur vendetta e fece di me la sua complice. Ora
che frequentavo la sua scuola, ci incontravamo - troppo spesso -
durante il giorno, cosa che imbarazzava entrambi. Di solito, quando
vedevo mio padre avanzare verso di me, cambiavo istantaneamente
direzione e scappavo via. Mi riusciva intollerabile l'idea
che i miei compagni potessero considerarmi una ragazza privilegiata,
pericolosa, nel campo del nemico, perch mio padre era
uno dei professori. Quanto a lui, semplicemente non gradiva vedermi l.
Ma in questa occasione, quando ci incontrammo per caso nel
corridoio - era giugno inoltrato, l'ultimo giorno del semestre - lui
mi tir bruscamente in disparte e mi mise una mano sulla spalla.
La sua stretta era forte. Rosie, disse, fammi un favore, ti spiace?
Nel pomeriggio ho una riunione sul programma: dovr sedermi
nello stesso banco con quel maledetto Tricolore, impossibile
evitarlo. Ho bisogno che tu faccia questa cosa, che tu vada in ufficio
a prendere il registro per l'algebra della seconda B di Doherty.
Lo troverai nel casellario.
Dopo la scuola, vuoi dire? Devo andare in ufficio dopo la
scuola? Ma non c' nessuno, a quell'ora sono andati tutti a casa,  tutto chiuso.
Ti dar io la chiave. Tu, va' solo a prendere la roba e portamela a casa.
Se hai la chiave, non puoi andarci tu?
Bisogna farlo mentre sono alla riunione. Cos non daranno la
colpa a me. Guarda, Rosie, disse mio padre,  importante."
Quella sera mio padre pass due ore seduto alla scrivania, paragonando
elenchi: le sue femmine e i maschi del Tricolore.
Non starai mica trafficando con i voti del signor Doherty,
eh? chiesi.
Trafficando? Che significa trafficando? Certo che sto trafficando,
non vedi? Se quei cretini della segreteria facessero il loro
dovere, non sarei costretto a fare tutto questo straordinario, no?
Intendevo dire falsificarli.
Come ti  venuta un'idea simile? Potrebbero licenziarmi per questo.
Che stai facendo, allora?
Migliorando le mie studentesse, tutto qui. Dando ai porcelli quello che  loro dovuto.
Tocc a me rimettere il registro di Doherty nel casellario, dopo
che gli impiegati erano andati via; e poi l'anno fin. Doherty si imbarc
per andare a passare l'estate, e io ancora non sapevo cos'avesse
fatto mio padre.
Quello che aveva fatto (venni a saperlo solo molto tempo dopo)
era il sogno di un imbroglione. Ogni voto che Doherty aveva
dato ai suoi maschi, mio padre fece in modo che le sue femmine lo
superassero. Alz i voti di tutte le ragazze alle quali faceva lezione.
Il suo scopo era beffarsi del Tricolore e ammonire il direttore: dimostrare
che un insegnante davvero in gamba poteva prendere
un'aula piena di rape e cavar loro tutto il sangue che voleva. Nonostante
il sotterfugio e il furto, era un piano innocuo. Rallegr le
ragazze, che credettero di essere andate meglio di quanto immaginavano,
e mio padre era sicuro che nessuno avrebbe mai potuto scoprirlo.
Nessuno lo scopr. Il suo licenziamento fu causato dal fatto
che aveva dato buoni voti in algebra e geometria - entrambi necessari
per il conseguimento del diploma - a una studentessa che
non aveva mai frequentato le lezioni.
Quella studentessa ero io.
Non puoi andare col Tricolore aveva annunciato mio padre
in precedenza. Non alle sue lezioni, nossignore. Non gli dar
questa soddisfazione. Ho una figlia che non mastica la matematica?
Non sono affari suoi. E farti venire da me sarebbe troppo imbarazzante,
maledizione. Ecco quello che faremo disse. Preparer
le scartoffie, e nessuno noter la differenza. Ti far passare
attraverso le fessure, che ne dici?
Ma cos io non sapr mai l'algebra. E neanche la geometria.
Tanto non le sapresti comunque, te lo garantisco io, disse
mio padre. Puoi passare il tempo in sala studio. Ti piace leggere,
dunque puoi andare in sala studio a leggere. Non temere.  tutta
burocrazia, si tratta solo di riempire dei moduli. Ci penso io. Dovevo
essergli apparsa preoccupatissima - mi erano salite delle
vampe al viso - perch soggiunse: Non voglio che tu vada con
Doherty e non posso averti con me. Tutto qui, capisci?.
In questo modo arrivai alla fine del secondo anno con una lacuna
nella mia educazione. Come mio padre aveva previsto, fu abbastanza
facile per la sua frode restare nascosta; e quanto a me, io
ero comunque isolata da gran parte della vita scolastica. Dopo le
lezioni, quando gli altri andavano ai club o a fare sport, io andavo
a fare la spesa. Ero soprattutto un'osservatrice e un'ascoltatrice.
Nessuno mi invitava e io non invitavo nessuno. Mi sentivo separata;
sentivo il peso della casa e il peso mercuriale di mio padre. Per
quasi due anni le sue carte false riguardanti i miei inesistenti progressi
in matematica non crearono problemi.
Ma alla fine fu tradito da una spia. Mio padre era convinto che
la spia fosse Austin Cockerill Doherty. Col pi cordiale dei sorrisi
Doherty, al quale io non avevo mai rivolto la parola - e anche lui
prima d'allora sicuramente non si era mai rivolto a me - una mattina
mi abbord e mi chiese: Non sei uno di quei geni matematici
in gonnella che tuo padre riesce a sfornare?. Mio padre lo prese
per un indizio rivelatore o per un sondaggio ispirato dal desiderio
di vendicarsi: indicava che Doherty sospettava che io non
fossi tra gli studenti di mio padre; e poich non ero tra quelli di
Doherty, dove potevo essere? Ma Doherty come spia mi sembrava
poco plausibile. A mio avviso, un candidato pi possibile era il
fratello minore di Timmy, che crescendo aveva lasciato i calzoni di
velluto a coste per la divisa di giocatore di football. Era - nominalmente
- nel mio corso di storia, sempre in ritardo, sempre disattento.
Certe volte si alzava dal banco e girava per l'aula con
un'aria da smargiasso, e durante una di queste escursioni si ferm
davanti a me e mormor: Su, Rosie, che ne dici di un'altra torta
di compleanno? Potrei fartene fare da mia mamma una in un minuto.
Il suo ghigno da cospiratore mi parve meno orribile del largo sorriso di Doherty.
Ma queste erano congetture. Non sapevamo veramente chi
avesse scoperto il crimine di mio padre; n come. L'esito fu rapido
e non senza piet: si concesse a mio padre di dimettersi; ma questo
era, naturalmente, il linguaggio del licenziamento. Era anche il
linguaggio della nostra umiliazione. Subito dopo mio padre vendette la nostra casetta e ci trasferimmo a Troy.
...
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CAPITOLO 3.
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Troy nel 1930 era pi grande e pi attraente di Thrace. Si era
guadagnata il suo quarto d'ora di celebrit con la produzione del
colletto di camicia staccabile; e anche per il fatto che Ossip
Gabrilowitsch, che era il marito della figlia di Mark Twain, un giorno
aveva diretto l'orchestra al music hall, con Mark Twain in persona
tra il pubblico. Era una cittadina eccitabile, molto portata alla
stimolazione religiosa: i predicatori andavano e venivano, a volte
facendo miracoli. Un certo angolo di una via del centro era ammirato
per essere stato la scena di un revival religioso all'aria aperta
dove, nel 1903, un pulpito di legno si era spontaneamente spaccato
in due, tramortendo il predicatore. Quando torn in s (stando
alla storia, uno dei fedeli gli rovesci un secchio d'acqua gelata
sulla testa), sostenne di essere stato colpito dal Signore, dopodich
anche Troy ebbe la sua fetta di pubblico estasiato che sveniva
per la strada. Il pulpito miracolosamente tagliato in due era in
mostra in una chiesa del posto.
Troy aveva anche i suoi ebrei: soprattutto immigrati fatti arrivare
direttamente da Castle Garden per lavorare nella fabbrica di
camicie. I nuovi venuti, appena giunti, chiamavano altri parenti;
uno zio si tirava dietro un nipote, una sorella una cognata. Mio
padre e io ci trovammo ad abitare nel sottotetto, convertito in appartamento,
di una casa con le travi di legno a ridosso di un malconcio
palazzetto in quello che sembrava un quartiere di immigrati.
L'edificio pi vicino era una sinagoga improvvisata; una volta
era un negozio. Il sabato mattina io mi affacciavo alla finestra
per guardare la sfilata dei rari fedeli che vi si dirigevano, per lo pi
giovanotti dall'aria logora con cappelli di feltro grigio. Qualche
volta si sentiva cantare, in una lingua che pensai fosse l'ebraico.
Anche se sapevo che mio padre era capace di leggere, con qualche
esitazione, un po' l'ebraico, e anche se (come ammise una volta)
aveva fatto il bar mitzvah, verso la religione manteneva un atteggiamento
indifferente. Non sono d'accordo diceva. Ho ben altri
problemi da risolvere che curarmi di chi regge l'universo. Era un ateo convinto.
E ormai io avevo capito che era un imbroglione. Vedevo che
era volubile e rischiosamente portato a impulsi gratuiti. Era anche
all'oscuro del rapporto tra causa ed effetto: aveva creduto che il
nostro trasferimento in un'altra citt significasse un inizio nuovo e
senza macchia. Inevitabilmente, il passato lo segu. Per la frode
commessa a Thrace, fu esecrato a Troy. I posti di insegnante erano
abbastanza rari, e nessun direttore lo accett. Quanto a me, ero
ancora pi infelice a Troy di quanto lo fossi stata a Thrace: pi e
pi volte mi costrinsero a spiegare perch, andando in prima liceo,
ero inabile alla trigonometria, non avendo mai imparato la
geometria. Questo comport una serie di complicazioni: se cercavo
di mettermi in pari con la matematica, saltavo le lezioni di francese.
Di conseguenza, ero indietro di un anno o due in una materia
o nell'altra, e finivo sempre in classi con studenti pi giovani.
A me sembravano dei bambini piccoli; non avevano timori. Assistevo
agli scherzi e alle risate con una melanconia cos profonda
che mi andava gi fino alle mani: spesso avevo il palmo umido.
Avevo sempre paura, giorno e notte. Mio padre si era unito alla
terrificante compagnia dei disoccupati.
Finalmente fece appello all'uomo che chiamava nostro cugino
Bertram, nome che non gli avevo mai sentito pronunciare.
Bertram, mi disse mio padre, era il primo cugino di mia madre.
Abitava ad Albany. Era celibe e faceva il farmacista; lavorava in un
ospedale. Oltre a queste futili informazioni, mio padre non sapeva
nulla di lui; Bertram era un estraneo. Ma potrebbe avere qualche
idea disse mio padre, leccando il francobollo della lettera. Ed 
un cugino, ha un debito con me. Protestai: come poteva un farmacista
procurare a mio padre un posto di insegnante di matematica?
Salt fuori che Bertram conosceva un dottore del suo ospedale
il cui cognato era il direttore di Croft Hall, una scuola di avviamento
per ragazzi alla periferia di Troy. Non era altro che un liceo
privato fatto e gestito in modo tale da imitare quelli inglesi;
sorgeva in mezzo a una distesa di prati verdi, con al centro un castello artificiale.
Nessuno a Croft Hall si cur delle vecchie trasgressioni di mio
padre; nessuno fece domande; quello che occorreva - e subito -
era un insegnante di matematica per sostituire un malcontento
fuggito a met dell'anno. Dall'oggi al domani mio padre divent
un maestro. Era felice del suo nuovo status. La paga era bassa,
molto meno del suo stipendio a Thrace, ma i ragazzi erano ricchi.
Avevano una grande disponibilit di denaro ed erano abituati a
dare la mancia ai maestri; il sabato andavano a Saratoga a puntare
sui cavalli. Si concentravano sulla piega dei calzoni ed erano molto
esigenti sulla forma del colletto. Mio padre compr una macchina
di seconda mano e ogni giorno raggiungeva il castello e i
suoi prati; dopo qualche tempo cominci ad accompagnare alcuni
dei ragazzi pi giovani a Saratoga il sabato pomeriggio. Una sera
rincas giubilante, stringendo un rotolo di banconote. Erano
trecento dollari; immaginai che li avesse vinti alle corse. Macch,
disse, li ho vinti a un ragazzo di una delle ultime classi. Wilson.
Accanito giocatore di poker, sua madre ha sposato quel tedesco,
von Vattelapesca, una specie di barone.
Bertram, il nostro cugino di Albany, ci aveva salvato.
Verso la fine del mio ultimo semestre al liceo - eravamo a Troy
da quasi ventun mesi - mio padre mi illustr un nuovo progetto:
Ho deciso di lasciare questo covo di ebrei: vedrai come me la
batto. Il direttore, disse, si era pronunciato a sfavore dei maestri
pendolari: c'era troppo disordine, occorrevano pi uomini sul posto,
specie di notte, perch nessuno combinasse guai. Si vociferava
che alcuni ragazzi giocassero d'azzardo a scuola.
Invitano la volpe a fare la guardia al pollaio ridacchi mio padre.
Farai meglio a stare attento dissi io.
Quella  una scuola dell'alta societ disse lui. Cosa vuoi saperne, tu?
In autunno mio padre fu nominato direttore della terza classe
di Croft Hall e and ad abitare nel finto castello; e io partii per Albany,
dove mi sistemai da mio cugino Bertram.
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CAPITOLO 4.
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Per molto tempo non mi fu affatto chiaro per quale motivo
Bertram avesse accettato di ospitarmi. Certe volte pensavo che
mio padre fosse tornato alle sue vecchie abitudini e avesse concordato
un baratto: il governo della casa in cambio dell'alloggio.
Diversamente da mio padre, tuttavia, Bertram era ordinato e autosufficiente;
teneva un fazzoletto nel taschino e portava bretelle
da elegantone. Era fin troppo meticoloso, e non lasciava mai un
piatto sulla tavola per pi di cinque minuti prima di alzarsi per andarlo
a lavare. Le camicie veniva a prenderle il furgone di una lavanderia,
e i negozianti del quartiere gli portavano a casa pane,
latte, verdura e formaggio. Bertram era bravissimo a cucinare le
omelette. Per me non c'era quasi niente da fare e, se c'era, Bertram
non mi permetteva di farlo.
Va' a lavorare al tuo Chaucer diceva. Questa era un po' una
cameratesca presa in giro. Non c'era posto per Chaucer nel mio
disgraziato piccolo college; la letteratura non era richiesta, tranne
quella di tipo pedagogico. Avevo sognato archi gotici e le pietre
consunte di vecchie biblioteche: da dove venisse un cos grandioso
anelito, non sapevo. Inspiegabilmente, il mio cuore aveva scelto
Smith o Vassar o Bryn Mawr; immaginavo t pomeridiani, e
guanti bianchi, e labbra ardenti (le mie, forse) che sussurravano le
parole di un libro. Ma era solo un desiderio: mancavano i soldi
per queste romantiche speranze, e il mio frammentario curriculum
scolastico, ammoniva mio padre, non mi avrebbe mai fatto
vincere una borsa di studio. Ero solo una ragazza come tante altre
della Thrace Central, cosa mi ero messa in testa? Il posto giusto
per me, diceva lui, se contavo di guadagnarmi la vita, se mai fosse
riuscito a disfarsi di me, era la facolt di Magistero di Albany. Non
poteva permettersi di mantenermi nei dormitori, e comunque erano
famosi perch sembravano delle catacombe. Con un pizzico di
fortuna sarebbe riuscito a convincere il cugino Bertram a ospitarmi.
Mi sembra una cosa sensata, non ti pare? disse.
Odiavo quel college. C'erano corsi di pedagogia e psicologia e
di prima infanzia e adolescenza: queste materie venivano insegnate
come i dogmi di una setta. Io non credevo a nessuno di essi.
Non mi interessava diventare un'insegnante. Conoscevo abbastanza
bene i drammi di mio padre per voler fuggire qualunque
cosa mi ricordasse la scuola. Quello che mi interessava era leggere romanzi.
Bertram abitava all'ottavo piano di un moderno condominio,
con le scale di sicurezza che sporgevano dai davanzali delle finestre.
Scoprii che se scavalcavo il davanzale e stavo in piedi sulla
nostra scala - un graticcio di metallo che formava una specie di
balcone - potevo vedere il tetto del palazzo del Governo. L'edificio
era imponente; era come gettare un'occhiata nella storia, nel
diritto; metteva in soggezione. Qualche volta, quando Bertram era
via, mi sedevo sul davanzale, con le gambe dalla parte delle fredde
stecche della scala antincendio, e sentivo l'odore della pioggia. La
pioggia di Albany era diversa. Il suo odore era elettrizzante.
Bertram era quasi sempre via. I turni all'ospedale duravano
dodici ore, e l'orario della farmacia si adeguava. Spesso rincasava
quando io avevo gi preso sonno. E quando non dormivo sonnecchiavo,
vagamente frastornata: com'ero finita in questo letto, in
questa stanza, nel grande appartamento di Bertram? Avevo una
stanza tutta per me, con un camerino da usare come spogliatoio
(Bertram ci aveva messo un tavolo e una macchina da scrivere,
trasformandolo in uno studiolo), e il mio bagno. Quando mio padre
dimentic di pagare la tassa del primo trimestre, Bertram
sped subito un assegno all'economo del college. Ero sicura che
mio padre non aveva dimenticato; Saratoga, o il poker con Wilson,
dovevano averlo lasciato in bolletta.
Bertram si stava attardando davanti all'uscio parzialmente
aperto della mia camera. Lo sentivo respirare e mi chiedevo se
ascoltasse il mio respiro. C'era qualcosa di materno nel suo stare
l in piedi, e mi venne voglia di chiamarlo; mi venne voglia di
chiedere, dal buio, se era vero che mia madre era morta di parto.
Ma mi trattenni. Bertram era cugino di mia madre, anche se non
come me lo aveva fatto capire mio padre: non era un consanguineo.
Era invece un cugino del primo cugino di mia madre: il tenue
legame di un parente acquisito. Ridendo, Bertram mi aveva spiegato
tutto: era il figlio della sorella del marito della zia di mia madre.
In realt, non era un parente. Non aveva mai conosciuto mia
madre. Non aveva storie da raccontare. Ma quando, qualche giorno
dopo, gli confidai il mio spettrale ricordo - mia madre distesa
su un sof con una bambola di pezza tra le mani - Bertram disse:
 a questo che dovresti credere.
Mio padre dice che  un'allucinazione. Un sogno ispirato dal mio desiderio.
Ecco perch ci dovresti credere. Senza desideri il mondo non migliora.
Mio padre, del mondo, se ne infischia. Lo vedevo l a Croft
Hall, accovacciato dietro una porta chiusa, a giocare di nascosto
con i suoi studenti.
Bertram disse gentilmente: Be', forse a questo rimedierai tu.
A occupare le serate di Bertram non era solamente l'ospedale.
Partecipava a riunioni settimanali e ogni tanto anche a quelle che
chiamava manifestazioni, dopodich era rauco per giorni; a volte
stava nei picchetti dei cordoni. Pensava, disse, di iscriversi al
Partito, ma era ancora incerto. Ti assorbe la vita intera, spieg,
e pu darsi che io non sia in grado di dedicargli il tempo necessario.
Devo pagare l'affitto. Ma  sulla strada giusta, quella gente.
Gli chiesi qual era la strada giusta, e questo lo fece sorridere. Avevo
gi visto il brusco dietrofront di quel sorriso. Voleva dire che
mi considerava innocente come un selvaggio.
Per prima cosa aboliremo l'affitto, disse, e dopo quella tassa.
Casa e istruzione per tutti. Ancora il guizzo di quel sorriso:
Bertram non era contrario a ironizzare su se stesso. A ciascuno
secondo i suoi bisogni. Ecco quello che dice il poeta.
In quel momento scoprii perch mi aveva permesso di venire a
vivere con lui. Era a causa dei miei bisogni. O di quelli di mio padre,
in ogni modo.
Bertram aveva trentasei anni. Si era sposato, una dozzina di
anni prima, ma lei - non diceva mai mia moglie - lo aveva lasciato
dopo appena due anni. Non le piacevo mi disse; non pronunciava
mai il suo nome. Ero troppo basso, immagino. Non
riuscivo a immaginare come si potesse non amare Bertram, o trovarlo
brutto. Non era molto pi alto di me, ma la sua testa era
grossa, con mezzelune d'intonsi riccioli castani che gli spuntavano
dal collo e dalle orecchie. Devo andare a farmi tagliare i capelli
diceva. Oppure: Comincio a somigliare a Karl Marx o a Ges
Cristo, scegli tu. Oppure, mentre stava per andare veramente dal
barbiere: Il dannato regolamento dell'ospedale. Come se non
bastasse doversi mettere un camice bianco, come un accalappiacani.
Ogni tanto diceva: Metti la catena sulla porta, eh? Stanotte
non torno a casa, ho un appuntamento.
Avevo diciassette anni ed ero torturata dal pugnale della gelosia.
La gelosia era proprio come una pugnalata: somigliava alla fitta
che sentivo certe volte al basso ventre, a sinistra, poco prima
delle mestruazioni. Bertram non mi nascondeva di avere una vita
sessuale (parole sue). Con me era affettuoso e perfettamente casto:
il suo bacio mi toccava la fronte o la guancia o, comicamente,
il naso. Ma lui badava alle apparenze. L'onore  l'apparenza dell'onore
recitava. L'ho letto in qualche posto. Perci, guarda, se
qualcuno te lo chiede, di' che sei la mia sorellina, lontano da casa
per andare a scuola. Met di questa versione  vera, in ogni modo.
Ma non dire cugini. Non ci crede nessuno, ai cugini.
Quando mio padre trascur nuovamente di mandare in tempo
i soldi per la tassa, Bertram disse: Inutile, tuo padre  fuori gioco,
dunque non pensarci pi. D'ora in poi provveder io. Oggigiorno
con un dollaro si fanno tante cose. Il problema, soggiunse, 
che devi avere il dollaro. Ai miei occhi, Bertram sembrava ricco.
Mi stupiva che il suo appartamento avesse una sala da pranzo con
una credenza con gli sportelli di vetro e uno spazioso tavolo quadrato
coperto da una tovaglia di pizzo. C'erano sei sedie di mogano
intagliato col fondo di cuoio verde. Tutti questi mobili massicci,
mi disse Bertram, erano appartenuti a sua madre. Gli aveva lasciato
lei il servizio da tavola, la fede nuziale e la considerevole assicurazione
sulla vita di suo padre. Ho un certo margine disse
lui. Potresti quasi dire che sono pieno di soldi, dunque non
preoccuparti se tuo padre non fa quello che deve fare. Sono tempi difficili.
Bertram parlava spesso dei tempi difficili. I suoi due argomenti
erano la Depressione e quella che chiamava la riforma della societ.
Gli spazzini dell'ospedale si stavano agitando per formare
un sindacato, ma pi di met non avevano il coraggio di scioperare.
Bertram solidarizzava con gli scioperanti. Da' un'occhiata a
questo, mi disse una sera - stava andando a una manifestazione -
e mi porse una copia del Manifesto del partito comunista. Era un
sottile libriccino, con la copertina rosa.
La mattina dopo mi domand che ne pensavo.
 come un inno. Un salmo.
Potresti anche vederlo come un'architettura. Un progetto.
Oh , non so, dissi. Era vero che non sapevo; quello che sapevo
era che ero stata educata al cinismo. Non mi lasciavo commuovere
o entusiasmare facilmente.
Mi commuoveva la testa di Bertram: i riccioli castani che gli
partivano dalle tempie come una cascata alla rovescia, la linea del
naso col suo graduale cambiamento di direzione, la bocca materna
e virtuosa. Certe volte mi facevo sorprendere a guardarlo, e
questo lo sconcertava. Ehi, sei una bambina diceva. Al college,
durante le lezioni, respingevo l'attacco ronzante delle parole dei
professori - Dewey, Pestalozzi, Montessori, Piaget, come tracciare
il piano di una lezione - e riempivo le ultime pagine del quaderno
col nome di Bertram, scritto ripetute volte. La sera, nel mio letto,
sminuzzavo il suo nome in anagrammi mentali, e il giorno dopo li
annotavo scrupolosamente: a, ma, tra, erta, tema, rame, mare, arme,
rema, mera, erma, tare, bare, erba, beta, tarme, trame, trema,
brame, Marte. Mi veniva fatto di pensare che qualche sillaba magica
potesse nascondersi tra le lettere: un indizio, un'illuminazione.
Volevo che il bacio di Bertram si posasse una volta sola, anche
se involontariamente, sulle mie labbra.
Cos' questo? disse lui. Aveva trovato il foglio con gli anagrammi.
Lo avevo lasciato sul tavolo della sala da pranzo. Arme?
Tare? E una specie di test? Qualcosa dal corso di psicologia?
 tutto quello che viene da Bertram dissi. Tutte le parole.
Guarda un po'. Rosie, te l'ho detto, tu per me sei una bambina.
Dopodich cominci a invitare le sue amichette a cena. Qualche
volta andavamo tutt'e tre a un cinema dei paraggi, io sentendomi
astiosa e soffocata, Bertram col braccio intorno alla vita della
sua ragazza del momento. Pi tardi lui e la donna mi accompagnavano
a casa, fino alla porta dell'appartamento di Bertram, dove
mi lasciavano. Ancora una volta ero sola per la notte. Ricordati
di mettere la catena mi rammentava Bertram. Aveva paura delle
effrazioni. Erano i tempi difficili, diceva, non la natura umana,
che incoraggiavano il furto.
Bertram pensava bene della natura umana. Le donne che portava
a casa, no. Erano sempre donne che incontrava alle manifestazioni
o nei cordoni dei picchetti; avevano tutte i capelli corti,
neri o castani che fossero, e una lingua fiammeggiante incline alla
malignit. Quasi tutte portavano spesse calze di filo di Scozia ficcate,
con qualunque tempo, dentro sandali col cinturino. Una faceva
dondolare lunghi orecchini fatti di conchiglie che tintinnavano;
un'altra aveva degli orecchini quasi identici, ma arriv con le
scarpe da lavoro e un paio di calzoni da uomo. Erano diverse da
tutte le altre donne che avevo conosciuto. Erano fanatiche; argomentavano
e teorizzavano e piangevano con entusiasmo. Io non
capivo i loro discorsi, ondate su ondate di Bukharin, Lenin,
Trockij, Budenny, Stalin, Ehrenburg. Discutevano di scaramucce,
kulaki, processi, solidariet, crumiri. Io non riuscivo a distinguere
una frase incomprensibile da un'altra. Non era come parlava
o pensava Bertram. Nel suo modo sognante all'acquerello,
Bertram parlava di abolire la miseria, del leone che dormiva con
l'agnello, delle speranze dell'umanit: era come un dipinto appeso
al muro. Potevi contemplarlo o potevi ignorarlo. Ma queste
fiere donne politiche parlavano di uomini, uomini vivi, che disprezzavano
e avrebbero fatto a pezzi volentieri. Bertram ammirava
i loro entusiasmi e i loro furori, ma io avevo paura di loro:
dei loro capelli corti, della sfrontatezza dei loro abiti, della loro
accesa familiarit con crisi lontane, della loro passione traboccante.
Erano rabbiose e onniscienti. Mi sembrava che fossero loro
a dominare la nostra era.
La donna che portava gli orecchini di conchiglie e vestiva come
un uomo (ogni tanto arrivava in tuta) si chiamava Ninel. Non
era il suo vero nome; era un nome del Partito, in onore di Lenin.
Prova a pronunciarlo alla rovescia mi disse Bertram, sorridendo.
Ninel lo incantava; il gioco del suo nome lo incantava, e io ci
rimasi male: non aveva gradito la mia ricerca di un segnale segreto
nelle lettere del suo nome. Eppure Ninel aveva fatto lo stesso, e
questo gli era piaciuto. Anche le scarpacce da lavoro di Ninel e i
goffi pantaloni di lana pettinata con la cerniera lampo gli piacevano
e lo divertivano.
Ninel disapprovava l'appartamento di Bertram. Anche se vedeva
che avevo gi apparecchiato la tavola in sala da pranzo, dovevamo
comunque tornare a mangiare in cucina. I mobili della
madre di Bertram la nauseavano: quella credenza con gli sportelli
di vetro, diceva, qualunque cifra fosse costata, poteva sfamare un
esercito. Chiese a Bertram come poteva sopportare di viverci insieme.
Con Ninel non si andava mai al cinema. Disprezzava le storie
narrate da ombre. Sosteneva che il cinema era la nuova chiesa,
un diversivo per le masse; era troppo seria; era combattiva. Ogni
volta che veniva Ninel, io mangiavo in fretta e correvo a nascondermi
col mio libro nello studiolo: Emma e il signor Knightley stavano
per sposarsi. Non capisci, Bert? sentivo ringhiare Ninel.
Avevo scelto Bertram perch fosse il mio signor Knightley; e lui
invece veniva strappato alla sua Emma da una donna che in cucina
stava facendo la rivoluzione.  tutto sfruttamento, da ogni
punto di vista.
Salt fuori che stavano parlando di Croft Hall. Hai trovato al
padre della bambina un lavoro in un posto come quello? Cos'avevi
in testa?
Era disoccupato, e conoscevo questo tipo dell'ospedale che
era ammanigliato con quelli l. Mi sembrava la cosa giusta. Suo
padre  un professore di matematica, dove vuoi che andasse?
In questo sistema poteva andare a scavare fossi, ecco. Un governo
decente farebbe qualcosa.
Ninel, era nei guai, e aveva la bambina...
Tenere in piedi un posto come quello!  un contagio. Tutti
quei piccoli snob, la progenie dell'oligarchia. Li preparano a
sfruttare la gente, ecco tutto. Un corpo di cadetti per le banche.
Queste scuole si dovrebbero bruciare e radere al suolo.
A poco a poco, le altre donne che Bertram aveva portato a casa
svanirono. Ormai c'era solo Ninel. Una sera durante la cena le
chiesi qual era il suo vero nome. Lei ficc i pollici negli anelli della
cintura di paglia e si lasci sfuggire un sospiro disgustato. Miriam,
mi disse, ma guardati bene dall'usarlo. Questo era improbabile;
di rado avevamo qualcosa da dirci. Il suo occhio corse
ferocemente al mio libro. Jane Austen, figuriamoci. Ecco quella
che per me  una provocazione. Ti rendi conto, mi chiese, di come
vivevano i domestici in quelle grandi case? Gli orari che dovevano
fare, i magri salari che prendevano? Spiccioli. E da dove venivano
i soldi per mantenere quei palazzi? Da piantagioni nei Caraibi
coltivate da schiavi negri con la schiena rotta! Era come se
dirigesse una riunione.
Il signor Knightley non ha una piantagione dissi.
L'impero britannico, cosa credi che sia? Tutta la baracca  una
piantagione! Tutta la baracca.
Bertram disse pacatamente: Dovresti ascoltare Ninel, Rosie.
In questo ha ragione.
Ninel ce l'aveva con Jane Austen non soltanto a causa dell'impero
britannico: ce l'aveva con tutti i romanzi. I romanzi, come il
cinema, erano una finzione; non descrivevano il mondo com'era
in realt. Stampelle, disse, distrazioni. E intanto i capitalisti e
i cani dell'industria succhiano il sangue dei poveri. Per Ninel, l'unica
invenzione peggiore dei romanzi e del cinema era la religione.
Odiava il proprio nome perch veniva dalla Bibbia. Si scagliava
contro ogni forma di culto. Se vuoi sapere tutto, okay, prendiamo
il cristianesimo, incalz, proviamo con questo. Tu sei un
cristiano osservante del ventesimo secolo e una macchina del tempo
ti trasporta nell'antica Roma. Vai a spasso per le piazze principali
ed  tutto piuttosto imponente. Grandi basiliche di marmo
con le colonne. Enormi statue dappertutto, e gente che affolla i
templi, si genuflette e porta offerte. Un mucchio di preti e di accoliti
in costume, l'intera societ poggia su questa roba spettacolare.
E poi ti chiedi cosa c' dietro, di che si tratta. Vai a sederti con
una coppia di questi antichi romani e quelli cominciano a dirti che
 Giove, il dio che vive su nel cielo e governa il mondo. E tu pensi:
Giove? Giove? Che roba ? Non esiste nessun Giove,  tutta
immaginazione,  una balla. Sai benissimo che questo sacro Giove
al quale tutti sono cos devoti, sul quale tutti fanno tanto affidamento,
che tutti lodano e sul quale la fanno tanto lunga, e sul quale
scrivono epopee e trattati e libri sacri, e al quale sussurrano preghiere...
sai benissimo che il loro Giove  aria, che il loro Giove 
un fantasma, che non esiste nessun Giove, nessun Giove di nessun
genere, che tutta la religione  una frode e un trucco e un'illusione,
per quanti poeti e intellettuali vi aderiscano, per quanti brividi
ed epifanie la gente ne ricavi. Poi torni nel ventesimo secolo, e
quello che hai visto e capito non significa niente, sei cieca come
un pipistrello, credi di avere scoperto gli altarini di Giove ma Ges
 diverso, Ges  reale, Giove era una grande bugia pubblica,
ma Ges  una grande verit trascendente...
Ritto davanti ai fornelli, Bertram stava scaldando l'acqua per il
t. Mand un piccolo trillo di simpatia e vers l'acqua nelle tazze.
Be', ora hai sentito uno dei voli di Ninel. Non si sentono tutti i
giorni questi discorsi, non crescono sugli alberi.
Cominciavo a capire che Bertram intendeva sposare Ninel.
La mattina dopo lui lo neg. Impossibile.
Ma tu vorresti dissi.
Quello che voglio io non conta. Ninel non crede nel matrimonio.
 contraria per principio.
Ninel era con noi una sera ai primi di marzo quando Bertram
apr la porta a un tipo male in arnese con una divisa e un berretto.
Bertram gli diede un quarto di dollaro e l'uomo gli porse una busta
gialla. Era un telegramma del rettore di Croft Hall. Mio padre
aveva violato il regolamento: aveva portato a Saratoga in macchina
un quartetto di ragazzi del terzo anno. Un ragazzo era seduto
davanti con mio padre. Gli altri tre erano sui sedili posteriori.
Quando tornarono indietro, imbruniva. Una fitta pioggia, sospinta
da un forte vento, rabbui rapidamente il cielo e frust la strada.
La macchina attraversava i laghetti in rapida formazione, uno
dei quali nascondeva il pesante ramo di un albero caduto di media
grandezza. Le ruote, girando nell'acqua nera, urtarono il ramo, e
la macchina si rovesci su un fianco. Il parabrezza divent una
fontana di schegge di vetro e due degli sportelli si schiacciarono. I
tre ragazzi sui sedili posteriori si salvarono. Mio padre e il ragazzo
pi vicino a lui persero la vita.
Non furono celebrati funerali. Mio padre era caduto in postuma
disgrazia; i genitori del ragazzo morto gli diedero dell'assassino.
Bertram organizz la sepoltura con un impresario di pompe
funebri di Troy, e senza cerimonie i resti di mio padre furono tolti
di mezzo. Dopo una settimana il postino recapit un pacco proveniente
da Croft Hall: era una scatola con le carte di mio padre. Vi
trovai il certificato di morte di mia madre e una fattura di ospedale
datata 15 febbraio 1921: erano piegati e inseriti tra le pagine di
un lacero libro per bambini. Ecco dunque la prova: mia madre
non era morta di parto. Aveva ceduto al cancro del sangue quando
io avevo tre anni. La rivelazione di Lena, e il mio ricordo della
bambola di pezza e del sof, erano convalidati.
Non serbai quasi nessuna di quelle carte. Erano impersonali e
vagamente ignominiose: vecchi registri, biglietti della lotteria spiegazzati,
matrici di moduli per le scommesse, un mazzo di carte
sconce, due coppie di dadi graffiati. Non c'era un solo oggetto che
facesse pensare alla mia esistenza. Non riconobbi come mio il libro
per bambini, anche se lo conoscevo di fama; era il primo di
una serie popolare. Nella scatola c'era un paio di scarpe quasi
nuove; chiss quando le aveva comprate. Non erano come quelle
che portava di solito. Una scritta interna sul tallone diceva FATTE A
MANO A LONDRA. Immaginai qualcosa di orribile: se le era giocate
a dadi, le aveva vinte a uno dei ragazzi pi grandi, le aveva accettate
al posto dei contanti? Provai un senso di sollievo quando Bertram
le port via e le regal a un inserviente.
Fu un'idea sua che dovessi comporre una frase o due per una
lapide. Con la macchina da scrivere di Bertram scrissi:
JACOB NEHEMIAH MEADOWS
1887-1935
PADRE AFFETTUOSO
AMICO DEI GIOVANI
Parole trite e sentimentali come queste avrebbero dovuto
scandalizzarmi mentre le buttavo gi, e invece rimasi sorda all'ironia
della loro falsit. Mi pareva giusto attribuire una semplice
virt a un uomo i cui piccoli vizi non potevano pi nuocermi.
Pensai alla vita modesta di mio padre, e a Lena e alla torta per il
mio compleanno, e al Tricolore, e alla passione per il gioco di mio
padre. Soprattutto pensai alle sue bugie. Le sue bugie prendevano
la mira, ma erano spuntate; corteggiavano il rischio; erano teatrali,
anche se recitate su una piccola scena per un pubblico ristretto.
Mio padre era stato una specie di rapinatore. Rubava al quotidiano
la prevedibilit, tanto che durante la mia infanzia ogni respiro
era dipeso dall'imprevisto.Vivere con lui non mi aveva mai fatto
sentire al sicuro.
Altri tre mesi e il mio primo anno al college sarebbe finito. Sedevo
in aula chiusa in me stessa, in una nebbia d'indifferenza. O
mi tiravo indietro. Tutte quelle teorie pedagogiche, pensavo, non
erano migliori di un santuario grondante fantasmagorie. Una fede
che mi ripugnava, come il Giove di Ninel. La sua liturgia e i suoi
riti erano odiosi, e qualunque cosa proclamassero vera era falsa...
Ma sapevo che mi annoiavo, tutto qui.
Non mi azzardavo a confidarlo a Bertram. Il mio intimo desiderio
era lasciare il college. Avevo gi visto Bertram pagare la tassa
del terzo trimestre: avevo degli obblighi verso di lui. Ero, in un
certo senso, la sua pupilla, come in quei vecchi romanzi inglesi
che leggevo tutte le sere, Dickens e Trollope e George Eliot, l'uno
dopo l'altro.
Bertram raccolse Middlemarch e lo apr a un'illustrazione di
Dorothea e Casaubon. Casaubon sedeva rattrappito con la sua
candela, circondato da un mucchio di libri coperti di cacche di
mosca. Il collo finemente modellato di Dorothea era piegato all'indietro.
Dorothea respinge Casaubon diceva la didascalia.
Sai una cosa? attacc Bertram. Che ne diresti di passare ai
dormitori per il resto dell'anno scolastico?
I dormitori? Vuoi dire vivere al college?
Certo. Non costa molto di pi, posso pagare. Cos non saresti
pi sola per tanto tempo. Saresti con persone della tua et.
Mio padre diceva che sembravano catacombe.
Oh, di, disse Ninel, da quello che mi ha raccontato Bert,
tuo padre non ci ha mai messo piede. Non li ha neanche visti, quei
dormitori; semplicemente, non voleva pagare le tasse.
Allora compresi che Ninel voleva estromettermi dalla vita di
Bertram.
Questo mi rese sfacciata. Mi rese sgarbata. Hai deciso? chiesi
a Bertram. Del Partito, di iscriverti?
Lui torn al suo sorrisetto; non ci badava. Ma il sorriso era per
Ninel. Be', non puoi frequentare Ninel e non finire per impegnarti.
Ma Ninel non si impegna con te. Non vuole sposarti.
Oh, per la miseria disse Ninel.
 solo una vuota finzione, Rosie. Un pezzo di carta.
Latinorum disse Ninel.
Guarda, disse Bertram, dobbiamo pensare a una nuova sistemazione...
Ci ho gi pensato io lo interruppe Ninel. Bert vende il mobilio
e viene a stare da me. Non ha senso al giorno d'oggi tenere
un posto grande come questo, tutto pieno di mostruosit.
Quella sera risposi all'annuncio del professor Rudolf Mitwisser
sullo Star di Albany.
E quella sera stessa - come ricompensa, immaginai, per la mia
promessa partenza - Bertram venne in camera mia, mise un ginocchio
sul letto e mi baci, per la prima volta, sulla bocca. La
pressione sul mio labbro inferiore era pesante, crudele, voluttuosa.
Mi sentivo come se mi avesse dato un morso.
In questo modo fui espulsa dall'oscura e minuscola sacca radicale di Albany.
...
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...
CAPITOLO 5.
...
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...
Anche dopo due intere settimane, il mio posto in casa Mitwisser
rimaneva amorfo. Non riuscivo a capire quali fossero i miei doveri,
e se provavo a chiedere, la risposta si scioglieva nel caos.
Riempi quelle scatole con i libri di pap ordinava la figlia pi
grande. Il suo nome era Anneliese; parlava un buon inglese - lo
parlava con disinvoltura, familiarmente - anche se con un forte accento.
Tolta la pi piccina, tutti i figli erano stati iscritti, gi da
qualche mese, alle scuole pubbliche di Albany, e in pi (cos aveva
dichiarato la signora Mitwisser il primo giorno) avevano avuto un
precettore. Avevano gi messo insieme una patina del dialetto del
posto. Passarono parecchi giorni prima che io riuscissi a capire
esattamente quanti erano i figli dei Mitwisser. Correvano qua e l
per questa o per quella commissione (tutta la famiglia stava facendo
le valigie per il trasferimento a New York); era come cercare di
calcolare il numero dei pesci che nuotavano in uno stagno. In un
primo tempo ne contai sei, poi quattro: in realt il numero esatto
era cinque. I loro nomi erano tanti cinguettii roteanti intorno a me:
Anneliese, Heinrich, Gerhardt, Wilhelm, Waltraut. Waltraut era la
pi facile da ricordare, una bimba di tre anni con gli occhi tondi e
i capelli ricci che si aggrappava a chiunque si trovasse a passare di
l per caso. La signora Mitwisser (di quando in quando cercavo di
chiamarla Frau Mitwisser) non si vedeva spesso. Si nascondeva in
una camera da letto al piano di sopra e sembrava aver poco a che
fare con la frenetica attivit che ferveva tutt'intorno a lei.
Non riuscivo a distinguere Heinrich da Wilhelm, o Gerhardt
da Heinrich. La cosa era resa pi difficile dal fatto che ogni tanto
si chiamavano tra loro Hank, Bill e Jerry, per poi tornare rapidamente
a Heinz, Willi e Gert. Pap non gradisce che lo facciano
mi istru Anneliese. Pap  un purista. Anneliese aveva sedici
anni e un aspetto regale. Mi venne fatto di pensare che non poteva
essere stata lei a saltare gi dal Kleiderschrank e a far cadere
l'intonaco dal soffitto della stanza al piano di sotto. Era alta, un'eredit
paterna, e come suo padre spandeva intorno a s un alone
di cerimoniosa austerit. Non sembrava affatto una bambina; i
capelli erano raccolti in due trecce ai lati della testa, mostrando
orecchie rosee e pulite. In ogni lobo brillava un puntino luccicante.
Munita di trecce e di orecchini, aveva un'aria autorevole e
straordinariamente forestiera. Si faceva rispettare, e i tre maschi
sembravano temere pi lei che la madre. Obbedivano al professor
Mitwisser e obbedivano ad Anneliese. Ma quando la signora
Mitwisser li chiamava - di solito era per pregarli di badare a
Waltraut - ridevano e scappavano via. Selvaggi americani! tuonava
il professor Mitwisser. Rote Indianer!
Anch'io badavo a obbedire ad Anneliese. Capivo che il mio
destino era nelle sue mani: lei sola, finora, si era preoccupata di riconoscere
il mio status come qualcosa di pi di quello di un'intrusa.
I tre maschi non mi rivolgevano mai la parola, e io non la rivolgevo
a loro. Mi passavano davanti di corsa, portando fagotti nel
vestibolo, dove un mucchio sempre pi alto di oggetti aspettava i
facchini. Ma la mia dipendenza da Anneliese andava oltre un suo
ordine occasionale. Anneliese era l'unica fonte della mia conoscenza,
necessariamente incompleta, degli annali familiari. Da lei
appresi con stupore che la timida signora Mitwisser, con quelle
palpebre cos rosse, e con quelle narici che tremavano come il naso
di un coniglio, era stata una ricercatrice al Kaiser Wilhelm Institut
di Berlino.
L'hanno espulsa, spieg Anneliese, e poi hanno sbattuto
pap fuori dall'universit. Ci hanno aiutato i quaccheri, per questo
siamo qui. La mamma dice che ci hanno salvato. Pap dice,
certe volte, che la mamma si comporta come se non volesse essere
salvata. Ma comunque c' stato un errore.
L'errore era comico. Nel generoso intento di salvare una famiglia
di profughi, il Consiglio del College Amici della Valle dello
Hudson aveva chiesto al rettore di invitare il professor Rudolf
Mitwisser, il noto specialista tedesco di storia della religione, a tenere
svariati seminari sui Carismiti, una setta mistica cristiana del
sedicesimo secolo, una propaggine dei Fratelli del Pneuma della
Baviera nordorientale. Il Consiglio, composto per lo pi da uomini
d'affari, aveva confuso i Carismiti - famosi per l'accento che
mettevano sullo Spirito Interno, simile alla Luce Interiore degli
Amici - con i Caraiti.
Chiesi ad Anneliese chi fossero i Caraiti.
Oh,  la gente di pap. Ma l'errore non ha avuto conseguenze,
il Consiglio ci ha fatto venire qui e ha dato il posto a pap. A
lui dei Carismiti non importava niente. E ci hanno affittato questa
casa. Ecco, guarda, ho mandato Gerhardt a prendere la corda che
ti serviva.
Mi porse un paio di forbici e un gomitolo ruvido e peloso.
Avevo riempito scatole di libri per tutta la giornata, come lei mi
aveva detto di fare. C'erano trentadue scatole piene degli strani e
indecifrabili volumi del professor Mitwisser, e per stipare in ogni
recipiente il maggior numero di libri possibile li avevo disposti in
file e torri, meticolosamente, secondo la forma e la grandezza. La
corda mi graffiava e bruciava il palmo delle mani mentre chiudevo
le scatole e le legavo.
Mezz'ora pi tardi Anneliese mi inform che suo padre non
era contento, e dopo un attimo arriv lui per dirmelo personalmente.
Le sue mani, con i loro pollicioni da operaio, erano nere di
fuliggine. Aveva riordinato delle carte che teneva nel secchio del
carbone, disse; le sue sopracciglia scattarono furiosamente verso
l'alto, come una foresta di pagliuzze fuligginose.
Perch vengo disturbato da quest'assurdit? Anneliese!  cos che una creatura intelligente organizza il sapere? Per quanto
 alto e quanto  basso? 
Protestai. Dovevo fare in modo che i libri stessero nelle scatole.
Devono starci in base all'idea, alla logica. Ach, che cataclisma,
che balordaggine. Lei rivoluziona un'intera biblioteca, Frulein!
E tu, Anneliese, tu hai permesso questo?
Ero disperata: i libri erano in tedesco e in quello che immaginavo
fosse ebraico. C'erano altre lingue che non sapevo riconoscere.
Compresi allora che non sarebbe stato sempre sicuro prendere
ordini da Anneliese; anche lei poteva cadere in errore e in disgrazia.
Anneliese, ringhi Mitwisser, devi aprire le scatole e ricominciare.
Assegna a Frulein Meadows un compito pi semplice,
uno che lei non possa trasformare in una giungla.
Fu cos che Waltraut fu affidata alle mie cure; dovevo fare la
bambinaia, dopo tutto. Era una bimba docile e affettuosa, e presto
si attacc a me. Chiacchierava nel suo tedesco infantile e sembrava
pensare che io la capissi; al tempo stesso mostrava di assorbire
tutto quello che le dicevo. Non mi ispirava molta simpatia,
anche se ero affascinata dall'interazione delle nostre lingue, entrambe
espresse nell'argot pi primitivo. Waltraut aveva le sue
piccole attrattive: il sorriso frequente svelava dentini quadrati socchiusi
lucidi di saliva infantile, e se non accettava uno dei miei ordini
lanciava un  Nein!  squillante da soprano con una sfottente
occhiata di traverso che anticipava il consenso finale. 
Passavo i giorni - i pochi giorni che restavano prima del trasloco - dandole
da mangiare, facendola giocare e mettendola a letto la sera. La
portavo a fare passeggiate nel quartiere, e scoprii nelle vicinanze
un campo giochi, abbandonato da un pezzo, dietro un garage in
 disuso. Le altalene di metallo erano arrugginite e gli scivoli sporchi e inutilizzabili, intasati dal fango, dalle foglie e, inspiegabilmente,
da parecchie paia di calzini da uomo bucati e induriti dal
freddo. Immaginai che quel posto fosse un covo di barboni; c'era
un bidone rovesciato sul fianco, con le tracce annerite di vecchi
fal. Waltraut sgambettava qua e l, frugando tra le erbacce con
un bastone e spingendo le altalene cigolanti per farle muovere,
mentre io sopportavo la noia di osservarla. Era una noia familiare:
era questo l'approccio alla prima infanzia promesso da tutti
quei capitoli su Pestalozzi e Montessori. Waltraut era il futuro che
avevo cercato di schivare: era ci che la facolt di Magistero di Albany
avrebbe potuto fare di me. Era con un senso di sollievo che
la portavo a casa per darle da mangiare e farle il bagno; ma guardavo
con timore allo sgradevole rituale della camera da letto di
sua madre.
Waltraut dormiva in una culla bassa a qualche metro dallo
stretto divano della signora Mitwisser. Presto la culla sarebbe stata
caricata su un furgone, ma il divano (che non era un letto) apparteneva
alla casa, come quasi tutto il mobilio, e sarebbe rimasto
l. Quello che vedevo tutte le sere quando portavo Waltraut, gi
semiaddormentata, nella sua culla, era la signora Mitwisser raggomitolata
sul divano, a forma di mezzaluna, con un vassoio di cibo
mangiucchiato sul pavimento di fianco a lei.
Frau Mitwisser? C' Waltraut che vuole darle la buonanotte.
Lei aspirava un filo d'aria, come se fosse un vapore nocivo, e
alzava una mano in segno di congedo, portandosela come una foglia
arricciata fino a un punto sotto il mento. I suoi occhi guardavano
verso l'interno. Io pensavo che forse guardavano verso il
passato. E mi chiedevo se, portato a termine il trasloco e ultimata
la nostra sistemazione a New York, lei avrebbe ripreso a dormire
nel letto di suo marito.
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CAPITOLO 6.
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La sera avevo un sof tutto per me: lo scassato divano del salotto.
Il tavolino laterale era ormai nudo: la vecchia fotografia
con la cornice d'argento era stata rimossa. Ogni giorno un altro
oggetto casalingo si aggiungeva al grande mucchio nel vestibolo:
gli scenari che a prima vista mi erano parsi eterni - specialmente
la disposizione di quella stanza buia e senza spazio per muoversi
- venivano cancellati a poco a poco. Ma il tavolino vuoto era utile:
sopra vi misi una delle mie due valigie. La seconda, da cui
giornalmente estraevo ci che mi serviva - era una combinazione
tra l'armadio dei vestiti e la mensola del bagno - la tenevo
aperta sul tappeto liso. Tutto quello che avevo era in quelle valigie,
e non era molto. Prima di lasciare Bertram mi ero liberata
delle mie carte scolastiche. Ninel prese i quindici o venti libri di
testo pagati da Bertram e li regal all'Esercito della Salvezza, cosa
che persino Bertram trov iniqua: ma Ninel disse che sarebbero
stati mandati al macero e trasformati in qualcosa di meglio
della robaccia psicologica che erano. (E una volta tanto fui d'accordo
con lei.)
Le mie valigie contenevano solo il pugno di libri che apprezzavo,
perch avevo sempre avuto l'abitudine - in privato la sentivo
come un'estasi - di entrare, come in una cripta misteriosa, in tutte
le biblioteche pubbliche. Mi attiravano i libri gi letti, i romanzi
che le ragazze come me (ma con le mamme ancora vive) avevano
cullato e accarezzato. In cuor mio - nel mio isolamento, suppongo
- mi attaccavo a tutti quei lettori precedenti, e a tutti quelli che
li avrebbero letti dopo di me, come a compagni fantasma e amici
segreti. L'antipatica biblioteca di Thrace era stata reticente e poco
comunicativa, habitat di spiriti glaciali: tra gli scaffali c'erano corridoi
bui, inspiegabilmente freschi, persino freddi, d'estate. La biblioteca
di Troy era molto pi vasta, un edificio di arenaria con
bianche colonne in stile romano, sfacciatamente civico; non c'ero
vissuta abbastanza per conoscerla a fondo. E durante la vita con
Bertram eravamo passati spesso, mentre andavamo al cinema, e
prima del regno di Ninel, davanti alla vecchia e bruna Biblioteca
Carnegie che sorgeva a due isolati dal suo appartamento: ma immaginavo
che ormai lui non abitasse pi l, e cos per me la biblioteca,
come Bertram, non esisteva pi.
La mattina della mia partenza, mentre riempivo le valigie, Bertram
infil silenziosamente in un angolo di una di esse una lunga
busta blu. La mise accanto al lacero libro di fiabe che avevo trovato
nella scatola mandatami da Croft Hall; la fattura dell'ospedale
e il certificato di morte di mia madre erano ancora tra le sue pagine
stracciate.
Questo doveva servire per le tasse dell'anno prossimo,
spieg Bertram, quindi  tuo comunque.
Aprii la busta e ci guardai dentro: mi aveva dato cinquecento
dollari. Era chiaro che Ninel non doveva saperlo.
E questi sono da parte di Ninel. Li ha presi all'Esercito della
Salvezza l'ultima volta che c' andata.  l che si procura i vestiti.
Alz la malinconica torsione del suo mezzo sorriso e mi porse due
libri che sapevano di muffa. Dice che il Dickens lo ha letto, e non
 male, ma non toccherebbe l'altro con una pertica lunga tre metri.
Dice che potrebbe benissimo intitolarsi Vanit e inanit. Gli
piaceva la battuta di Ninel; compresi che credeva che la guerra tra
Ninel e me fosse finita.
Ed era vero. Ero sicura che non li avrei mai pi visti. Ficcai Ragione
e sentimento e Tempi difficili fra le sottovesti e le mutande.
Li avevo gi letti tutt'e due da un pezzo, e sapevo che Ninel doveva
vedere l'uno come un affronto verso di lei e una rampogna verso
di me, e l'altro come una severa approvazione (sotto forma di
zuccherino) del proprio spirito ribelle. La mia piccola scorta si era
quasi raddoppiata. Avevo tenuto il pesante compendio sui dipinti
olandesi del Seicento che avevo vinto per aver scritto il miglior tema
dell'ottava alla scuola elementare di Thrace (Ma sai fare due
pi due? era stato il commento di mio padre per l'occasione); e
anche il piccolo e pallido Manifesto che mi aveva regalato Bertram;
ed ecco le frecciate del congedo di Ninel. Oltre a questi e a
un dizionario, avevo solo l'antiquato libro per bambini che mio
padre aveva stranamente conservato. Che misera dotazione; e poi
di colpo mi inabissai nell'oceano di una biblioteca negativa e sediziosa,
volume su esoterico volume, sconfinato regno di libri non
uno dei quali ero in grado di capire. Le biblioteche di Thrace e di
Troy, il palazzo di arenaria della Carnegie di Albany coperto dalla
patina del tempo, e persino la favolosa biblioteca di Alessandria,
rasa al suolo da un incendio duemila anni prima, non avrebbero
potuto immaginare cosa c'era nelle scatole del professor Rudolf Mitwisser.
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CAPITOLO 7.
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Il giorno del trasloco port una pioggia implacabile. La famiglia
si era alzata presto; la colazione fu scarsa e fredda, perch la cuccuma
era stata gi imballata e il ghiaccio per la ghiacciaia disdetto. Si
sentiva il professor Mitwisser che, di sopra, pregava la signora
Mitwisser di vestirsi per uscire. L'idea era di andare tutti in treno,
mentre il furgone con la roba dei Mitwisser viaggiava per conto suo.
Anneliese era impegnata a gridare ordini ai ragazzi, che correvano
su e gi, dicendo addio alla casa. Ci fu un ultimo salto dal
Kleiderschrank - strilli da Anneliese e Indianer! dal professore - e un'altra
pioggia di scaglie d'intonaco sul divano del salotto, dove io avevo
passato quasi tutta la notte a occhi aperti, richiamando alla mente
ogni incertezza alla quale potessi pensare. Lasciare Albany, dove
almeno c'era stato Bertram, sembrava oscuramente rischioso.
I ragazzi che sfrecciavano qua e l, i quattro facchini nerboruti
che apparivano e sparivano andando e venendo dal furgone, i tonfi
e i colpi sordi degli oggetti pi pesanti, gli strani gridolini di resistenza
belati dalla signora Mitwisser mentre scendeva le scale con
le scarpe in mano (non se le voleva mettere), avevano trasformato
la piccola e mite Waltraut in una creatura esagitata. Dava testate ad
Anneliese come una capra rabbiosa; rincorreva i ragazzi, ululando.
Levacela dai piedi ordin Anneliese.
Ma piove a dirotto. E tutti i suoi giochi sono nel furgone.
Fa' subito qualcosa, o verr pap.
Afferrai Waltraut a met di uno dei suoi balzi, la sollevai per la
vita e la gettai sul mio divano. Ansimava furiosamente, come un
cane dopo un inseguimento. Avevo in tasca mezza tavoletta di
cioccolata; gliela diedi. I suoi occhi neri splendettero di gioia.
Ecco. Ora puoi ridiventare una persona civile.
Nein disse Waltraut.
Se fai la brava ti mostro una cosa. Ma non riuscivo a immaginare cosa.
Nein meccanicamente: era tutta presa dalla cioccolata.
Ho trovato! Ho un vecchio e bellissimo libro di fiabe. Potrebbe
esserci un orso, dentro, e Waltraut non disse nulla, perch
quando io dicevo orso lei sentiva Bar, e questo la interessava
di colpo. La feci sedere sulle mie ginocchia e frugai nella valigia
aperta sul pavimento e ne tolsi il libro che era la mia sola eredit,
sperando che ci fossero delle figure di orsi; ma proprio allora uno
dei ragazzi entr di corsa per accusarmi di qualche mala azione.
Ne hai ancora una, devono portarla via subito! Devono prendere
subito tutti i bagagli, stanno per partire!
Questa viene in treno con me dissi. L'altra l'hanno gi presa.
 troppo grossa per il treno.
 abbastanza leggera. Tu chi sei? Heinrich, no?
Willi.
Bar mi ricord Waltraut.
Willi sgran gli occhi. Che strano che tu abbia proprio quella.
Quella cosa?
Quella storia.
La conosci?
A casa la leggevamo sempre. Quando eravamo piccoli.
Vuoi dire l in Germania? La leggevate in tedesco?
A casa  famosa per i bambini piccoli. Quando siamo venuti
qui era lui il nostro precettore. Lo hanno affittato per noi.
Bar! insistette Waltraut.
Assunto lo corressi, cercando un senso in quello che diceva.
Ci dava lezioni d'inglese, a Gert, a Heinz e a me. Ad Anneliese
solo un po', lei lo sapeva gi.
Chi era a darvi lezioni?
Il ragazzo della storia, solo che non era pi un ragazzo.
Willi! chiam Anneliese. Dove sei? Pap ti vuole. Entr
nel salotto; era molto rossa in faccia. Che fai qui? Devi aiutarci a
cercare le scarpe della mamma, le ha nascoste in qualche posto.
A me disse: Cos'hai fatto a Waltraut? Sta mettendosi del fango
sui capelli. E le mani!.
 cioccolata dissi.
Lieber Gott. Puliscila, per piacere.  arrivato il taxi, se non andiamo subito perderemo il treno.
...
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CAPITOLO 8.
...
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...
La New York dove arrivammo non era la New York che mi
aspettavo. Ero delusa e meravigliata. Conoscevo la citt solo dalle
cartoline e dai film, e nei film (nessuno allora li chiamava cos) le
prime scene di eterei grattacieli e folle in movimento erano sempre
accompagnate dagli acuti sincopati delle trombe e dall'eccitazione
del jazz. Per me, e per il mondo intero, New York era Manhattan
con i suoi canaloni pieni di gente, e cieli altissimi dove non volavano
uccelli. E la signora Mitwisser, in quello stralunato tentativo di
colloquio, non aveva detto che il motivo di questo trasferimento a
New York era il desiderio di suo marito di essere vicino alla grossa
biblioteca? La grossa Biblioteca di New York era nella Quinta
Avenue a Manhattan, fronteggiata da due Leoni di pietra, come
certi palazzi veneziani. Avevo visto delle fotografie.
Il posto dove ci stabilimmo non aveva una grossa biblioteca.
Non aveva nessuna biblioteca; non aveva niente. Paragonato ad
Albany - o a Troy, o persino a Thrace - era un oscuro paesino tra
le erbacce di un angolo remoto dello spopolato Bronx nordorientale.
A rigore di termini, il Bronx era New York, o almeno una sua
parte ufficiale; ma io mi sentivo ingannata. Solo negli ultimi tempi
la metropolitana aveva raggiunto questo gruppo di casette contornate
da una palude e da un ruscello: eppure, malgrado il nome,
quella che c'era non era una metropolitana, ma piuttosto un'assordante
sopraelevata che oscurava ulteriormente le botteghe sottostanti
coperte di caccole di mosca e alla fine sprofondava sottoterra,
nella direzione di Manhattan, solo dopo quelle che sembravano
decine di miglia. La vera New York era lontana. Treni infrequenti
- giocattoli posati su un alto cavalletto - erano il nostro
unico collegamento con la citt promessa. Dov'eravamo, in
realt? Una baia modesta rifluita dallo stretto di Long Island, con
una frangia irregolare di fango e sabbia e scogli ammantati di alghe,
definiva un quartiere circondato dai campi: qualcosa di cui la
citt non si preoccupava, e che non vedeva. Qui c'erano prati incolti
tinti di porpora e d'oro dalle viole e dai soffioni, e le teste
chine, con le loro corna da insetto, dei gigli cinesi selvatici.
La nostra casa - affittata e ammobiliata - era una di una fila di
case analoghe, con questa differenza: le altre avevano un piano solo,
la nostra ne aveva due. Con l'imitazione del compiacimento suburbano
che avrebbe potuto avere un parente povero, qualcuno
aveva aggiunto un secondo piano, che si spingeva assurdamente
verso il cielo come un collo teso. Per tutto il resto la casa era identica
alle poche altre della nostra via: fianchi intonacati, i gradini
dell'ingresso, una porta verde che si apriva su una veranda non
pi grande di un dado (dove nessun sole poteva penetrare), stanze
dove non ci si poteva muovere. Ma le stanze erano molte, grazie
al secondo piano, ed entro un'ora una di esse - la pi grande,
al primo piano, in fondo - fu destinata a studio del professor
Mitwisser, anche se era chiaramente una camera da letto. Contro
il muro c'era un grosso letto. Al secondo piano, i tre ragazzi furono
distribuiti in due stanze; Gerhardt e Wilhelm ne presero una e
Heinrich, il pi grande, fu messo con Waltraut. Anneliese ebbe
una stanza al primo piano, divisa da quella di suo padre da uno
stretto corridoio. E al secondo - non era ancora idonea al letto del
marito - mi tocc di dividere una stanza con la signora Mitwisser.
Avevo ormai compreso che la famiglia Mitwisser celava un segreto:
un segreto che, secondo me, era proprio la signora Mitwisser.
Era sprofondata in uno stato sempre pi strano, qualcosa di
pi profondo della letargia, e di pi sconcertante. Non voleva essere
toccata da nessuno: respingeva Waltraut come se potesse
contaminarla. Waltraut si era abituata a queste ripulse, e si tirava
indietro al primo rumore dei passi della madre. Di notte, sola con
la signora Mitwisser, la sentivo gemere; mormorava e sibilava
nella sua lingua, il gorgogliare soffocato di un fiume chiuso tra
gli argini.
Ha dormito, la mamma, stanotte? chiedeva Anneliese. Pap
vuole saperlo.
Personalmente, il professor Mitwisser non mi faceva mai questa
domanda, n questa n alcun'altra. Sembrava che si fosse dimenticato
di me, o che si fosse perduto nell'insistito clangore che
ora ci attorniava: il martellare, il segare, le rozze grida degli
operai. Un trio di carpentieri stava fabbricando delle librerie: le tavole
spoglie coprivano tutti i muri dello studio del professor Mitwisser,
e avevano cominciato a foderare il corridoio.
In tutto questo fracasso, la signora Mitwisser giaceva sul letto
in camicia da notte. A volte toglieva un mazzo di carte da sotto il
cuscino e le mescolava pigramente; oppure le disponeva sul letto
in file curiosamente irregolari.
Un pomeriggio la sentii cantare:
Rslein, Rslein, Rslein rot,
Rslein aufder Heide...
Si interruppe e mi chiam al suo fianco.
Rslein, disse,  il tuo nome, no?
Risposi che era qualcosa di simile, anche se in realt non avevo
notato nessuna somiglianza.
Mio marito mi ha detto che in questo posto abbiamo un giardino.
C' un cortiletto posteriore. Dietro la casa c'erano solo erbacce,
e un albero non identificabile.
Andiamoci, allora.
Ma non voleva togliersi la camicia da notte, n mettersi le scarpe,
e Anneliese non le permise di passare davanti agli operai cos
com'era; allora torn a letto, immusonita.
La mamma sta molto male adesso, ma a casa era peggio.
Quando l'hanno cacciata dall'istituto  stata malissimo.
Era stato ancora pi grave, raccont Anneliese, quando avevano
dovuto lasciare Berlino, praticamente avevano dovuto scappare
via, era un miracolo che avessero potuto spedire i libri del professor
Mitwisser, prima a Stoccolma, dov'erano rimasti per un mese
da un prozio, e poi, quando i quaccheri erano intervenuti per
salvarli, ad Albany. Ad Albany la madre era molto migliorata, e
Waltraut era felice, e i ragazzi si comportavano bene e avevano ricevuto
nuovi buffi nomi americani dal loro precettore, e per qualche
tempo era andato tutto bene; ma quando era stato deciso il
trasferimento a New York, a poco a poco era peggiorata. E ora
stava molto male. Ecco com'erano le cose con la madre, aveva una
malattia, una malattia segreta: Pap non ci permette di parlarne
con nessuno, solo tra noi, e con l'infermiera che avevamo dopo
che l'hanno cacciata dall'istituto, e poi  arrivata la legge che nessun
tedesco poteva vivere con noi, cos l'infermiera ha dovuto andarsene.
E altrettanto ha fatto la bambinaia di Waltraut, anche se
era francese.
Ma non siete andati a New York le feci notare.
C'erano quasi andati. Uno spazioso appartamento, preparato e
attrezzato, con un vero studio per il padre (non avrebbero dovuto
sopportare lo strepito di tutti questi carpentieri!), una comoda
passeggiata fino alla sala di lettura della grande Biblioteca di
Manhattan. Ma all'ultimo momento il padre aveva deciso che non
sarebbe andato bene, non con la moglie cos ammalata: ci di cui
la donna aveva bisogno era aria pura, passeggiate, verde. Sole e
brezze. Un quartiere tranquillo, una zona depressa, un tocco di
salubre panorama, n folle cittadine n rumori di citt: sarebbe
stata una specie di stazione termale. E nella sala di lettura il professor
Mitwisser poteva andarci con la metropolitana.
Tutto questo mi fece pensare ai soldi. Non avevo ancora ricevuto
il mio salario; non sapevo quale sarebbe stato il mio salario.
Quell'appartamento in citt, dissi, quello sarebbe stato
molto pi caro che abitare qui, no?
Anneliese parve offendersi; torn a stare sulle sue. Il suo occhio
freddo mi disse che avevo trasgredito. Ma la mia educazione
in queste cose veniva da Ninel. Ricordando il malinconico avvertimento
della signora Mitwisser quanto a vitto e alloggio, soggiunsi:
Credevo che poteste a malapena permettervi una come me.
Fronte e orecchie le si tinsero di rosso. A casa avevamo tante
cose. A casa stavamo benissimo.
Mi dava fastidio che i figli di Mitwisser parlassero di casa. Erano
senza casa come me. Ma sotto sotto io mi sentivo ricca: la scottante
realt della busta blu di Bertram mi scaldava. L'avevo messa
via, avvolta in un golfino, nell'ultimo cassetto del com di fianco
al mio letto.
Qui non abbiamo niente. I libri di pap li abbiamo spediti a
Stoccolma appena in tempo, grazie allo zio Sigmund. Perci adesso
non abbiamo niente, se nessuno ci aiuta.
I quaccheri...
Pap ha lasciato il posto.  finita.
E finita era la nostra discussione; questo Anneliese lo mise bene
in chiaro. La sua bocca si chiuse formando una riga sottile, come
un oscilloscopio spento. I progetti finanziari dei Mitwisser
erano un argomento che mi era precluso: loro si occupavano delle
grandi cose - Manhattan garantita, Manhattan lasciata, questa
strana casa in questo strano quartiere - ma non delle piccole; non
pensavano di pagarmi.
Va' a vedere come sta la mamma, per piacere. Se si mette le
scarpe pu badare a Willi.  fuori nel cortile con Waltraut, a
piantare dei semi.
Mi venne fatto di pensare che la famiglia Mitwisser era un feudo
inespugnabile, con sentinelle ai confini. Nessuno poteva entrare.
Ma come vivevano? Il professor Mitwisser se ne andava ogni
mattina. Bench fosse giugno inoltrato, indossava il suo pesante
completo nero, la cravatta a righe rosse e nere e il cappello di feltro
nero. Saliva le alte scale fino ai binari; lo stridio del treno lo
portava via verso la sala di lettura dell'inimmaginabile citt.
Anneliese governava la casa in un modo molto simile a quello che avevo
usato io a Thrace durante l'infanzia; la differenza era che mio
padre mi dava dei soldi che toglieva dal portafoglio. Tra i Mitwisser,
il denaro era invisibile.
I ragazzi avevano scoperto un tratto di spiaggia sassosa e ogni
pomeriggio sparivano per ore. Tornavano indietro imbiancati dal
sale, coperti di fili d'alghe, odorosi di bassa marea. A volte portavano
Waltraut con loro in queste escursioni, e allora, mentre Anneliese
mormorava al capezzale della madre, la casa sembrava deserta,
desolata. La porta della stanza dove la signora Mitwisser
passava le giornate, e dove di notte dormivo io, veniva chiusa per
impedirmi di entrare; ma riuscivo a sentire frammenti di questi
scambi, in parte in tedesco, e abbastanza spesso nell'inglese squillante,
ostinato e irascibile di Anneliese.
...adesso non vanno a scuola, siamo in estate...
Wo sind sie dann?
...andati al mare. Non  lontano, c' solo un po' di strada.
Vieni a dare un'occhiata.
...mde. Ich bin zu mude...
...prova, puoi farlo, pap vuole che tu lo faccia.
Vielleicht morgen, ja? Wo ist der Vater?
Lo sai esasperata. In citt. In biblioteca.
...so heiss, ich bin so mude, ich muss ruhen e finiva cos, con
Anneliese che usciva dalla stanza con le orecchie arrossate, la bocca
indurita e rabbiosa e le trecce disfatte, come se qualcuno gliele
avesse sciolte con le unghie.
Va' dentro e falla uscire mi ordin.
Se non ci riesci tu, come vuoi che faccia? ribattei. Era la prima
volta che avessi mai osato contraddire Anneliese.
Ma una mattina riuscii a persuadere la signora Mitwisser a
mettersi le scarpe. In casa non c'era nessun altro: i ragazzi e
Waltraut alla spiaggia, il padre in citt, Anneliese a fare la spesa.
Dal letto la signora Mitwisser riprese il suo triste ritornello:
Rslein, Rslein, Rslein rot....
Dissi:  una ninnananna?.
Non rispose; il canto prosegu. Rslein auf der Heide...
Non la canta mai a Waltraut? anche se sapevo che negli ultimi
tempi Waltraut non voleva avvicinarsi a lei.
Divent tutt'a un tratto ferocemente vigile. Natrlich, la bambina
non deve far rumore. Quando andiamo con l'autista nell'auto.
Giriamo e giriamo per le strade. Gert e Heinz e Willi, mio marito
gli d le Spielkarten... Mi scocc un'occhiata maliziosa e mise
una mano sotto il cuscino. Ne usc il mazzo di carte. Hai voglia
un po' di giocare?
Non potevo soffrire le carte; mi facevano pensare alla passione
di mio padre per il gioco.
Non so come si fa dissi.
Ti insegno io. Un miracolo: la signora Mitwisser che usciva
dal proprio isolamento.
Approfittai dell'occasione. Ci vorrebbe un tavolino. Ce n'
uno nel cortile dietro la casa: ce l'ha messo Anneliese per Waltraut.
Per disegnare con i pastelli.
La signora Mitwisser rimase indifferente davanti a Waltraut e
ai suoi pastelli.
Le scarpe la esortai.
No, no. Niente scarpe!
Frau Mitwisser, per piacere. Non pu camminare a piedi
nudi.
Se mi metto le scarpe, diventano no buono. Diventano buchi,
no? E io non ho pi scarpe, solo queste.
Quando si saranno consumate, potr comprarsene un altro
paio.
Ma ora la situazione si era fatta pericolosa: il furore assal le
sue narici, che si dilatarono come quelle di una giumenta. Non
abbiamo soldi, i soldi non sono soldi nostri, li accettiamo come
dei pezzenti! Io non voglio essere una pezzente, non voglio chiedere
la carit.
Mi colp che a parlare di soldi fosse soltanto la pazza della famiglia.
Buttate gi dalla sponda del letto, le sue gambe bianche tremavano;
era sollevata, esausta; i suoi occhi erano gli occhi torvi di
una persona sana di mente. Lasci che le spingessi i piedi, gonfiati
dal disuso, nelle scarpe. Quando Anneliese torn indietro, la signora
Mitwisser, seduta sotto l'albero nel cortiletto posteriore, mi
stava insegnando le regole del solitario. Ad Anneliese disse: Che
peccato che la Frulein non possa quando lo sente riconoscere
Goethe.
Quella sera feci qualche domanda sulla macchina con autista.
L'ha noleggiata pap. Aveva i vetri affumicati, nessuno poteva
guardare nell'interno. Solo le persone importanti giravano su una
macchina come quella, grossa e nera, e l'autista aveva un berretto
nero con la visiera lucida, come un poliziotto. E cos per una settimana
furono - precariamente - al sicuro. In tutta Berlino, disse
Anneliese, c'erano razzie improvvisate; le persone venivano arrestate
mentre uscivano dai loro appartamenti, o da quelli di parenti
o amici, ovunque cercassero di nascondersi. Potevano pizzicarti
a qualunque ora, non sapevi mai quando o dove, e mancavano ancora
sette giorni alla partenza della nave per la Svezia, avevano
tutti i documenti pronti, ma intanto dove potevano andare? Non
a casa, non in un posto qualsiasi. Pap diede a quell'uomo, si
chiamava Fritz, era il padrone della limousine, pap gli diede la
chiave del nostro appartamento e gli disse che poteva portare via
tutto quello che voleva, qualunque cosa, se per qualche giorno ci
avesse accompagnato in giro per la citt. Allora Waltraut era piccolissima,
piangeva sempre, e la mamma doveva cantare per lei, e
i ragazzi giocavano a carte, e un giorno dopo l'altro noi andavamo
su e gi per le strade, e nessuno ci fermava perch la macchina
sembrava cos importante e ufficiale e scura. Fritz ci portava della
roba da mangiare in macchina, e quando dovevamo andare al gabinetto
tiravamo su la testa ed entravamo in un albergo di lusso.
Farlo ci innervosiva, anche se portavamo apposta i nostri vestiti
migliori, e Fritz si arrabbiava quando i pannolini di Waltraut puzzavano,
perci avevamo paura di lui.
Anneliese apr a ventaglio le dita pulite e guard negli spazi
vuoti tra un dito e l'altro. Non si fidava della chiave di pap. Un
giorno ha parcheggiato proprio davanti alla nostra casa e ci ha
chiusi tutti in macchina ed  andato su con l'ascensore per essere
sicuro che fosse proprio la chiave del nostro appartamento. E
quando  tornato indietro ci ha detto che nell'appartamento attiguo
aveva udito delle urla terribili, e quando aveva guardato dentro
aveva visto degli uomini picchiare una vecchia e trascinarla sul
pavimento. La mamma disse Frau Blumenthal! e pap ci ordin
di tacere, e poi Fritz disse: Nel vostro appartamento ci sono dei
quadri sulle pareti, che diritto avete di vivere cos?.
Pieg le dita della mano destra formando un pugno.
Cos abbiamo continuato a girare in macchina per Berlino, fino
all'ultimo giorno prima che la nave per la Svezia arrivasse ad
Amburgo: ci vollero sei ore, per questo, per arrivare ad Amburgo,
e a met strada, quando erano tutti paesini e villaggi di campagna,
Fritz ferm la macchina e disse che non ci avrebbe portato pi
lontano se la mamma non gli avesse dato la fede, e ci fece rovesciare
le tasche, ai ragazzi e a me, per vedere se nascondevamo
qualcosa, e strapp via il pannolino a Waltraut. La mamma aveva
nella borsa il ritratto di sua madre, una vecchia foto in una cornice
d'argento, e Fritz la prese, ma la mamma ment e disse che la
cornice era solo placcata, cos lui la butt per terra. Ad Amburgo,
sulla banchina, chiese altri marchi a pap, e poi finalmente ci disse
di scendere, e la cosa fin l. Se nel nostro appartamento era rimasto
qualcosa quando lui ci torn con la chiave di pap non lo
abbiamo mai saputo. Waltraut vorr un po' d'acqua, no?, prima
di addormentarsi, dunque adesso pensaci tu, per piacere. Io vado
su nello studio di pap a dirgli che la mamma oggi stava davvero
molto meglio.
E dopo queste confidenze Anneliese non mi svel mai pi nulla
delle tribolazioni della sua famiglia.
...
.
...
CAPITOLO 9.
...
.
...
Qualcuno ritiene che il Bear Boy sia il ragazzo pi famoso del
mondo: famoso com'era famoso, in quei primi anni dei cartoni
animati, Topolino o, per scegliere un esempio pi elevato, la metafisica
Alice. Questi paragoni non sono esagerati. Io credo che
oggi esistano copie del Bear Boy in ogni manifestazione immaginabile:
bambole imbottite di paglia, naturalmente, e giocattoli che
si muovono da soli, e canzonette e cartoni animati, e tutto il resto
dei detriti destinati a richiamare l'attenzione del bambino moderno.
Il Bear Boy non era un bambino moderno. Non aveva l'aspetto
di un bambino moderno; non parlava come un bambino moderno.
Parlava, in realt, soprattutto in versi, a volte in rima, a volte
scanditi secondo un ritmo ingegnoso tutto suo. Si chiamava
Bear Boy non perch vivesse tra gli orsi, come Mowgli viveva tra i
lupi, e non perch fosse bizzarramente accompagnato da un ma-
lanciato orsacchiotto di peluche, come Christopher Robin, il bambino amico di Winnie the Pooh.
Il Bear Boy poteva somigliare a un orsacchiotto, come gli somigliano
tanti bambini all'antica: le sue orecchie erano tonde e gli occhi
erano due bottoni neri con artistici cunei di luce negli angoli, e la
sua frangetta deliberatamente troppo lunga faceva pensare al velluto
gonfio dopo che qualcuno lo ha furiosamente strofinato.
Questa, in ogni modo, era l'idea che il suo autore aveva di lui;
e il suo autore era anche il suo illustratore. Il nome del suo autore
era James Philip A'Bair: da cui deriva il 'Bair Boy, trasformato a
furor di popolo nel Bear Boy e finalmente accettato, nella sua
nuova versione, dallo stesso autore. Quell'apostrofo mi interessava;
mi interessava tutto ci che il Bear Boy potesse rivelare. Era lui
che giaceva tra gli eterogenei effetti personali di mio padre nella
scatola spedita da Croft Hall. Era lui che mi aveva consegnato il
certificato di morte di mia madre, e la notizia e la natura della sua
ultima malattia. Due o tre giorni dopo l'arrivo della roba di mio
padre - e subito dopo che Bertram si era liberato di quelle scarpe
confezionate a Londra - mi precipitai in fondo alla strada, fino alla
bruna facciata della Biblioteca Carnegie, per apprendere quello
che potevo sul Bear Boy.
Vero  che io ero gi edotta di molte delle caratteristiche del
Bear Boy: chi non lo conosceva? Ignorarlo sarebbe stato inverosimile
come non avere mai sentito parlare di Peter Coniglio, e il
Bear Boy e Peter Coniglio avevano - come dire? - la stessa tifoseria.
I bambini andavano in estasi davanti al Bear Boy: tutti, sembrava,
tranne me. Mio padre non me lo aveva mai letto ad alta voce;
non riuscivo a immaginare una tradizione simile, un padre che
legge qualcosa a un figlio. Quando finalmente arrivai ai libri da
sola - e ci arrivai con un insaziabile appetito - ero gi troppo
grande per il Bear Boy. Avevo perduto l'occasione, lo avevo scavalcato.
Il Bear Boy apparteneva ai pi piccini.
L'apostrofo, scoprii, era un'elisione: un tempo il nome era stato
apBair, e prima forse apBlair, una qualche corruzione dalle sue
origini gallesi: un nome di campagna dalla strana evoluzione sul
genere, ad esempio, di Pritchard, condensato da apRichard. James
Philip A'Bair, stando alla mia fonte (un grosso e polveroso
compendio di autori), era nato vicino a Cardiff nel 1843, era emigrato
a Boston a diciannove anni e si era sposato, tardi, con Margaret
Dilworth, di Gloucester, Massachusetts, nel 1887; il loro figlio
unico, James Philip junior, era nato nel 1895. Come sembravano
lontane queste date! L'autore del Bear Boy era morto da un
pezzo; aveva scritto tre commedie, qualche verso trascurabile orlato
da un fregio di fiori e uccellini schizzati con l'inchiostro del
poeta e un paio di romanzi non molto ragguardevoli, sempre sostenuto
in questi sforzi per lo pi infruttiferi da Margaret A'Bair,
che disegnava cappelli da donna e alla fine mise in piedi una modisteria.
Fu uno di questi cappelli, in un periodo in cui le donne sfoggiavano
cappelli a larghe tese adorni di nastri e di piume, che gener
il Bear Boy. Jimmy A'Bair, allora a due anni e mezzo d'et,
tolse il cappello confezionato da sua madre dalla testa col volto
inespressivo del manichino sulla quale veniva messo in vendita e
vi si install. Vi si install letteralmente, come un eremita che ha
trovato una grotta di suo gusto. Il cappello era sicuramente molto
largo, e molto profondo, e molto verde, e lui riusc ad acciambellare
tutto il corpo nella sua cavit, sovrastata, come dalle fronde in
una foresta, da ondeggianti piume verdi. Dormiva dentro il cappello
e mangiava dentro il cappello; alzava la manina per giocare
con i fiocchi penzolanti, ma non voleva uscire. Se univa le due
estremit dell'ampia tesa che lo circondava, chiudeva efficacemente
la porta su ogni veduta del mondo esterno. In un primo
momento Margaret A'Bair ne fu divertita, e dopo qualche giorno
cominci vagamente a preoccuparsi; ma James Philip A'Bair, che
aveva gi passato i cinquant'anni e non aveva una grande passione
per i bambini, si entusiasm. Prese gli acquerelli che aveva trascurato
e dipinse il ragazzino che voleva vivere in un cappello; una
storia strana e semplice, fatta di sillabe strane e semplici, gli
sgorg dal cuore, non sapeva come, ma gi mentre queste parole
gli uscivano dalla penna lui sentiva che erano incantevoli e senza
precedenti, come i fiori di stoffa ritorta di sua moglie, le cui forme
seducenti non esistevano in natura. Da allora in poi, avidamente
vigile, tenne d'occhio il bambino, anche se da una certa distanza;
non lo vedeva con particolare acume e comprensione, ma Jimmy
nondimeno gli forniva tutte le bizzarrie e tutte le meravigliose
stranezze che l'autore del Bear Boy poteva desiderare. Si era quasi
convinto che il bambino fosse il suo cosciente collaboratore.
Il ragazzo che viveva in un cappello fu la prima della famosa serie
(e comprendeva un orso vero e proprio al quale veniva servita
una gazzosa durante una visita al ragazzo nel cappello). Questa fu
seguita da Il ragazzo il cui pollice era un burattino e Sei per due fanno
tredici mezzenotti, l'acclamato volume di filastrocche illustrate
in cui il Bear Boy conta tutti gli spazi blu tra le galassie. I libri del
Bear Boy si susseguivano l'uno dopo l'altro: ce ne furono quindici,
tradotti in tutte le lingue europee. La ricchezza aument rapidamente.
Margaret A'Bair lasci il negozio di modista per dedicare
tutto il suo talento alla confezione delle eleganti camicette che
suo figlio avrebbe indossato e suo marito dipinto. Quando Jimmy
comp sei anni, aveva il mento minuscolo e le orecchie tonde e i
capelli che sembravano di pelliccia e il colletto smerlato pi riconoscibili
di ogni ragazzo sulla terra. Il suo viso e le sue gambotte
robuste - soprattutto le ginocchia rosee - erano entrati nella leggenda;
il Bear Boy era ormai indistinguibile dal folklore. E l'autore
era stato eclissato dal ragazzo.
Tutto questo veniva raccontato in un'opera di consultazione
nella Biblioteca Carnegie a due isolati dall'appartamento di Bertram:
l'appartamento al quale presto lui avrebbe rinunciato per
amore di Ninel. Io mi sentivo particolarmente attratta dalle date
lontanissime di quel matrimonio e di quella nascita. La storia del
cappello trasformato in grotta aveva svelato il vero destino di mia
madre. Il Bear Boy non poteva essere stato uno dei tesori della sua
infanzia, prezioso per lei e dunque prezioso anche per mio padre?
Cinico in tutto il resto, lui non era mai stato cinico con la sua Jenny.
Le date non coincidono mi fece notare Bertram. Tua madre,
doveva avere dieci o dodici anni quando la serie cominci. A quell'et
non doveva pi interessarle tutta questa gelatina di frutta.
Il Bear Boy aveva l'abitudine di chiamare tutti, uomini o animali
- persino il proprio pollice - Jellydrop, gelatina di frutta. Era
una formula magica.
Se non riguardava Jenny, dissi io, mio padre non avrebbe
conservato una cosa come quella. Un libro illustrato! Non ha
senso. E guarda da quanto tempo lo aveva: la copertina si sta
staccando.
Magari tua madre lo compr pensando a te. E stava troppo
male, cos fu messo via.
Ero scettica: mio padre avrebbe conservato una cosa destinata
a me? I suoi sentimenti non andavano oltre il lutto prolungato per
sua moglie.
O potrebbe anche darsi, disse Bertram (avvertivo la sua impazienza),
che tuo padre il Bear Boy lo tenesse per s. Perch...
be', forse perch semplicemente gli piaceva quella roba. Per certe
persone  cos. Senti, piccola, sono in ritardo. Mettilo via e non
roderti a furia di pensarci, non ti pare?
Era gentile, ma agitato. Ninel lo aspettava a un certo angolo di
strada con un cartello attaccato a una lunga pertica; guidava l'ennesima
marcia a favore dei diseredati. Ma le sue parole - capivo
che erano frettolose, superficiali, buttate l - accesero una luce davanti
a me. Comunque mio padre fosse entrato in possesso del
Bear Boy, era possibilissimo che avesse, personalmente, amato l'idea
di un bambino che viveva in un cappello. E perch no? Mia
madre era morta; essendo un uomo, doveva pur amare qualcuno.
Poich non sarei stata io, perch non il fittizio Bear Boy? Non potevo
scoprire - come avrei mai potuto accertarlo? - in che modo
una fiaba per bambini era andata a finire tra le poche cose di mio
padre. Era sempre stato un uomo dalla fervida immaginazione, un
uomo capriccioso, e il suo attaccamento a un chimerico bambino
era una spiegazione che io, nonostante tutta la diffidenza che nutrivo
per lui, ero pronta ad accettare.
La sera dai Mitwisser, quando l'odore salmastro della baia arrivava
debolmente fino a me sulle ali del vento estivo, e quando ero
sicura che la signora Mitwisser era voltata contro il muro o dormiva,
ogni tanto toglievo il Bear Boy, sporco e stracciato com'era, dall'ultimo
cassetto del com - lo avevo messo l, sopra la busta blu
di Bertram con i soldi - per vederlo strisciare dentro quel gigantesco
cappello piumato. In quei momenti nei quali la mia mente vagava
senza meta mi sforzavo di credere che mio padre, sconfitto
dai suoi inganni, avesse anche lui desiderato nascondersi per sfuggire
alle proprie complessit. E poi tiravo fuori la busta blu di Bertram, ci guardavo dentro e contavo la mia fortuna.
...
.
...
CAPITOLO 10.
...
.
...
Di giorno in giorno la signora Mitwisser migliorava. La mattina
aveva cominciato a uscire con Anneliese, prima andando fino
all'angolo, poi girando nelle strade vicine, osservando (stava diventando
pi attenta) le casette del quartiere, ognuna con le sue
piccole siepi squadrate per delimitare un giardinetto anteriore in
miniatura dominato da un arbusto sempreverde ben potato o da
una pianta di lill che cercavano di evadere dai confini loro imposti.
Era diventata quasi docile quando doveva mettersi le scarpe, e
si lamentava solamente di non averne altre. Tolti questi ricorrenti
brontolii, sembrava abbastanza ben disposta. Ogni tanto io prendevo
Waltraut per mano e mi univo a queste modeste passeggiate;
ma gli occhi di nuovo attenti della signora Mitwisser, frugando
dappertutto, continuavano a evitare il viso della figlia. Si fermava
invece a esaminare un gambo verde sbucato da una crepa nell'asfalto,
o una violacea pianta di trifoglio cresciuta lungo il cordolo;
o altrimenti notava il pungente luccichio della mica nel marciapiede,
o le stelle disegnate dalla paglia rimasta intrappolata in una
pozza di catrame rammollito dal sole. Il suo sguardo era quello di
un microscopio, che ingrandiva instancabilmente tutto ci che cadeva
sotto il suo oculare, e io pensavo che quelli che vedevo erano
forse i comportamenti - per quanto ridotti - della scienziata che
era stata. La profuga laureata in fisica che un tempo lavorava al
Kaiser Wilhelm Institut di Berlino si sedette improvvisamente per
terra, raccatt una coccinella e se la fece camminare amabilmente
su un dito. Ma quando Waltraut si avvicin, incerta e diffidente,
attirata dal minuscolo dorso picchiettato dell'insetto, la signora
Mitwisser la fece immediatamente volar via.
Le passeggiate si allungarono. Se la giornata non era troppo
afosa, si poteva convincere la signora Mitwisser ad arrivare fino ai
margini esterni della baia, abitata solamente dai suoi ragazzi vagabondi.
Erano quasi sempre coperti di sangue, con i piedi e gli stinchi
tagliati da conchiglie e sassolini aguzzi. Una pioggia di farfalle,
ondate su ondate di gale bianche turbinanti, schizzava intorno alle
loro teste come una fontana capovolta; loro sfrecciavano tra le
nubi ondeggianti, strillando quando erbe spinose gli graffiavano
le gambe nude: erano i capitani di questo anello semiselvaggio di
palude abbandonata. La signora Mitwisser non si mosse per andare
nella loro direzione. Rimase l a guardare verso l'acqua come se
(ma forse questa  solo la mia immaginazione) l'Europa, e non
una lontana estrusione del Bronx abitato dagli uomini, oscurasse
l'altra sponda; poi si chin per studiare una penna d'oca. Anneliese
cerc di prenderla a braccetto; sua madre la respinse. Era enormemente
- eccessivamente - concentrata. Si concentrava su un
oggetto come se riuscisse a scorgerne la struttura molecolare, o
come se dentro ci fosse una creatura, un adescatore, un dio o un
elfo in agguato, che la chiamava. Si era messa le scarpe e aveva ripreso
coscienza del mondo naturale: la botanica, l'ornitologia -
quella penna d'oca - catturavano la sua attenzione. I suoi figli no.
Furono giorni quasi bucolici. Il professor Mitwisser partiva la
mattina, vestito come un ambasciatore in procinto di parlare a
un'assemblea di colleghi diplomatici. Cinque minuti dopo che la
porta verde si era chiusa alle sue spalle, veniva spalancata con una
forza che ne metteva a dura prova i cardini, e i ragazzi uscivano di
corsa: tre dervisci con i sacchetti del pranzo diretti verso le stiance
e le distese marine deserte. Poi Anneliese e la signora Mitwisser
si avventuravano nelle loro erratiche escursioni, e io di solito le seguivo
con Waltraut, che quando cominciava a stancarsi di camminare
mi saliva sulle spalle per farsi portare a cavalluccio. Nelle
strade c'era un silenzio estivo; ogni pochi metri la signora Mitwisser
fermava la nostra piccola sfilata per esaminare le foglie di un
ramoscello caduto, o uno scarabeo che nuotava nell'acqua piovana
di una cunetta. Il pomeriggio, mentre la signora Mitwisser si
appisolava sul letto, e Waltraut dormiva nella culla, Anneliese
spariva in qualche altra parte della casa, evitandomi. Capivo che
non voleva pi essere la storica della famiglia: ero stata troppo insistente.
O forse temeva che tornassi a chiedere dei soldi. Nel silenzio
immoto di quelle ore passate nell'ombra ero completamente
inattiva, e completamente sola.
Questo tran tran - proprio un tran tran aveva cominciato a
sembrare, immutabile come se in queste identiche attivit fossero
passati degli anni - fu sconvolto all'improvviso. Tre settimane dopo
il nostro arrivo Anneliese annunci che suo padre mi aspettava
nello studio. Lascia stare, mi disse (stavo aiutando la signora
Mitwisser a mettersi la camicia da notte; si era fermata a guardare
i fili incrociati di un bottone), va'. Pap ti vuole subito.
Erano le dieci di sera. Non ero mai entrata nello studio del
professor Mitwisser, nemmeno di giorno. Solo Anneliese aveva il
permesso di andare e venire, e per il pi domestico dei compiti:
doveva cambiare le lenzuola e vuotare i cestini. Quella stanza era
sacrosanta. I suoi stessi muri, con decine e decine di volumi esoterici
schierati negli scaffali della nuova libreria, proclamavano la loro
intoccabilit. Ero stata invitata a entrare in un santuario. Proprio
al centro - forse perch cos i libri erano liberi e accessibili -
c'era una piccola scrivania di legno, sulla quale troneggiava un'antiquata
macchina da scrivere. Non sapevo che in casa ci fosse una
macchina cos; non l'avevo mai sentita usare, e sembrava sfidare
tutto ci che l'attorniava.
Il professor Mitwisser pos la rozza manona sui tasti. Lei mi
assister qui, disse, immediatamente. Non mi chiese se sapevo
scrivere a macchina. Lo diede semplicemente per scontato, il che
era abbastanza logico in quegli anni, quando la maggior parte delle
ragazze senza una laurea (e molte laureate) andavano a lavorare
negli uffici come dattilografe. Questo, anzi, era stato il consiglio
di Ninel quando mi aveva espulso dalla vita di Bertram; lei stessa era
una segretaria dell'AFL, e confess di ammirare come scrivevo a
macchina; c'era ben poco d'altro che ammirasse. Ninel conosceva
lo strepito celere e feroce della vecchia Remington di Bertram,
sulla quale certe volte io copiavo un paragrafo dal romanzo che in
quel momento mi assorbiva, un po' per la gioia di vedere le parole
volar via dalle mie dita come se a inventarle fossi io, e un po' (o
soprattutto) per soffocare la voce di Ninel, con i suoi continui sussurri
all'orecchio di Bertram. In altri momenti - e allora i tasti facevano
schioccare le loro piccole fruste con una riluttanza molto
maggiore, con lunghi intervalli di silenzio - scrivevo una lettera a
mio padre a Croft Hall: lettere alle quali lui non rispondeva mai.
Prego duplicare ci che ho scritto ordin Mitwisser.
Mi sedetti alla macchina e presi un foglio dalle sue mani. Vidi
con sollievo che la lingua era l'inglese: una ben decifrabile calligrafia
forestiera. Ma quando abbassai i tasti apparvero soltanto gli
spettri delle lettere.
Il nastro  consumato. Questo deve avere una decina d'anni,
 inutile e mi alzai in piedi.
Solo allora notai il colore dei suoi occhi: sorprendentemente
diverso dall'intelligente castano del resto della famiglia. Gli occhi
del professor Mitwisser erano acutamente blu, blu come il pi intenso
blu della porcellana olandese; sembravano tinti: immersi
una volta, immersi due volte. Rimasi colpita da come tremolarono
per lo stupore - come il calore che vibra attraverso un campo - e
pensai che probabilmente non capiva cosa intendevo per nastro,
che la macchina gli era estranea come la mappa di un'isola mitica.
Era un uomo che era stato molto servito. Era abituato ai privilegi:
a Berlino, all'universit, era stato ossequiato da una cerchia di accoliti
premurosi; gli studenti s'inchinavano davanti a lui, i camerieri
nei ristoranti lo riconoscevano dalle foto sui giornali e s'inchinavano
davanti a lui, era Herr Doktor Professor, illustre oratore
alla Religionswissenschaftliche Vereinigung, onorato dai colleghi
in tutta la Germania. E poi - dall'oggi al domani - lo avevano
cacciato via. La sua povera moglie, membro stimato del Kaiser
Wilhelm Institut, anche lei avevano cacciato: e questo l'aveva buttata
gi di morale, il suo morale era a terra, lei si sentiva svuotata,
un paria. I buoni quaccheri in qualche modo li avevano rimessi in
piedi, questo  vero, e i Mitwisser li ringraziavano per avergli salvato
la vita, ma la Luce Interiore non poteva comprendere il Buio
Esterno, e inoltre era impossibile continuare le ricerche in un insignificante
college della provincia americana, per generosi che fossero
i padroni di casa; e non si poteva biasimarli se avevano scambiato
i Caraiti per i Carismiti, dopo tutto gli avevano dato una casa
per la sua famiglia e un ufficio e una segretaria part-time, e
quando, nonostante tutta la loro generosit, aveva dovuto andarsene,
erano stati di nuovo generosi e gli avevano regalato proprio
la macchina da scrivere usata dalla segretaria part-time: era sua,
poteva prenderla.
Ecco un uomo - questo severo paterfamilias, questo formidabile
studioso dei Caraiti! - che non aveva detto una sillaba a me o
anche, per quel che mi constava, di me, per quasi un mese, dal
giorno in cui avevo maldestramente disorganizzato la sua biblioteca.
E quest'omaccione minaccioso, con le brutte manacce che battevano
sul corpo di una sventurata macchina da scrivere quasi in
disuso, stava enumerando le sue perdite nello sfogo di un'inconsolabile
lamentazione. In effetti non aveva moglie, e anche se aveva
tutti quei bambini, erano solo bambini, e uno era appena un
beb. Quanto ad Anneliese, disse, le sue giovani spalle erano gi
abbastanza cariche, e sebbene parlasse due lingue - diversamente
da lei, Frulein - non era in grado di padroneggiare quel maledetto
arnese, quell'ordigno del demonio, e cosa doveva fare, come
procedere col suo lavoro se non lo si poteva trascrivere a dovere?
Che fine avrebbe fatto la sua opera?
La mano impotente sulla macchina da scrivere si strinse in un
esangue pugno bianco e duro: il pugno di Anneliese. Si somigliavano
notevolmente: lei aveva ereditato la sua grossa taglia e il bruciante
furore per il Buio Esterno. Ma la figlia era pi fredda del
padre. Dagli occhi tinti due volte di Mitwisser, tinti da qualche
taumaturgia fisiologica del pi intenso blu topazio, cadde, mentre
io ero l a guardare, un orribile rivolo di lacrime.
Lo spavento - il colendissimo studioso, il severo paterfamilias,
distrutto da un diabolico ordigno buono per un rigattiere - mi fece
balbettare. Do-domani, riuscii a dire, cercher un... un posto
dove vendono queste cose. Un nastro, e la carta, e qualche foglio
di carta carbone, se crede. Ma ero certa che carbone non
doveva sembrargli pi confacente al suo scopo che se io avessi
parlato di una miniera di carbone. Era un uomo abituato a essere
servito in tutte le cose grandi e piccole; me lo aveva gi detto,
e lo avevo notato da sola.
Non mi conged. Scappai. Corsi a mettermi a letto; la lingua
era uno straccio asciutto nella mia bocca. Mi aveva spaventato,
ero paralizzata dalla sorpresa, la mia paura mi meravigliava con la
sua impetuosa insistenza, era indipendente dalla mia volont, mi
invadeva, mi pizzicava e mi faceva tremare. Aveva svelato - a me! -
la sua violazione, la sua lacerazione. Lo avevano straziato: come
bestie feroci lo avevano straziato. Lo avevano cacciato via, si era
salvato la vita, tutti si erano salvati la vita; e lo avevano isolato dai
Caraiti, che gli erano cari come i suoi figli. Per amore dei Caraiti
- per ricucire lo strappo - andava ogni giorno nella sala di lettura,
dove i Caraiti erano nascosti in tomi tenuti sotto chiave, non toccati
da generazioni, forse, chi poteva dirlo? La sera, quando tornava,
i suoi polpastrelli erano neri di vecchia polvere e, senza dubbio,
di nuove deduzioni. I Caraiti - gli abitanti della sua mente -
gli erano cari come Anneliese o Willi o Gert o Heinz o Waltraut; e
sicuramente pi cari della sua Elsa, che aveva bandito dalle sue
lenzuola.
Eccola, la sua Elsa, dall'altro lato della stanza, addormentata,
con la faccia reticente contro il muro, la moglie che non era una
moglie.
Aveva pianto. E io, come dovevo fare, io, per procurarmi un
po' di soldi? Avevo promesso di comprare un nastro, della carta,
dei fogli di carta carbone: di che altro avrebbe avuto bisogno quel
miserabile fossile di una macchina? Be', finalmente la ragione della
mia assunzione era chiara: dovevo essere la custode di una macchina
da scrivere scartata. Non potevo chiedere dei soldi al professor
Mitwisser; era la vergogna di quel decrepito strumento, la
sua dipendenza da esso, la sua dipendenza da una creatura amorfa
come me, che lo aveva schiacciato. La macchina lo aveva fatto
piangere: lui, davanti al quale un tempo s'inchinavano i salotti di
Berlino! Le mie tasche erano vuote. Avevo speso il mio ultimo
dollaro in tavolette di cioccolata. Non mi azzardavo ad avvicinare
Anneliese, neanche a nome di suo padre: era irremovibile, era
proibito, non doveva parlare con me di denaro. E io non dovevo
parlare con lei o con chiunque altro del mio salario non pagato:
dovevo continuare ad aspettare, e non potevo fare obiezioni, perch
mi avevano preso quando non avevo un posto dove andare:
quando ero una profuga, per cos dire.
Intanto, ero segretamente ben provvista di denaro mio, in biglietti
da venti dollari. Nastro, carta, carta carbone; alcol per pulire
i tasti; una lattina d'olio. Con qualche dollaro il fossile poteva
essere risuscitato, e allora la mia conoscenza dei Caraiti, qualunque
cosa fossero, poteva cominciare: sapevo solo che i Caraiti non
erano i Carismiti. Cautamente, silenziosamente, aprii l'ultimo cassetto
del com. Il Bear Boy, immobile nel suo colletto smerlato,
era l disteso, silenzioso come la signora Mitwisser nel suo letto.
Lo spostai per cercare la busta blu di Bertram.
Non c'era. La mia fortuna era sparita.
...
.
...
CAPITOLO 11.
...
.
...
La mattina dopo feci un gran baccano.
Avevo diciotto anni, ero una creatura amorfa e (come dice la
gente) ignara del mondo. Avevo passato una rigida infanzia a
Thrace, un'arretrata cittadina dove la vita degli abitanti veniva
sottratta all'impronta degli eventi mentre questi si stavano ancora
svolgendo: un periodo di turbolenza che aveva cominciato a scuotere
la terra dell'Europa. Per gli abitanti di Thrace - per Lena e i
suoi figli, e per tutte le altre famiglie del posto - l'Europa era una
cosa irreale, e per me era quasi lo stesso: la fantastica abitazione di
Pinocchio e Becky Sharp e Sidney Carton. (Solo molti decenni
dopo sarei giunta a concordare con Ninel sulle vane illusioni della
letteratura.) Eppure oggi mi chiedo perch allora, in quella camera
da letto al secondo piano di quella casa nelle lande paludose del
Bronx, non dubitai di quella che persino io, nella mia amorfa
ignoranza, potevo vedere che era la peculiare situazione del professor
Mitwisser. Perch, dopo il suo salvataggio da parte del coscienzioso,
anche se in errore, Consiglio del College Amici della
Valle dello Hudson, non era stato immediatamente reclutato da
qualche universit interessata? Era un'epoca - ho compreso poi -
che vide un diluvio di forestieri: un concorso di scienziati profughi,
offesi, screditati, confusi, che sfociavano nel caos di un rifugio
straniero e speravano di trovare un ormeggio accademico di qualche
tipo; una replica della vecchia vita, dell'antico rispetto. Una
massa cospicua si install nella New School di New York; un
gruppetto and a Chicago e Princeton; gli altri, nella loro scoraggiata
dignit, tirandosi dietro medaglie e diplomi, si diressero
stancamente verso qualunque incerto benvenuto potessero trovare
negli istituti del Nord, dell'Ovest o del Sud. Mitwisser non era
tra costoro.
A diciotto anni ero ignara della realt - del terremoto che aveva
sconvolto il pianeta - come se fossi ancora un'erbaccia nell'hinterland
di Thrace; anche cos, vedevo in Mitwisser qualcosa
di vendicativo. Aveva perso la bussola; non era pi quello di una
volta; ma il pianto che mi aveva terrorizzato mi spingeva a credere
che ogni cosa, per lui, fosse corrotta, che avesse abbandonato la
speranza di riguadagnare il terreno perduto. Nessun cameriere si
sarebbe mai pi inchinato davanti a lui. Cos'era ormai per lui
un'universit? Diavoli erano in agguato in quelle sale onorate; i
suoi studenti, i suoi colleghi, avevano finito per diventare dei diavoli.
E tutti gli altri, la grande invasione straniera, gli studiosi, i
profughi, erano solo dei nani in questo posto nuovo. Mann, Einstein,
Arendt, s, i grandi delucidatori (io stessa un giorno sarei
andata a cercarli), idoli dei giornali popolari; ma gli altri erano nani,
respinti, umiliati, eclissati, calpestati, zwergenhaft. Meglio essere
un eretico! Meglio essere un Caraita! Meglio separarsi dai
delucidatori! Mettersi contro i delucidatori!
Fu attraverso barlumi come questi - primitiva e incolta com'ero
- che compresi lo scontento di Rudolf Mitwisser la sera in cui
scomparve il denaro nella busta blu di Bertram. Io non sapevo
niente del terremoto che aveva sconvolto il pianeta, non sapevo
niente di quel grande afflusso di studiosi. Ma nelle lacrime di
Mitwisser mentre scorrevano nei ruvidi canali della sua pelle segnata
io colsi il luccicare dell'eresia: la risoluzione di un uomo che
ha voltato le spalle alla strada che gli hanno indicato.
E s, feci un gran baccano. Ritenni che fosse nel mio diritto.
Aspettai fino al mattino e feci un gran baccano: e nel frattempo,
rigirandomi irritata sul cuscino in quella stanza dall'aria viziata attraverso
la quale scivolavano le silenziose inspirazioni e le fruscianti
espulsioni del respiro della signora Mitwisser, pensai a come
avrei costretto Anneliese a parlare di denaro. Ora s che ne
avrebbe parlato. L'avrei costretta io. L'avrei sollecitata con la forza
di una pressa. In quella casa c'era un ladro, e a parte me nessuno
che non fosse uno di loro: nessuno che non appartenesse al professor
Mitwisser.
La signora Mitwisser, come sempre, dorm fino a tardi. Era sua
abitudine restare a letto fino a quando fosse cessato il tumulto
mattutino delle abluzioni e del trapestio e nella casa fosse tornato
il silenzio. Mi vestii senza far rumore e rimasi dov'ero. Sentii la
porta d'ingresso aprirsi e chiudersi; dalla finestra riuscii a
scorgere Mitwisser che entrava nel calore incipiente della giornata
con il suo cappello di feltro e il suo dignitoso completo di lana.
Il suo passo era veloce e concentrato, e il fondo della strada presto
diger la sua forma gigantesca; che si smaterializz girando l'angolo,
forse non innocente di qualche recondita eterodossia, ma incolpevole,
ne ero certa, di furti. Non si avvicinava mai al regno di sua
moglie. Non aveva mai messo piede al secondo piano.
Un ragazzo era in piedi sulla soglia, a un metro dalle palpebre
chiuse della signora Mitwisser: somigliavano a pallidi gusci d'ostrica.
Avevo ormai imparato a distinguerli. Questo era quello di
mezzo.
Anneliese ti vuole.
Bene gli dissi; era Gert, il messaggero usato pi frequentemente
da Anneliese. Di' ad Anneliese che sono io che voglio lei.
Dille che la voglio qui immediatamente.
Devi aggiustare la macchina di pap. Dev'essere pronta per
quando ne avr bisogno questa sera.
Di' ad Anneliese che la voglio qui, presto.
Lo sguardo di Gert corse ansiosamente alla madre addormentata.
 la mamma? La mamma non sta bene?
Non c'entra niente, la mamma. Allora, ti vuoi muovere? Ti
sto dicendo di andare!
Le gambe della signora Mitwisser ebbero una contrazione sotto
la coperta. I suoi occhi si spalancarono. Ach, lass mich in
Ruhe mormor, e sollev una spalla per ripararsi dal sole che entrava
nella stanza. Le sue palpebre saltellarono su e gi.
Sulle scale si ud un calpestio: Anneliese con le sue truppe,
Waltraut in braccio e tre ragazzi eccitati alle calcagna che pestavano
coi piedi sui gradini con un rumore di munizioni che scoppiavano.
La mamma ha qualcosa che non va? Gert dice che ha qualcosa...
Was ist los? La signora Mitwisser si mise a sedere con lo stupido
saltello di una marionetta.
Io avevo dei soldi nel com dissi. Sono spariti. Qualcuno li
ha presi.
Da muss etwas los sein...
Guarda cosa stai facendo alla mamma!
Qualcuno ha preso i miei soldi. Erano l dentro e puntai un
dito tremante contro il cassetto aperto pi vicino al mio letto.
Anneliese scelse il suo tono pi gelido.  per questo che svegli
la mamma?
I miei soldi sono spariti dissi ancora. Avevo messo via dei
soldi e sono spariti.
Heinz aveva la stessa aria interessata che avrebbe avuto se in
quel momento una falena avesse inspiegabilmente attraversato la
stanza. Dove sono andati?
Forse nelle tue tasche dissi.
Non azzardarti ad accusare quel ragazzo! grid Anneliese.
Quel ragazzo no? Quale altro ragazzo, allora?
Bruscamente depose Waltraut sul pavimento; vidi il pugno di
Anneliese diventare un piccolo masso sporgente coronato da nocche
tese; ma l'altra mano rimase aperta. Le sue tempie, messe a
nudo dai capelli tirati all'indietro, si arrossarono, poi persero ogni
colore fino ad avere un'esangue traslucidit. Un filo di scaltrezza
s'insinu nel suo sguardo pallido e fisso. Tu non hai un centesimo.
 un'invenzione, vero? Se tu avessi soldi tuoi, mica staresti
con noi, non  cos?
Erano dentro una busta, un regalo di mio cugino...
Chiaramente soddisfatto, Gert mi interruppe: Quanti erano?.
Chi li ha presi lo sa.
Non c'era niente da prendere disse Anneliese in tono severo.
 solo un'invenzione. Fare tanta confusione per i soldi... perch
credi che non sarai pagata. Pagata per cosa? Non hai ancora
cominciato. Hai cominciato? Cos'hai fatto per pap? Niente.
Pap vuole che tu metta a posto la sua macchina, e non hai fatto
nemmeno questo.
Non posso comprare un nastro nuovo senza soldi.
Tu non pensi ad altro che ai soldi disse Anneliese.
Era, dovevo ammetterlo, un prodigio di astuzia: rovesciava la
frittata; accusava l'accusatore. Non ero pi io a protestare, ma lei.
E intanto, tutt'intorno, c'era il caos: la signora Mitwisser che si tirava
la camicia da notte sul petto, facendo freneticamente dei buchi
con le unghie, Willi che si staccava con un guizzo dal fianco di
Anneliese come se il suo rovente disprezzo potesse arrivare a
ustionarlo, Waltraut che si lasciava cadere a terra e si metteva a
strisciare stranamente, impaurita, come se temesse di ricevere uno
sculaccione, verso il letto di sua madre, Heinz e Gert che tutt'a un
tratto cominciavano a ridacchiare - elastiche e allarmate risatine
che diventarono un ringhio e si spensero - perch avevano intravisto,
attraverso un lungo squarcio nel tessuto della camicia da
notte, i rincagnati capezzoli rosa della signora Mitwisser.
Heinrich, Gerhardt, ammon Anneliese, lasciate riposare la
mamma. Uscite, per piacere. A me disse: Hai fatto star peggio
la mamma, di nuovo. Dir a pap di sbarazzarsi di te. Willi, gi,
seh nett!.
Ma Willi stava guardando nello spazio dove avevo nascosto la
busta blu. Guarda, ce l'ha lei, non l'avevo detto, io? Sollev il
lacero Bear Boy. Lo tiene l sotto, vedi?
Lascia stare la mia roba gli dissi debolmente. Ero sconfitta;
vedevo bene come Anneliese andava tronfia dei suoi astiosi poteri.
Essere mandata via... La desolazione, il pericolo. Dove potevo
andare? Dove, e da chi? Mi avevano rubato i soldi; mi avevano rubato
il gran baccano che volevo fare.
Willi scapp via. Come gli altri, era tutto obbedienza. E Waltraut,
sulle mani e sui ginocchi come un cagnolino che rincula dopo
avere preso un calcio, continuava a strisciare lentamente verso
la figura che si agitava scompostamente nel letto all'altro capo della
stanza, con la luna ansiosa del suo visetto che cercava un riflesso
materno. Non ci fu nessuna reazione. L'occhio vivace della signora
Mitwisser preferiva le crepe serpeggianti del soffitto. Era
una massa di bandiere strette convulsamente: le sue mani sudate
erano avvolte da festoni di tela stracciata. Sembrava che masticasse
l'aria; quegli infelici grugniti tedeschi venivano strappati da una
bocca che intonava un lamento funebre.
Rannicchiata sul pavimento, Waltraut alz un polso esile e lo
spinse sotto il materasso della signora Mitwisser. Ne usc trionfalmente
un ventaglio di carte da gioco. Poi la bambina alz di nuovo il
polso esile, sottile come un flauto, e tir fuori la busta blu di Bertram.
Colei che non accettava di essere una pezzente era diventata
una ladra.
Quando il tumulto mattutino si attenu (a qualcosa le proteste
erano servite, dopo tutto), ci che salt fuori dal racconto mogio
mogio di Anneliese fu questo: la signora Mitwisser aveva solo voluto
assicurarsi che quando il suo unico paio di scarpe si fosse
consumato lei avrebbe avuto il conquibus per comprarsene un altro
paio.
Il mio capitale era ricostituito. Ne tolsi un biglietto di banca e
andai a perlustrare il quartiere in cerca di un nastro nuovo per la
macchina da scrivere antidiluviana del professor Mitwisser.
Anneliese disse: Quando arriva James, avremo di nuovo un
mucchio di soldi. Deve arrivare, sai?. Non lo sapevo. Non capivo,
e lei era tornata alla solita albagia che le impediva di rivelare
altre parti della storia della sua famiglia.
...
.
...
CAPITOLO 12.
...
.
...
Cominciai le mie visite serali allo studio del professor Mitwisser:
un nome che la stanza non si meritava, perch era pi il tempo
che lui se ne teneva lontano di quello che vi passava. In ogni
modo, mi faceva pensare alla cella di un monaco: la parete di libri
come pietre silenziose disposte tutt'intorno, il letto coniugale abbandonato
dal tandem coniugale, chiuso tra quattro mura e ascetico,
il tavolino di legno verso il quale l'arrogante dito piegato di
un Mitwisser spazientito mi spingeva. Ero un'assistente con un
solo compito: registrare le parole di Mitwisser mentre lui le recitava
scorrendo i suoi appunti. Salt fuori che la scassata macchina
da scrivere aveva grossi problemi solo a tratti, e presto mi adattai
alle sue tante idiosincrasie. La m era danneggiata, e ogni tanto
le lettere saltavano, lasciando grandi spazi all'interno di una sillaba.
Il tasto delle maiuscole aveva il brutto vizio di bloccarsi, sicch
ogni tanto scrivevo una riga tutta a lettere maiuscole, come se le
frasi mi rispondessero urlando.
Mitwisser era ignaro di queste difficolt. Era immerso nella
sua concentrazione. Certe volte si alzava barcollando come una
grande forma preistorica e andava ad aggranfiare un volume sulla
parete; socchiudeva gli occhi davanti alle pagine aperte come davanti
all'erba di un veld che celasse il bocconcino di un essere vivente
in procinto di essere ghermito. Questi intervalli in cui si gettava
improvvisamente sulla preda potevano far pensare a una certa
prontezza di riflessi, ma il processo nell'insieme era di una lentezza
straziante. Spesso io sedevo languidamente con le mani inoperose
penzoloni; odiavo quelle lunghe attese. Il silenzio era quasi
colloso. Eravamo in agosto, nel cuore di un'ondata di caldo che
durava da parecchi giorni. La mattina il professor Mitwisser usciva
col pesante cappello di feltro sulla testa come sempre, ma con
la giacca sul braccio: il sole implacabile del primo mattino, gi
spietato, aveva il potere di fargli dimenticare l'etichetta. La sera
era peggio; per ore e ore le tegole del tetto avevano assorbito torride
ustioni, e in casa non c'era un ventilatore elettrico.
Le sue note erano per lo pi in tedesco. Le leggeva ad alta voce,
e strada facendo le traduceva in inglese. Non per me: che c'entravo
io con quelle cose? E anche se fossi stata in grado di rispondere a
una dettatura in tedesco, capivo che lui avrebbe scelto diversamente.
Si stava sbarazzando della sua madrelingua; d'ora in avanti
la sua opera (indipendentemente dal fatto che in privato la formulasse
nella lingua natia) avrebbe affrontato il pubblico in questa
nuova veste, anche se forse era ancora un po' troppo sontuosa. Le
sue parole, mentre, stupita, io le trascrivevo, erano barocche, e qua
e l audacemente arcaiche; avevano un passo lento e solenne, logico,
ragionato. Ogni tanto si fermavano del tutto, come l'intervallo
tra un ballo e l'altro, o il riposo durante una marcia.
Tutto questo era un inganno. Era una maschera. All'inizio
sembr che l'afa irrespirabile di quelle sere estive fosse la nostra
influenza, la nostra musa... Ma avrebbe potuto essere il contrario.
Avrebbe potuto essere Mitwisser la musa di quella soffocante
mancanza d'aria, di quel forno in cui eravamo rinchiusi: o cos mi
parve, via via che la sua causa, a poco a poco, mi veniva rivelata.
La rivolta che cova: questa era la materia di Mitwisser. Lo attiravano
gli scismatici, gli eretici focosi, gli apostati: i lunatici della
storia. Sotto la pelle dello studioso ansimava un mantice irrefrenabile,
empiendo e svuotando la sua sacca ardente; una fornace
fiammeggiante esalava le sue febbri. Non era la torcia dell'agosto
a spremerci il sudore dal collo. Era la conflagrazione di Mitwisser,
che invadeva, accendeva una pira in quella stanza con la porta
chiusa, dalla quale usciva, balbettante, l'irregolare ticchettio notturno
di una macchina da scrivere.
Oltre il suo orizzonte c'erano delle biblioteche: un archivio al
Cairo, un altro a Leningrado, destinazioni remote e inverosimili,
per Rudolf Mitwisser nel 1935, come gli anelli di Saturno. New
York - la sala di lettura - gli dava quello che poteva: certe rarit,
e cronache di seconda e terza mano. Integrazioni. Ma il Cairo, Leningrado,
Londra, New York, l'irrecuperabile Berlino, ormai cosa
importavano? Mitwisser era diventato il proprio archivio. Babilonia,
la Persia, Bisanzio brulicavano nelle sue occhiaie; cori di nomi
esoterici risuonavano contro il soffitto. Mi abituai a sentire la
contorta musica egiziana di al-Barqamani, al-Kirkisani, ibn Saghir,
al-Maghribi, e il trio intrecciato di arabo, aramaico ed ebraico, e,
quando Mitwisser era sopraffatto dalle contrariet, le estrusioni
esclamative del tedesco. Era questo: un archivio; un deposito di
secoli; un corriere di storie e di alfabeti. In Germania, prima di
espellerlo, lo avevano stimato perch nessuno sapeva ci che sapeva
lui. E qui - ora - veniva disprezzato per la stessa ragione:
nessuno sapeva ci che sapeva lui. Era disprezzato, era isolato, era
solo nella sua ricerca. (La sua ricerca? Era questo, infine?) Era
violato. Era senza amici. Era, per cos dire, senza moglie.
Una sera giunsero dei visitatori. Arrivarono alle dieci, quando
Waltraut e i ragazzi dormivano. Avevo gi abbottonato la signora
Mitwisser nella sua camicia da notte; l'avevo gi perdonata. Ogni
sera ero costretta a perdonarla: era diventato un rito reciproco, lei
che implorava il mio perdono, io che pazientemente glielo accordavo.
Ogni sera recitava la storia del suo furto, come un giorno mi
aveva spiato mentre guardavo dentro una busta piena di dollari,
come era stata presa dalla tentazione, come aveva pensato solo alla
storia delle scarpe che si stavano consumando, e poi? Che vergogna!
Che pericolo! Non voleva chiedere la carit, no! Loro potevano
cercare di ingraziarsi quel James, potevano inginocchiarsi davanti
a quel James, potevano diventare dentro e fuori come James,
ma lei non voleva aver niente a che fare con i loro armeggi, no!
Lasciai la signora Mitwisser nel suo letto. Era sveglia, anelante,
rossa in viso; mi si attacc alla camicetta per trattenermi. Ma il
mio dovere era al piano di sotto: Anneliese mi aveva detto di aprire
la porta verde e guidare i visitatori nella stretta sala da pranzo.
Prima avevo messo delle tazze da t sul graffiato tavolo di noce,
dove la famiglia, tranne la signora Mitwisser e Waltraut, cenava
abitualmente. Non cos mi sgrid Anneliese; tolse il servizio
da t e stese sul tavolo una tovaglia bianca. L'occasione doveva essere
importante. Entrarono sei o otto uomini; uno portava lo zucchetto.
Erano arrivati quasi simultaneamente, su due macchine, e
sembravano tutti della stessa et: tra i quarantacinque e i sessantanni.
Era la prima volta, da quando ero entrata nella fortezza
insulare della loro casa, che i Mitwisser ricevevano degli estranei.
E non c'era nessuna atmosfera festosa, n di gradimento n di
semplice invito; era pi una convenzione che una visita. Gli uomini
si scambiarono piccoli grugniti familiari e si accomodarono sulle
sedie mentre Anneliese e io facevamo girare dei piatti di pasticcini
glassati. Quei pasticcini mi stupirono: non facevano parte del
nostro vitto abituale. Non avevo mai visto dei bocconcini cos
squisiti, delicatamente stratificati, ciascuno coronato dalla sua spirale
zuccherina a forma di fiorellino. In un modo o nell'altro, per
amore di quell'insolita compagnia, si erano trovati soldi da spendere
in speciali pasticcini; ma le tazze erano sbreccate, e coperte
da meandri di labirintiche crepe marrone.
Versai l'acqua bollente direttamente dal bricco della cucina:
come faceva Bertram.
Anneliese sussurr: La teiera! Non puoi usare la teiera di
porcellana? con tanta ferocia che cominciai a capire che forse si
stava celebrando qualche cerimonia. Che si trattasse di una eco
scalcinata di quei salotti berlinesi dove un tempo Mitwisser era
stato festeggiato? Che fosse una celebrazione, un encomio? Il t
nella teiera diventava scuro. I pasticcini luccicavano. I visitatori
mormoravano, indifferenti, distaccati, in attesa.
Va' a informare pap che sono qui disse finalmente Anneliese.
Bussai alla porta dello studio, anche se era aperta. Il professor
Mitwisser era in piedi al centro della stanza con una spazzola; si
stava spazzolando la giacca del vestito.
Quanti sono?
Otto, mi pare.
Otto? Allora quattro hanno declinato.
Dunque, li aveva convocati lui. Quella serata era opera sua.
Digli che sto finendo di scrivere una cosa. Digli che li raggiungo
tra dieci minuti.
Continu a spazzolare. Chiunque fossero, sarebbe stato il loro
maestro.
Anneliese mi aveva piazzato appena fuori dalla sala da pranzo,
con la teiera pronta. Tornai a riempire le tazze, e Mitwisser non
era ancora sceso. Avevo contato male: i visitatori erano sette, non
otto: ne erano stati convocati una dozzina, e quelli che avevano
declinato l'invito erano cinque. Studiai quella fila irregolare di dita
tamburellanti e di spalle irrigidite protese in avanti, e di tempie
o spelacchiate o grigie, incise dalle rughe. Anche il pi giovane dei
presenti aveva segni neri scolpiti sotto gli occhi. Erano facce logore
e screpolate, abituate al tedio, come quelle di una squadra di
commessi viaggiatori che aspettano il momento opportuno per recitare
il loro pistolotto. Mi colp la mansuetudine della loro pazienza.
Solo l'uomo con lo zucchetto mostrava una vaga irritabilit,
arrotolandosi e srotolandosi la punta della barba color mogano
con un pollice irrigidito. La barba, insieme allo zucchetto, indicava
un aspetto di qualche pratica o devozione, e questo mi fece
pensare a come Mitwisser, studioso di storia della religione, fosse
dopo tutto nella propria vita orbo di ogni segno e vestigio di fede.
In quella famiglia non c'erano n riti n osservanza, n Shabbat n
Pesach n sacrale anno nuovo. Era stato lo stesso - la medesima
assenza - per mio padre e per me, e per Bertram; mio padre dichiarava
di essere ateo, e Bertram apprezzava il distacco di Ninel
da quelle cose. Ma il cervello del professor Mitwisser tremava e
fremeva della metafisica di antichi credenti, uomini per i quali
Dio era un inalterabile Creatore e Sovrano: eppure in quella casa
Dio non c'era. Come il biologo che  ossessionato proprio dallo
studio della malattia alla quale  immune, Mitwisser aveva alzato
un muro tra la fede e l'esame della fede.
Ecco a cosa si riduceva tutto, dunque: questo muro, che gli altri
mettevano in dubbio, o condannavano, o attaccavano.
Quando entr finalmente nella stanza illuminata, si alzarono
in piedi con compassata cordialit, e lui strinse la mano a tutti,
uno per uno. Indossava il suo completo spazzolato di fresco, anche
se il caldo feroce di quell'agosto era talmente penetrante da
introdursi nelle orecchie e strisciare sul collo dei presenti: tutti si
erano slacciati il colletto, dove il sudore formava delle pozze nelle
cavit delle clavicole. Dalla soggezione di questi ospiti disfatti mi
sembr improbabile, dapprima, che Mitwisser li avesse incontrati
in qualche circostanza precedente; o forse invece s, da lontano, a
uno di quei congressi internazionali frequentati dagli studiosi, o
anche nella sua terra natale, a qualche seduta della
Religionswissenschaftliche Vereinigung, a Berlino o Francoforte o Heidelberg,
prima che lo sconquasso che aveva colpito il mondo lo spingesse
in questo posto inverosimile. O forse si era confrontato con loro
solo attraverso una cauta ma abrasiva corrispondenza. Era comunque
chiaro che conosceva le loro idee e le loro posizioni, quali
che fossero, come essi conoscevano le sue. Una pericolosa consapevolezza
rifulgeva tra Mitwisser e i visitatori: era la sua forza
imperiale che li aveva costretti ad aspettarlo nella fumante pesantezza
di questa stanza equatoriale, dove un gomito umido premeva
contro un altro gomito umido e il t appannava col suo fiato
caldo le lenti degli occhiali, e una segreta ferocia, come una brace
riattizzata, non vedeva l'ora di scoppiare. Salt fuori che l'uomo
con lo zucchetto era un profugo viennese. Un tizio col naso bianco
e la mano sinistra deforme si rivel uno specialista dell'Egitto
del decimo secolo; con la mano buona tir fuori tranquillamente
un sigaro dalla tasca della camicia umida e lo succhi con tanta diligenza
che ben presto riusc a nascondere il soffitto dietro una
cortina di nebbia. Questo incoraggi i fumatori di sigarette, e poich
non c'erano portacenere (erano estranei alla casa come i ventilatori
elettrici), io feci il giro del tavolo distribuendo altri piattini
dove raccogliere i mozziconi spenti.
Il barbuto viennese aveva cominciato, abbastanza diffidente,
in tedesco; Mitwisser lo costrinse, quasi a nerbate, a passare all'inglese.
Per un attimo si guardarono in cagnesco: era un ukase. Io
mi sono sbarazzato di quella lingua, diceva, e altrettanto devi fare
tu. In tutto quel fumo e nel caldo soffocante vedevo come questo
li infervorava, anche se non riuscivo a scorgere alcun legame plausibile
tra l'ordinaria semplicit di questi uomini (a parte la kipp e
la mano rovinata, era inutile cercare di distinguerli l'uno dall'altro)
e la turbolenza che cominciava a spirare dalle loro bocche improvvisamente
violente. Queste bocche, che erano sembrate cos
insipide e controllate, come le bocche di scaltri e affabili mercanti,
ora si torcevano e sputacchiavano selvaggiamente, in un crescente
tornado di virulenza. O erano come le bocche di quei maghi
di contorno che si tirano fuori dalla gola filze di bandierine colorate,
un'infinit di bandierine, interminabilmente, interminabilmente.
Ma queste non erano innocenti bandierine; erano filosofie
che menavano colpi brutali.
Si battevano contro di lui. Erano venuti a battersi contro di lui.
Erano venuti perch lui li aveva incitati al combattimento, e sentivano
la vecchia forza residua del suo incitamento; o perch erano
mossi dall'oscura curiosit che spinge la mente verso il grottesco,
o il superato, o lo scartato, o l'apertamente perverso; o perch lui
era caduto in disgrazia, spietatamente e fatalmente; o perch erano
loro - la loro parte, il partito vittorioso - che lo avevano fatto
cadere in disgrazia; o a causa della loro vulcanica ira. Infierivano
contro la sua volont, la sua ossessione, il suo desiderio: il suo
pensiero. Era un violatore (ma era lui a ritenersi violato dallo
sconquasso del pianeta, dalle loro accuse, dalla loro diffidente inimicizia);
il suo scopo, dicevano, era sovvertire, rovesciare. Aveva
abbandonato il solco verde e fertile, si era appassionato, si era lasciato
il disinteresse alle spalle, aveva rotto l'olimpica superficie
del distacco dello studioso, aveva sommerso la distinzione tra investigatore
e investigato, cacciatore e cacciato, non era pi uno
storico in cerca di preda, era diventato la preda, si era gettato nel
cuore della sua preda. Aveva sfondato il muro, il muro che aveva
professato: il muro tra la fede e l'esame della fede. Una falsa professione.
Aveva l'odore del rinnegato.
L'uomo col naso bianco e la mano rovinata lasci cadere il sigaro.
Un grido - acuto e penetrante, la scossa di una voce sottile
che veniva dal piano di sopra - saettava attraverso il fumo.
Waltraut, sussurr Anneliese, tutto questo rumore l'ha svegliata...
Ma io non lasciai il mio posto sotto l'architrave della sala da
pranzo. Lascia che faccia. Si rimetter a...
Va' a vedere! ordin Anneliese.
Non mi mossi. Era Mitwisser che volevo vedere. Stava in piedi
- non aveva mai preso una sedia - come in preda a una rassegnazione
concentrata e tormentata ma stranamente tranquilla: un capitano
di nave che non si fa sorprendere dalla burrasca. Sembrava
soddisfatto; io pensavo che lo fosse. Se vai in cerca del mare  probabile
che scoppi una tempesta, e lui il mare lo aveva cercato, lo
aveva portato a casa sua, lui aveva creato la tempesta, lui era il dio
della tempesta, lui era soddisfatto!
Ancora quel grido: ora scendeva le scale, ora si era sciolto in
piccoli gemiti ansimanti che avviluppavano una figura a piedi nudi.
Come un uccello in una folata di vento, la signora Mitwisser
vol nella stanza.
Signori,  inutile, non serve a niente, e continuava a tirarsi il
petto stracciato della camicia da notte,  assolutamente inutile...
I visitatori caddero in un silenzio immoto.
Mia cara Elsa disse Mitwisser.
Assolutamente inutile, salmodi lei, inutile, inutile...
Mamma supplic Anneliese.
Quello che  rotto, signori, non potete rimetterlo insieme, nicht
wahr!
I visitatori si alzarono come un sol uomo e uscirono in silenzio
dalla stanza; solo l'uomo con lo zucchetto esit davanti alla signora
Mitwisser.  Guten Abend disse.
Guten Abend" rispose lei: castellana che si accomiatava dagli
invitati dopo una serata di vini squisiti e di ghiottonerie.
Anneliese la prese per mano e cominci a trascinarla via. L'occhio
smaltato di blu di Mitwisser le segu; il suo viso fiammeggiava.
Giustissimo disse. Non sapevo cosa intendesse dire con
questo; pensavo a com'era strano che non si fosse mai coricato accanto
alla donna con la camicia strappata. Lui si gir verso di me
con una piccola spallucciata di sorpresa, come se avesse appena
scoperto che ero l: Vede com'? disse. Io sono senza pari in
questo campo. Ci che si trova oltre l'usuale viene liquidato, viene
considerato dispendioso e perverso. Secondo loro, il mio lavoro 
inutile. Ci che un tempo l era apprezzato, oggi non  apprezzato
qui. Qui non hanno la larghezza di vedute degli europei, sono
ristretti.
Ma uno di loro non  di Vienna?...
Quello  proprio nessuno. Ora torner nello studio. Prego
spegnere queste luci. Indic con un cenno la cucina, dove il bricco
fumava ancora, e allung lui stesso la mano per girare l'interruttore
della sala da pranzo.
Mi lasci al buio, tra piattini sporchi e tazze vuote.
...
.
...
CAPITOLO 13.
...
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...
I visitatori non tornarono mai pi. La casa ricadde nel suo isolamento.
La lunga ondata di caldo pass. La signora Mitwisser
non mi chiese pi perdono. Le carte da gioco restavano sotto il
suo cuscino; era attirata da un altro passatempo. Si sedeva sulla
sponda del letto, di fianco a una cassetta, e sceglieva le irregolari
forme colorate di un grande puzzle. La figura sulla scatola era la
veduta di una foresta: ammassi di foglie, i tronchi degli alberi che
gettavano scure colonne d'ombra, una coda di volpe che si intravedeva
fra i cespugli: una confusione di chiaroscuro. La osservavo
mentre studiava il mucchio di pezzi e vedevo con quanta sagacia
giudicava e accostava e metteva insieme; ragionava prima di sperimentare.
Era uno scienziato in laboratorio. Se l'esperimento riusciva,
era perch aveva ragionato. Un riquadro di sole meridiano
incendiava i ciuffi scarmigliati della sua capigliatura; sbadigliava;
poi riprendeva la caccia, tuffando le dita nella spuma gialla, arancione
e bruna dei pezzi di cartone mescolati.
Dopo questa ci saranno altre due scatole mi inform. Era
pronta a una stagione di puzzle. Questo apparteneva a Willi; al
bambino queste cose non interessavano. E nemmeno a Gert o a
Heinz, che le avevano ceduto le loro scatole. I ragazzi, tutt'e tre,
non amavano n i puzzle n le carte (le odiavano, le carte), e nemmeno
i libri. Scappavano di casa appena alzati. Stufi di acqua e di
paludi, adesso erano andati a esplorare il quartiere, dove per caso
avevano scovato un prato che era l'ideale per far volare gli aquiloni.
Si allargava alle spalle di un monumento militare: un alto cenotafio
coronato da una Vittoria alata di bronzo e dedicato ai caduti
della Grande Guerra. Ogni mattina correvano su quel prato a far
volare gli aquiloni. Poi si sdraiavano sull'erba, pancia in su, a fabbricare
fischietti con i fili d'erba umida e a guardare in alto verso
l'angelo dorato dal sole. E pi tardi saltavano in piedi per rimettersi
a correre con gli aquiloni, nel vento calante, finch gli aquiloni
si abbassavano e dopo un'ultima impennata precipitavano al
suolo, come soldati caduti.
Fa regali, lui disse la signora Mitwisser. Molti regali. Immer,
immer! Puzzle, aquiloni. Questo James! Lo pronunci
Ceims, aspramente, col suo accento tenace e raggrumato. Con
una mano serpeggiante scolp nell'aria un'apparizione: una tessera
di puzzle con la forma di un uomo invisibile, la cui presenza
aleggiava sopra la casa.
Dissi:  gentile con i ragazzi, allora....
Con mio marito  gentile. Cos gentile che diventiamo Parasiten.
La sua attenzione vol via. Con lesta precisione ficc un pezzo
smerlato nella sua piccola tana. Un ramo fiorito si materializz
sotto il palmo della sua mano. E tu, Rslein, non ti pagano, eh?
Si pass la lingua sul labbro inferiore, lentamente, come se potesse
trovare una parola che girava sulla sua superficie. Poi la trov.
Confessa!
Non mi pagano, no. Cio, non ancora.
Non possono pagare finch lui non permette. Non c' soldi
finch lui non permette. Lui permette i puzzle e gli aquiloni. Lui
permette gli scaffali nuovi per i libri di mio marito. Lui permette i
pasticcini. Lui permette l'appartamento in citt, e se quello non 
utile permette questa casa. Non permette te perch non sa che sei
qui. La signora Mitwisser rise. Era la risata di una persona con la
testa perfettamente a posto. Noi non abbiamo denaro perch siamo
Parasiten. Quando arriva ti vedr e glielo diranno e lui sapr.
E questo quando succeder?
Quando vuole, lui verr.
Sollev un paio di forme inverosimili - ciascuna delle quali rappresentava
una chiostra di zanne - e le incastr l'una nell'altra, abilmente,
come le mascelle di un coccodrillo. O come un navigatore
che stringe le punte di un compasso per rimpicciolire il mondo.
...
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CAPITOLO 14.
...
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I Caraiti.
Comincio a vederli, vagamente, vagamente, ombre che passano,
echi remoti, mentre arrancano, grigi, sull'orlo pi lontano della
storia, dall'altra parte della storia, il disotto. Sono lettere scritte
a mano con l'inchiostro che affiora sul rovescio delle pagine di
vecchie cronache: pallidi glifi baluginanti, appena visibili, un alfabeto
sottosopra.
Mi arrivano a spizzichi, a poco a poco, per un capriccio del
professor Mitwisser. O altrimenti lui li scarica in una grande cannonata
di erudizione, un'intera colonia sbottata all'improvviso in
una nuvola che oscura ogni cosa.
Sono dei dissidenti; dunque, gente che odia. Ma  anche gente
che ama, e quella che ama  la purezza, e quella che odia  l'impurit.
E per loro le impurit sono le esplorazioni dell'intelletto; anche
se essi stessi sono noti per il loro intelletto.
L'intelletto genera il significato: l'interpretazione; il commento;
la parabola; l'illuminazione; il giudizio; il dialogo; la discussione;
la conferma; l'eccezione; il dibattito; l'ironia; l'aneddoto; l'analisi;
la classificazione; la chiarificazione. Tutto questo i Caraiti
ripudiano come ricamo e fraudolenza da parte dei loro nemici
(ma non da parte loro). E tutto questo  il Talmud, il primo strato
del quale  Mishn, che contiene il commento della Scrittura, e il
secondo strato del quale  Ghemar, che contiene il commento di
Mishn. Le voci esegetiche che si rincorrono attraverso i secoli diventano
sempre pi numerose, sempre pi fitte. Un saggio del terzo
secolo contraddir un saggio del primo. Un saggio del quinto
secolo si attaccher a un'idea completamente nuova. Se ti trovassi
in cima a una montagna - il monte Tabor, diciamo, o anche l'Olimpo
- e volgessi l'orecchio all'ingi, verso il punto dove stanno
le menti dei filosofi, l sotto sentiresti il rimbombo di un dibattito
appassionato, simile alla scossa di un tuono polifonico. E questo
sarebbe il Talmud, la musica fugata dei rabbini che si consultano
sul senso di una sillaba della Genesi.
Tutto questo i Caraiti rifiutano e negano. Nel nono secolo diventarono
i nemici dei rabbini. La Scrittura!, gridano, solo la
Scrittura! Non tollerano l'interpretazione rabbinica. Non permettono
il commento rabbinico. Respingono sdegnosamente la metafora
e la poesia dell'inferenza. Soltanto la parola della Scrittura 
il retaggio divino!
I rabbini (che i Caraiti chiamano Rabbaniti, ovvero la scuola di
pensiero che aderisce ai rabbini) rigettano i Caraiti sostenendo che
sono troppo letterali. I Caraiti, dicono, vedono solo le lettere; non
vedono l'alone di significato che risplende intorno alle lettere.
I Caraiti si burlano dei Rabbaniti. Si burlano di loro perch i
Rabbaniti dichiarano che il Talmud, che essi chiamano la Tor
Orale, fu ricevuto sul Sinai da Mos insieme alla Scrittura, la Tor
Scritta. I Rabbaniti sostengono che la sacralit della Tor Orale 
pari alla sacralit della Tor Scritta.
Letterali!, ribattono i Rabbaniti. Cuori gretti! Sul Sinai alla
mente degli uomini fu conferito il potere di leggere la mente di
Dio. Altrimenti, come potrebbero gli uomini essere civili? Come
faremmo a capire una frase - o una storia - della Scrittura?
Ma voi la capite in venti modi diversi!, li deridono i Caraiti.
Uno dice una cosa, un altro dice un'altra cosa. E questo clamore
di contraddizioni voi dite che  uguale alla stessa Tor?
 uguale, rispondono i Rabbaniti, perch il fulgore della Tor
guida i pensieri degli uomini. Dall'humus della pi strenua cogitazione,
che  il motore della santa ispirazione, e che voi Caraiti liquidate
come pura contraddizione, spuntano i dolci germogli della
Condotta e della Coscienza. La Mente Razionale  la Mente
Ispirata.
La Mente Razionale, argomentano i Caraiti (ma non si accorgono
che stanno argomentando talmudicamente, perch  l'argomentazione
talmudica che disdegnano), la Mente Razionale non
accetta che la cosiddetta Tor Orale, codificata da mani umane
che registrano umane opinioni, sia uguale alla Tor Scritta data da
Dio a Mos sul Sinai! Voi Rabbaniti cedete all'illusione. Non c'
in voi legge di logica. Di conseguenza noi ci stacchiamo da voi, respingiamo
ogni ordinanza e ogni ornamento, ogni inferenza e
ogni digressione, ogni clemenza e ogni attenuazione, che non sia
nella Tor Scritta. Noi spazziamo via le parole pi tarde che si sono
intrufolate nei vostri libri di preghiere. La nostra liturgia attinge
esclusivamente alla Scrittura, non un ette e non una iota  di
fabbricazione umana! Portate via i vostri poeti pi tardi, via i vostri
giuristi pi tardi! Sul Sinai Mos era solo!
Cos parlarono i Caraiti. Ma fino a questo giorno gli ebrei hanno
abbracciato i Rabbaniti e il loro oceano di esegesi e discussioni,
di tradizioni e parabole, fertile e illimitato come il cosmo stesso:
mentre i Caraiti sono un bruscolo, un puntino, una voce disseccata
sul disotto della storia. Sa'adia Gaon, nel decimo secolo,
nella sua famosa polemica contro i Caraiti, con un soffio delle sue
labbra li sospinse nelle tenebre dello scisma.
Ecco come, vagamente, vagamente, e a poco a poco, io dedussi
la natura dei Caraiti, seduta alla macchina da scrivere, la sera, al
canto delle esoteriche declamazioni di Mitwisser.
E vagamente, vagamente, e a poco a poco, come un inchiostro
che attraversa la carta, giunsi a credere che fra tutte le creature
della terra c'era solo Mitwisser, Mitwisser solamente, che pensava
di far rivivere questi antichi bruscoli e puntini scoloriti. Forse i loro
resti ancora vivi languivano, oltre il Baltico, o vicino al Caspio e
al Mar Nero, segregati in strane sacche europee; ma erano incartapecoriti,
nascosti, perduti. Le illuminazioni di Mitwisser non li
seguivano fin l. Isfahan, Baghdad, Bisanzio si erano impossessate
del suo cervello e lo avevano riportato a tredici, quattordici, quindici
secoli prima, alle dispute ovattate di una setta dopo l'altra, di
una dottrina dopo l'altra. Le leggi dei Caraiti su consanguineit e
incesto attiravano lo sguardo di Mitwisser pi delle strade sulle
quali camminava. Questi eretici e scismatici febbrili e dimenticati
- con le loro credenze e i loro codici e i loro calendari, le loro migrazioni
e mutazioni, le lunghe generazioni dei loro pensatori -
erano suoi.
Solo i suoi figli avevano la stessa importanza.
...
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CAPITOLO 15.
...
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...
328 St. Peter's Street
The Bronx, New York
5 settennbre 1935.
Caro Bertrann,
la prinna cosa che probabilnnente noterai  che la
ennnne ha una fessura nel nnezzo, dinnodoch quando
voglio scrivere "nnannnnola," dicianno, o "nnannnnalucco,"
viene fuori cos!
Ci sono anche altri problenni. Guarda questi
grossi spazi bianchi che sennbrano le pause di un
balbuziente a nnet di una frase! Certe volte,
quando uso questa nnacchina, nni sennbra di stare
pilotando un aeroplano in nnezzo a una tennpesta.
Non si sa nnai che cosa pu succedere, se il vento
nni spinger in alto, in basso o da una parte.
(Hai visto?) Bisogna abituarsi, anche se ornnai
riesco a controllare abbastanza bene il tinnone, o
conne diavolo si chianna quella cosa che innpedisce
a un aereo di perdere la rotta. Potrei chiedere a
Heinz: lui sa tutto di queste cose scientifiche.
(Tra un nninuto ti spiegher chi  Heinz.)
Be' , ora che vedi cosa nni hanno dato qui, capirai
quanto nni nnanca la tua nnacchina da scrivere.
(Avevo quasi conninciato a pensare che era la
nnia nnacchina da scrivere.) Solo, tenno che penserai
che quello che voglio dire verannente  che
quello che nni nnanca sei tu. (Credo proprio
di s.)
Sono sicurissinna che Ninel non vuole che io ti
scocci con le nnie lettere, perch non nni avete
nnai detto dove sareste andati. Cos ho cercato di
non scrivere, e per due nnesi interi non ho scritto.
Non che sapessi esattannente dove! E tu non hai
potuto scrivere a nne, caso nnai tu avessi voluto
farlo, perch quell' indirizzo di New York City che
ti avevo nnandato (spero che tu abbia ricevuto la
nnia cartolina) non  il posto dove sianno finiti.
Qui non ci sono grattacieli, questa non  NNanhattan
di sicuro! Sianno in uno strano posto senniselvaggio
ai nnargini delle cose, qualche casupola e
un nnucchio di aree deserte, e nelle vicinanze una
palude attaccata a una s Piaggia sassosa.
Anche la fanniglia  abbastanza strana: tutti
nnolto legati tra loro, conne c' da aspettarsi da
una fanniglia di profughi, solo che in questa casa
c' una specie di disperazione, non si sentono ancora
al sicuro. La nnadre  annnnalata. Il padre 
una specie di fanatico.  per lui che io dovrei lavorare:
sono una specie di segretaria, anche se in
realt non so bene cosa sono. So bene, per, che
per questa gente io sono un' estranea:  conne se
fornnassero una societ segreta tutta loro. Ci sono
tre figli, e ognuno ha tre serie di nonni. Quello
Heinz che ho citato si chianna Heinrich, e certe
volte, quando sono dell' unnore giusto, Hank. In
questo nnonnento si interessa di orologi. Li snnonta
tutti, cos uno non sa nnai che o re sono.
In ogni nnodo, la cronologia sennbra tutta sbagliata.
C' una figlia che ha solo due o tre anni nneno
di nne, nna da conne si connporta -  sennpre nnolto
rigida e solenne - la diresti una donna vecchia
e stanca di quarant'anni. E c' una bannbina di tre
anni, quasi quattro, che dornne ancora in una culla
conne un beb. Il suo nonne  la cosa pi brutta
che io abbia nnai sentito. Sua nnadre non si cura
per niente di lei.
La casa  quasi sennpre nnolto silenziosa, specie
ora che l'estate  finita e i ragazzi sono a
scuola. Vanno alla scuola pubblica locale, cosa che
il padre trova inutile nna alla quale non  contrario,
perch vorrebbe che tutti loro dinnenticassero
di essere tedeschi. Alla bannbina piccola badianno
la figlia nnaggiore e io. Questa  la parte della
giornata che non nni piace,  terribilnnente noiosa,
nna sarebbe nnolto peggio se lei non facesse
ancora lunghe dornnitine ponneridiane. Il padre 
sennpre via fino alla sera, cos sennbra che abbia
un lavoro. Non  vero. La figlia nnaggiore dovrebbe
essere al liceo, nna non ci va. Un po' dipende dal
fatto che suo padre vuole che lei badi a sua nnadre
e alla bannbina, nna nnolto dipende dal fatto che
vuol essere lui a provvedere alla
sua educazione.  la pi studiosa e la sua preferita.
Le porta sennpre a casa dei libri da leggere,
o altrinnenti le trova qualcosa nella sua biblioteca,
e poi la interroga. Ultinnannente non
pernnette a nessun nnennbro della fanniglia di parlare
in tedesco. (Per vuole che sua figlia lo legga.)
Ogni tanto per la nnadre parla in tedesco, in
realt non si pu dirle cosa fare. Certe volte penso
che la sua nnalattia sia una specie di guerra. 
conne una rivoluzionaria: non  d'accordo con gli
altri, non ci sta.
Ho cercato in nnille nnodi di scoprire da dove
traggono i loro nnezzi di sussistenza. Non che abbiano
nnolto in connune con quelli che Ninel chiannerebbe
tagliacedole! La nnadre  sennpre in cannicia
da notte e il padre ha un vestito solo. La nnadre
continua a fare allusioni al fatto che sono a
carico di qualcuno, ma non puoi fidarti di quello
che dice, ed  un peccato, perch  l'unica abbastanza
sincera da volere
Qui mi fermai. Cosa voleva la signora Mitwisser? E io, cosa volevo
io da Bertram? Dalla crepa nel tasto danneggiato - gi cos
familiare che non mi rendevo pi conto della sua esistenza - tutt'a
un tratto cominci a uscire una luce, come una porta che si apre
inaspettatamente. Un taglio netto, una spaccatura: la signora
Mitwisser dalla sua famiglia, Mitwisser dalla sua precedente posizione
di prestigio, i Caraiti dalla corrente principale... Bertram da
me. Pensai a Bertram e alla sua nuova vita con Ninel. Immaginai
che Ninel leggesse questa lettera; immaginai cosa poteva dire.
Pensai al denaro nella busta blu. La crepa si allarg, la luce irruppe.
Una mazzetta! Quei soldi erano una mazzetta. Bertram mi
aveva comprato per escludermi dal suo avvenire.
Presi un angolo del foglio e lo strappai dal rullo. La carta usc
stracciata, frastagliata, con uno smerlo a zigzag nella parte inferiore.
Ed ecco Anneliese sulla soglia, tutta rossa come una cicatrice
infiammatasi all'improvviso.
Cosa fai nello studio di pap in pieno giorno quando lui 
via? Non hai il diritto di stare l dentro, fuori!
...
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CAPITOLO 16.
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...
Le mie sedute serali con Mitwisser si diradarono. Spesso,
quando mi affacciavo alla porta dello studio, mi mandava via e
chiamava Anneliese. E la porta mi veniva chiusa in faccia. Io poggiavo
una guancia contro il muro e tendevo l'orecchio. C'erano
delle sere in cui leggevano Carlyle e Schiller; in altri momenti era
Spinoza. Una settimana Mitwisser tenne ad Anneliese un corso di
trigonometria sferica. Il ronzio delle voci che arrivavano fino a me
era tranquillo. Anneliese era alacre e pronta.
Pap accantona il suo lavoro serale per me, perci devi impedire
alla mamma di interrompere mi ammoniva. Pap vuole che
tu la tenga occupata mentre lui mi fa lezione.
Sapevo cosa voleva dire occupata: bisognava farla tacere. La
signora Mitwisser aveva ripreso a cantare, canzoni tedesche con
belle melodie. Aveva una voce di contralto forte e sguaiata che
sembrava innaturale, come se ci che le usciva dalla gola fosse incapace
di riprodurre il suono che aveva in testa, o come se la musica
lei volesse punirla. O altrimenti voleva punire Anneliese: i
canti erano cominciati quando era stato annunciato che Anneliese
non sarebbe andata al liceo pubblico.
Mio marito vuole che diventa come lui brontol la signora
Mitwisser. Diventer eine Puppe, lui le dar troppi libri, lei diventer
verrckt.
Cantava per cancellare le lezioni di Anneliese. Gert e Willi
continuavano a dormire, ma Waltraut di solito si svegliava e piangeva,
e Heinz, che dormiva nel letto pi vicino alla culla, si svegliava
e si lamentava, e la casa, che per tutto il giorno era stata cos
silenziosa, alle dieci di sera diventava una cagnara.
Mitwisser pose fine a quella situazione. Mi chiam nello studio,
dove Anneliese sedeva al mio tavolino: la macchina da scrivere
era stata spostata. Mi guardai intorno, cercandola, ed eccola l
per terra, spinta in un angolo, tolta di mezzo. Voleva dire che ero
licenziata, sostituita. I quaderni di Anneliese erano aperti davanti
a lei. Ebbi una fuggevole visione della sua calligrafia, verticale e
ordinata come una fila di pezzi degli scacchi: una calligrafia europea
non dissimile da quella di suo padre.
Mia moglie, attacc Mitwisser, soffre di tribolazioni intellettuali.
 stata allontanata con la forza dai suoi interessi, privata
del suo laboratorio, della sua vera vita. La sua mente... e qui ebbe
un'esitazione, mentre Anneliese apriva il pugno per giocare
con le dita, premendo l'indice di una mano contro l'indice dell'altra,
dir invece il suo spirito-, il suo spirito  rivolto al passato. 
la lingua, capisce? La lingua l'attira verso i luoghi di una volta, la
vita di una volta, perci  la lingua che dev'essere deviata, sconfitta,
dissolta...
Pap vorrebbe che la mamma migliorasse il suo inglese disse
Anneliese. Era la freddezza della diplomazia, l'angoscia del padre
o la disperazione - o era semplicemente la speranza di Mitwisser
di un sollievo? - tradotta nella sbrigativit della figlia. E io, notando
il mento autoritariamente sollevato di Anneliese, la piccola
e insinuante inclinazione che invitava all'obbedienza, tradussi a
mia volta: basta con le intrusioni, basta con i rumori, basta col tedesco!
N nei canti, n nei discorsi.
Le legger qualcosa concluse Mitwisser.
Ma se non vuole... Se la signora Mitwisser non vuole...
Bisogna persuaderla.
Quella voce rozza e artificiale divent pi acuta e poi plan
flautata su di noi in un torrente di spensierata derisione; un'imitazione,
quasi quasi si sarebbe detto, dell'allegro dileggio di una
pazza:
Mein Hut, der hat drei Ecke,
drei Ecke hat mein Hut.
Und htt' er nicht drei Ecke,
dann wr er nicht mein Hut!
Trovai la signora Mitwisser seduta sulla sponda del letto, come
sempre, china sulle tessere del suo puzzle; ma erano tutte in disordine,
sparpagliate. Stava staccandole l'una dall'altra, rimettendole
in un mucchio confuso, e i suoi agili polsi andavano su e gi con la
velocit di un bambino che strappa allegramente le zampe di un
insetto dopo l'altro.
So ein schner Wald! mi disse quando mi vide Basta. Vedi?
Lo rompo.
Pu rifarlo, le assicurai, un'altra volta.
Allora vidi che ce la metteva tutta per torcere e schiacciare
ogni pezzo: la foresta abbattuta.
 morto, adesso. Quello che  rotto non si pu rimettere insieme.
Si lasci passare i pezzi mutilati tra le dita (dita pi agili e
pi veloci nei movimenti di quelle di Anneliese, e anche pi piccole
e pi flessibili), e alz lo sguardo a me con un sorriso cos
oscuramente in contrasto con i gesti delle mani, e cos inaspettato
e fresco e simpatico, che sentii, chiss perch, di aver ottenuto la
sua approvazione. Ti piace la mia filastrocca? Una filastrocca per
bambini, sai.
I bambini dormono, non li vorr svegliare...
Il sorriso si dilegu. Anneliese, lei non dorme!
Anneliese non  una bambina, sta studiando...
Gi, nella sua Bucherei, sai cosa le insegna l?
Storia, credo. E letteratura e un po' di matematica.
Le insegna a essere ein Bettler, ein Schmarotzertier! Ein Parasit!
E cant:
Fnf Finger, aber keine Hand,
Ein Schuh, doch ohne Sohle,
Erst weiss wie eine Wand,
Dann schwarz wie eine Kohle.
Per piacere dissi io. Non  il momento, signora Mitwisser.
Che filastrocca divertente? Il sorriso era tornato. Te la
spiego: ein Handschuhl Quello che  pulito tu lo sporchi. Metti la
mano in questo guanto e diventa burattino, capisci? E se insegni a
tendere la mano, diventa pezzente, sporca, Parasit, capisci?  perch
non abbiamo pi soldi. Pi soldi! E scoppi in una di quelle
risate che da tanto tempo erano unite strettamente all'irrisione.
Nella sua imprevedibilit, la signora Mitwisser era diventata
prevedibile; era specializzata in ritornelli. La sua mente sconvolta,
ovunque andasse, tornava sempre ai soldi: anche se abbastanza
spesso, a causa della cruna di scherno attraverso la quale passava ritornelli
e impuntature, io pensavo che non fosse affatto sconvolta.
Mi mancavano le sere alla macchina da scrivere; mi mancavano
le declamazioni e le emanazioni camitiche di Mitwisser. Invidiavo
Anneliese, chiusa in quella stanza con la conflagrazione dei
furori di suo padre. Invidiavo persino i tre ragazzi, che ogni giorno
sembravano pi scatenati (stavano diventando a poco a poco
sempre pi americani), partendo la mattina tra le urla e tornando
tra urla e pugni, come fanno gli scolari, con fogli volanti che uscivano
dalle cartelle. La scuola aveva solidificato i loro nomi: erano
ormai, incontrovertibilmente, Hank, Jerry e Bill, ma soltanto tra
loro, e mai per Anneliese. Gli invidiavo l'emancipata turbolenza
della vita fuori dalle quattro mura disciplinate e decorose della
nostra casa. Tra queste quattro mura, solo Elsa Mitwisser aveva
scelto la sfrenatezza.
Non mi accadeva di invidiare Waltraut, ancora attaccata a
un'infanzia senza madre di cui avrebbe dovuto liberarsi. Tolte le
due tavolette di cioccolata che mi ricordai di regalarle, il suo quarto
compleanno era passato inosservato. La culla era il suo rifugio:
ultimamente si rifiutava di uscirne, e vi si tratteneva per tutto il
pomeriggio, sonnecchiando come un vecchio nano. Oppure si sedeva
sul cuscino a vestire e svestire la sua bambola, guardando
ogni tanto tra le sbarre per vedere se arrivava qualcuno. La bambola
era un'antica propriet, una profuga come il resto della famiglia
Mitwisser: aveva la testa di porcellana, un cerchio rosso sulle
guance, una lingua minuscola che sporgeva tra le labbra parzialmente
aperte, e gambe lunghe imbottite di paglia; e scarpe di stoffa
nera sfilacciate sulle punte. Era una bambola bavarese con i capelli
gialli vestita alla tirolese. Ogni tanto Waltraut lasciava cadere
la bambola e si premeva le nocche contro le orecchie; avevo assistito
a questa stranezza pi di una volta, quando i canti della signora
Mitwisser planavano nella tromba delle scale. Waltraut mi
faceva compassione: ero la sua unica compagna di giochi, e una
compagna riluttante. In quella casa nessuno infiammava le mie
idee pi del professor Mitwisser.
Hai cominciato a far studiare l'inglese alla mamma? chiese
Anneliese, qualche giorno dopo la direttiva di suo padre.
Le dissi che avevamo cominciato un romanzo.
Un romanzo americano? Pap dice che dovrebbe essere una
cosa che non la fa agitare.
Un romanzo inglese.
Anneliese era soddisfatta; credeva che ci che non era americano
non avrebbe n urlato n tirato pugni n agitato nessuno.
Il romanzo che avevamo cominciato era Ragione e sentimento.
C'erano libri dappertutto - file e file, pile e pile - ma non mi
constava che ci fossero (tanti erano in lingue e alfabeti sconosciuti) libri
di invenzione. I Caraiti, certo, si erano inventati da soli: non
dal nulla ma, come fanno gli eretici, da uno splendore gi esistente;
ma toglievano all'immaginazione, piuttosto che aggiungervi
qualcosa. I diecimila volumi di Mitwisser, con i loro scavi senza
fondo nell'eresia caraita, potevano essere visti come una favola,
perch la storia, a modo suo,  una favola, o almeno una parabola.
Ma quello che ci voleva - quello che ci voleva per la signora
Mitwisser - era una semplice Storia: una storia di uomini e donne
liberi dalla storia, tranne la loro. Bisogna persuaderla aveva decretato
Mitwisser. La signora Mitwisser non si sarebbe lasciata
persuadere; sarebbe scivolata via come una nuvola che altera la luce,
o si sarebbe smagrita le guance con le irritabili vibrazioni delle
sue filastrocche e ninnenanne. E se non si lasciava persuadere, ragionai,
bisognava sedurla.
Questa idea mi fece mettere le mani nel cassetto di mezzo del
com pi vicino al mio letto (il cassetto sopra il Bear Boy e la busta
di Bertram, quel livido bluastro per il quale la signora Mitwisser era
stata perdonata cento volte), dove i regali scovati da Ninel giacevano
in mezzo alla mia biancheria, con l'odore d'argilla dell'umida
cantina dell'Esercito della Salvezza ancora debolmente attaccato alle
pagine. Tempi difficili, che aveva ottenuto il tiepido consenso di
Ninel, lo misi subito da parte: di tempi difficili la signora Mitwisser
ne aveva sopportati abbastanza. Fu Jane Austen che afferrai, e sapevo
benissimo perch. Era per via dei soldi. Ninel aveva visto Ragione
e sentimento come una punizione o un rimprovero o uno
sberleffo, per ricordarmi che i romanzi che amavo erano immersi
nell'oscurit capitalista pre-marxista dei loro tempi sciaguratamente
imperialisti; le loro attrattive domestiche le sfuggivano.
Recitai:
Da molto tempo la famiglia Dashwood si era stabilita nel Sussex. La tenuta
era vasta e la residenza era a Norland Park, al centro della propriet, dove
per molte generazioni erano vissuti in un modo cos rispettabile da assicurarsi
la buona opinione dei vicini.
La signora Mitwisser capiva tutto questo molto bene; erano cose
che avevano un alone di strana familiarit; non c'era nulla che
esulasse dalla sua comprensione. La signora Mitwisser lo capiva
piacevolmente: ricordando quando lei stessa era vissuta in un modo
cos rispettabile da assicurarsi, ecc.; e quando le fortune dei
Dashwood si erano dissolte - La madre non aveva niente, e il padre
solo settemila sterline a sua disposizione - prese gusto alle affinit
che sent istantaneamente: la perdita di denaro, la necessit di denaro,
la speranza di denaro; prestigio, aspettativa, reputazione.
Continuai a leggere fino ad avere la gola irritata e la voce roca.
Leggevo ad alta voce una sera dopo l'altra, Sheherazade di quello
squallido posto alla lontana periferia della citt. La cassa di legno
sulla quale la signora Mitwisser aveva fatto i suoi puzzle era ancora
nella vecchia posizione. Ci misi sopra un lume e vi accostai una
sedia; la signora Mitwisser risprofond nel suo guanciale. Sotto,
nello studio di Mitwisser, i cadenzati mormorii giambici di padre
e figlia, domanda e risposta, si mescolavano tra loro. I ragazzi continuavano
a dormire. Waltraut, al sicuro nella sua culla, non si svegli
mai. I canti della pazza erano stati soffocati.
Eravamo arrivati al trentesimo capitolo, col perfido Willoughby
che tradisce Marianne Dashwood, e la signora Jennings che
deplora l'uomo che non ha il diritto di mancare alla parola data
solo perch diventa povero, e una ragazza pi ricca  pronta ad
averlo, quando Anneliese apparve sulla porta e sussurr il mio
nome.
Rosie! Vieni fuori un momento.
La testa della signora Mitwisser, sotto la lampada, sgropp come
un ispido cavallino. La sua mano lesta si impossess del mio
ginocchio. Devi finire disse.
Anneliese mi vuole...
Prima devi finire.
Anneliese avanz verso di noi. Le due trecce castane che le giravano
intorno alle orecchie avevano perduto le forcine; i capelli
le spiovevano dietro le spalle e sui seni. Non sapevo che fossero
cos lunghi. Era come se, una volta sciolti, il rischio di cui ero sempre
stata consapevole, il rischio di una misurata ferocia, sgorgasse
da lei: dalle punte di quei capelli sparsi. Un demone si stava dissolvendo;
un altro si stava formando: tutto era iniziato quando si
era sciolta le trecce.
Raccolse il libro - quando il suo braccio descrisse un impetuoso
semicerchio ci fu una ventata - e lo butt sul letto della signora
Mitwisser.
Vieni fuori, voglio dirti una cosa!
La seguii. Ci fermammo nel corridoio buio.
Pap mi ha dato la notizia solo adesso. Solo adesso, anche se
lo sa da stamattina. C' una lettera, finalmente.
Un moto d'impazienza nel letto. Rslein, dove vai, komm schnell
zuruck..."
Se la mamma mi sente, far una lagna. Anneliese mi spinse
pi a fondo nel buio. E James mormor. Sta arrivando James!
Pap non l'ha detto a nessuno: ha aspettato che i ragazzi dormissero,
non vuole che diventino tutti eccitati troppo presto. Ma
dobbiamo prepararci immediatamente. Heinz va con Gert e Willi,
e io vado con Waltraut, e James va davanti a pap, nella mia camera,
perci dobbiamo cambiare le lenzuola e tutto.
E tua madre?
Rimane dov'. L con te.
No, volevo dire... Questo James.
Be', dovr sopportarlo, dovr mandarlo gi, tutto qui!
Ci pensai su. La paura che avevo di Anneliese era quasi scomparsa:
con i capelli sciolti e spioventi sulle spalle, che nascondevano
quei minuscoli orecchini austeramente forestieri, Anneliese
era, vedevo, solo una bambina.
Dissi: Anche il professor Mitwisser dovr mandarlo gi?.
Che stupidaggine proruppe Anneliese. Pap e James, tu
non sai niente. Sono una persona sola. Sono identici. Gir sui
tacchi e si allontan da me con tanta forza che i suoi capelli mi
frustarono il viso. Mi serve il tuo aiuto con le lenzuola domattina
presto, ecco. Torna pure dalla mamma.
Seduta a mezzo, sprofondata nel cuscino, la signora Mitwisser
era ricaduta nell'inerzia. Credetti che si fosse appisolata suo malgrado.
La lampada era stata tirata pi vicino; lei era perfettamente
immobile. La luce le imbiancava le ossa visibili del polso e le dita
sottili. Ma i suoi occhi erano dissuggellati, insonni, rapiti. Le
piccole dita bianche stringevano il libro che sapeva di cantina. La
signora Mitwisser stava leggendo, in un'estasi di concentrata intelligenza,
un romanzo inglese.
Il suo scaltro marito era riuscito a cancellare il tedesco in tutte
le stanze della casa tranne la sua.
...
.
...
CAPITOLO 17.
...
.
...
I ragazzi Mitwisser avevano ossa lunghe e piedi lunghi. Era
evidente che erano destinati a diventare alti. Heinz mostrava gi i
segni di un allungamento: le braccia gli spuntavano dalle maniche
troppo corte. Willi, il pi giovane e il pi piccolo, era il pi bello.
Aveva gli occhi tondi come due ruote, quasi senza rastremature
agli angoli, di un castano che si scioglieva in un nero cos denso
che uno si aspettava di vederne filtrare una remota luce di stelle,
come da un nero firmamento senza fondo. La pelle impaziente
delle sue tempie pulsava; la sua era la bellezza asessuata di un
bambino. Waltraut non ne aveva neanche un po'. Languiva, aveva
perduto il sorriso e la simpatia, stava diventando una piccola strega:
la vita della casa la invecchiava. Non si occupava che della sua
bambola.
In quella famiglia di ossa lunghe - l'osso dell'avambraccio,
l'osso della coscia - solo la signora Mitwisser era diversa. Era una
donna piccola con cui un gigante aveva pensato bene di accoppiarsi.
Mitwisser, il progenitore di tutte quelle ossa lunghe, camminava
impettito e circolava come una grande statua semovente
estratta da una cava sul fianco di una montagna; quando entrava
in una stanza era costretto ad abbassare la testa, per non batterla
contro l'architrave. E Anneliese, volando da un'incombenza familiare
a un'altra, sembrava crescere sempre pi in altezza, col collo
elastico che si sviluppava dal lungo osso orizzontale della clavicola.
Mitwisser e sua figlia, una coppia di colossi; e accanto a loro
- anche se di rado era accanto a loro, e pi spesso era segregata -
Elsa Mitwisser, con il collo corto, le spalle strette, le dita piccine.
Era come se lei stessa avesse progettato questa strettezza, questa
piccolezza: tutti i suoi figli erano stati formati in base a qualche
progetto scientifico entro i confini della sua piccolezza. Era una
scienziata e una naturalista, e la scienza e la natura sono alla ricerca
dell'efficacia e dell'economia. La scienza e la natura si ribellano
al disordine e alla frattura; eppure il disordine e la frattura
l'avevano sconfitta e devastata. Avevano rovesciato il governo
della sua mente.
Ma io continuavo a domandarmi se fosse pazza per davvero, o
se la sua pazzia fosse essa stessa il frutto di un progetto scientifico.
Il mondo si era capovolto e l'aveva ribaltata e stordita. Dunque,
lei doveva rispondere! Rispondere al disordine col disordine, alla
frattura con la frattura; doveva rifiutare e rifiutare. Una volta o
due, dopo avere rifiutato, aveva ritrattato. Aveva rifiutato le scarpe:
ma ora le portava. Aveva rifiutato la lingua dell'esilio: ma adesso
era schiava di una storia in cui la mente era al governo, e una
nazione era stabile, e il disordine e la frattura erano stati addomesticati.
Parlava di Cian Osten con un ardore che soltanto la rabbia
aveva potuto accendere, e quando arriv alla fine ricominci,
anche se si lamentava dell'odore. Non protestava contro la lingua
dell'esilio; vi era immersa, soggiogata. La vera pazzia, pensavo,
non fa marcia indietro. La vera pazzia non ritratta. Era Amleto,
per il quale la pazzia  stratagemma e difesa e tranello, o era Ofelia,
sommersa dalla vera pazzia? E la sua piccolezza: l'aveva progettata
per distinguersi da quei giganti dei Mitwisser; per sfuggirgli
acciambellandosi in angoli nascosti. Ora si acciambellava col
suo libro. A conoscenza di magie e illusioni negate agli altri, si
rimpiccioliva a volont. Era una donnina dotata di poteri inconoscibili.
Non aveva alcun amore per i figli. Waltraut smaniava per
lei e la temeva.
La sua idea di James era folle. Ne fui certa appena lui entr
dalla porta verde con uno zaino sporco e bagnato sulle spalle e
una valigia graffiata, grondante acqua, in una mano; con l'altra si
stava togliendo un berretto di maglia gocciolante. Pioveva a dirotto,
le gocce passavano orizzontalmente come i proiettili di un tiro
di sbarramento, il plumbeo velo di una cascata che il vento metteva
di traverso. Era quel tipo di pioggia che mi rendeva vagamente
ansiosa, come un allarme ricordato, o un avvertimento, o un momento
critico. Avevamo lasciato Albany sotto la pioggia, ma quello era un
normale acquazzone, un fatto casuale. Lui entr rumorosamente
dalla porta aperta, appesantito e zuppo, e io sentii
quell'odore un po' metallico di terra e di cemento, quel misto di
elementi contraddittori che certe volte mi gonfiava le narici quando
vedevo, in sogno, la macchina di mio padre accartocciata in
mezzo alla strada, sotto la cortina martellante di una pioggia micidiale.
Avevo paura di quei sogni. Mi assalivano come ricostruzioni
di una cosa preannunciata.
Non era giovane e non era vecchio. Era uno strano tipo di pezzente.
Se lo avessi incontrato per la strada lo avrei preso per un vagabondo
e mi sarei tenuta al largo; avrei temuto il tocco accidentale
della sua manica. Sopra le scarpe aveva delle galosce, ma niente
calzini. Quando si tolse il berretto, una massa di capelli neri gli
cadde sulle lenti gocciolanti degli occhiali: impossibile vedere i
suoi occhi dietro tutta quell'acqua. Un nomade, un giramondo;
un uomo con uno zaino e senza calzini. Questo era James, James il
salvatore, il James che doveva portare la mia paga, il James che
aveva fornito quella casa, e i pasticcini, e i puzzle e gli aquiloni,
e il sontuoso appartamento in citt che era stato abbandonato per i
capricci della signora Mitwisser; questo era il James che li aveva
trasformati in Parasiten, il James il cui messianico avvento, aveva
predetto Anneliese (era forse pazza come sua madre?), li avrebbe
coperti, tutti, di denaro.
I ragazzi gli si affollarono intorno, una slavina di ragazzi che
strillavano e lo abbracciavano e lo stringevano e gli davano pugni
e pacche sulle spalle; a furia di stringerlo lo stavano asciugando,
intorno ai suoi piedi si era formata una pozzanghera, mentre
scoppiava un geyser di risate! Risate! C'era anche Mitwisser, dentro
le risate, e galleggiava nel chiasso, farfugliando come gli altri,
come i suoi ragazzi scatenati. Non lo avevo mai visto ridere. Ridere
lo cambiava. Pieghe nascoste, allargandosi, corrugavano la lunga
tavola della mascella, e l, dietro le labbra contorte, come cose
segrete svelate, c'erano i grossi denti rovinati. Pieghe e contorsioni:
le smorfie della sua bocca erano orribilmente riconoscibili.
Mitwisser in giacca e cravatta, nella sua malinconica tenuta da ambasciatore,
Mitwisser che rideva, era tale e quale il Mitwisser che
avevo visto piangere a saziet.
Si lanci verso il vagabondo e lo abbracci e lo baci sulle
guance. Benvenuto, benvenuto grid.
Ehi, mi state strangolando. Hank, staccati dal mio collo, maledizione!
Bill! Uh! Liberami da questi primati, Rudi, eh? Si agitava
selvaggiamente, ruggendo; aveva chiamato Mitwisser Rudi,
una cosa inconcepibile. In questa casa piena di regole, non aveva
regole.
Solo Anneliese si tenne in disparte. Si era rifatta le trecce che le
passavano sopra le orecchie come due lumache. I minuscoli orecchini
brillavano. Affront il selvaggio fradicio di pioggia con il suo
ciuffo da selvaggio e il ruggito da selvaggio e disse cerimoniosamente:
Questa, col palmo della mano rivolto a me,  l'istitutrice
dei miei fratelli. Da quando siamo arrivati. Ma cos era la mia
presenza che veniva spiegata, non quella di James: lui era chiaro di
per s, per tutti loro, lapalissiano come la pioggia; perci feci
quello che si aspettavano da me, e gli diedi la mano, e dissi il mio
nome.
Rosie ripet lui, e Anneliese disse: Scrive a macchina per
pap. La guardai mentre prendeva la roba di quell'uomo - lo zaino,
la valigia, il berretto di maglia, la giacca col bavero sfilacciato,
ogni cosa gocciolante e fradicia di pioggia - e vidi come lui gliela
porgeva, senza curarsi di guardarla, scherzando e ridendo con i
ragazzi, e stringendo Mitwisser tra le braccia. Lei spar con le sue
cose, e in un corteo giubilante lui guid tutti gli altri nell'interno;
era un Pifferaio Magico, era allegro con tutti. Ehi, tu! Tu, Rosie!
chiam. Dov' la piccina? Vammi a prendere quella Wally,
devo vedere la vecchia Wally!
In cima alle scale incontrai la signora Mitwisser, a piedi nudi e
di nuovo in camicia da notte: un'ora prima era vestita di tutto
punto. L'ultimo gradino era coperto di pezzi di carta.
 qui disse.
Raccolsi una manciata di frammenti di carta. Cos' questo?
 arrivato.  arrivato, dunque.
Jane Austen giaceva smembrata, una pagina dopo l'altra fatta a
pezzi e sparpagliata come un pugno di coriandoli in un sentiero
che finiva, o cominciava, ai piedi del letto della signora Mitwisser.
Come sarebbe stata contenta, Ninel!
...
.
...
CAPITOLO 18.
...
.
...
Alla nuova distribuzione dei posti letto bisognava abituarsi. I
tre ragazzi erano stati stipati tutti insieme in una stanza, la stanza
che prima era di Gert e Willi. Ma ora con loro c'era Heinz, un intruso
che imitava Anneliese e ordinava ai due fratelli di fare questo
e quello; loro protestavano con strilli e urla e missili volanti:
astucci di matite, cuscini, palle grosse e dure di calzini annodati.
Il mucchietto della roba di Anneliese era in un angolo vicino alla
culla di Waltraut. Si spostarono brandine da un piano all'altro.
Tutti questi spostamenti erano per James; per l'immensit della
sua venuta. Era arrivato, era qui. Il letto di Anneliese era il suo letto,
dove aveva dormito Anneliese ora dormiva lui, vicino alla tana
di Mitwisser. Solo il professor Mitwisser era rimasto indisturbato.
E anche se io conservai il mio posto con la signora Mitwisser, i
muri del cubicolo che avevamo in comune, tremando sotto i pugni
dei ragazzi a pochi metri di distanza, erano elettrizzati da un
cambiamento pi grande della rielaborazione della rigida scacchiera
della nostra casetta. Prima eravamo in otto; o meglio, loro
erano sette e io una mercenaria, mai un'amica di famiglia. Adesso
eravamo in nove, e il nono era qualcosa di pi di un amico di famiglia.
Era una forza. C'era della forza nella sua risata, e la risata
strisciava dentro i muri.
Non fu possibile convincere la signora Mitwisser a scendere;
mangiava da un vassoio, a letto. Era di nuovo come ad Albany: il
vassoio con gli avanzi che aspettava di essere portato via. Ma era
calma. Torn alle sue carte, posandole sopra la cassa di legno
mentre il fiato le usciva silenziosamente dai polmoni in sbuffi rabbiosi.
Le lezioni di Anneliese erano cessate; era James che passava
la sera con Mitwisser. La porta era spalancata. Era come se si fosse
alzata una palpebra. I discorsi uscivano a fiotti, i discorsi e le
vibrazioni arrugginite della straniata ilarit di Mitwisser, acuti belati
improvvisi che erompevano dal suo basso pesante e cupo. La
voce di James era sottile e lieve. I suoi occhi dietro le lenti erano
piccoli strumenti d'ispezione; i suoi occhiali lampeggiavano, e i
lampi guizzavano dentro le fessure, cercando. Era una specie di
detective. Quanto tempo sarebbe rimasto? Nulla faceva pensare
che avesse intenzione di andarsene. La mattina, quando Mitwisser
partiva per la biblioteca e i ragazzi andavano a scuola (con riluttanza,
adesso, affollandosi intorno a James, tra punzecchiature
e spintoni), lui sollevava Waltraut e se la faceva dondolare tra le
gambe e le diceva che lei era un topolino e lui un grosso leone, e
poi le diceva che il leone era lei e lui il topo, e lei gli girava intorno
e correva a nascondersi, strillando di gioia. Ma c'erano dei
giorni in cui Mitwisser non si metteva il cappello e non prendeva
la borsa e non usciva in strada con quel passo svelto da gigante
per andare verso il treno. Prendeva invece James a braccetto e lo
guidava nello studio. Mormoravano insieme sotto il sole che entrava
dalla finestra. Anche la luce pareva nuova; non avevo mai
notato come stampava un rettangolo bianco sul tappeto. Nessuno
mi chiamava. Anneliese mi dava poche istruzioni. Portava i pasti
a sua madre e scendeva di nuovo. Le vene bluastre sulle sue tempie
traslucide pulsavano debolmente; per la prima volta notai come
somigliava a Willi. Anche i giorni erano diversi. Le notti erano
diverse.
Cominciarono ad arrivare delle casse. Erano grandi e pesanti.
Una era marrone e molto grande, portata sulle spalle da due uomini:
un letto per Waltraut. Un'altra scatola conteneva una mezza
dozzina di bambole, ognuna in costume nazionale: una bambola
spagnola, una bambola polacca, una bambola svedese, una bambola
tirolese, tutte sottovesti e cappelli colorati e corpetti di seta, e
un bambolotto scozzese in tartan e kilt, con una piccola cornamusa
cucita addosso, e un altro bambolotto con la faccia dipinta, vestito
da pagliaccio con un collarino bianco. E dopo, anche se io
non seppi mai com'era andata, la culla di Waltraut scomparve.
C'era una scatola per Heinz: un meccano e un orologio elettrico
quadrato senza lancette; grossi numeri spuntavano dal nulla e andavano
a posto con un clic. E per Gert un monopattino col manubrio
blu e un'armonica e una flotta di tre biplani col motore a
elastico. E per Willi pattini a rotelle e una gabbia di balsa con un
canarino giallo dentro, un canarino di cotonina, che cantava
quando gli torcevano il becco.
Non c'era niente per Anneliese.
Quando Mitwisser era via, James sedeva nel suo studio: quella
caverna sacrosanta dove nessuno osava entrare. Qualche volta,
durante una delle sue cacce, Waltraut lo seguiva l dentro, e i due
roteavano da un angolo all'altro, Waltraut quasi stravolta dall'ilarit,
e James che urlava Topo! Topo!. E allora Anneliese arrivava
e convinceva Waltraut a seguirla. Waltraut aveva ritrovato la
sua vivacit. Era come se si fosse risvegliata dalla sua melanconia
per ridiventare una bambina normale.
Ma la casa non era normale. La porta dello studio di Mitwisser
era sempre aperta. Passandole davanti, vedevo James nella poltrona
di Mitwisser maneggiare i misteriosi volumi del professore. Li
scrutava come un cane, curioso ma senza capire. Tu, Rosie
chiam. Ho bisogno che tu mi dica una cosa.
Erano le undici del mattino. I ragazzi erano a scuola e Anneliese
aveva preso Waltraut con s. Erano uscite per andare fino ai negozi
bui sotto il traliccio del treno, la manina di Waltraut in quella
di Anneliese. Anche questa era una novit. Waltraut aveva abbandonato
la sua vecchia bambola berlinese con le gambe imbottite di
paglia. Era sparita con la culla, e la bambina non la cerc mai. Aveva
dimenticato i suoi profondi sonnellini infantili pomeridiani. L'aria
era piena di odori autunnali, di un odore di foglie che diventavano
rosse e marrone; il calore si ritirava dai marciapiedi. Le nostre
passeggiate estive sembravano distanti e irreali.
La signora Mitwisser sapeva tutto quello che succedeva sotto
di lei: anche due piani sotto. Inclinava la testa, tendendo l'orecchio.
Ero sicura che stava ascoltando anche in quel momento. Il
suo udito era ottimo. Le sue orecchie erano avide e rabbiose.
Tutta questa roba  greco, per me disse James. Non capisco
se l'alfabeto  capovolto o di traverso.
Credo che qualcosa sia proprio in greco dissi io.
Immagino che non lo capisca neanche tu.
No, dissi io, non ci arrivo.
E questo? Mise il pollice sulla pagina per farmi vedere.
Negli ultimi tempi avevo imparato cos'erano quei segni. Credo
che sia ebraico, ma potrebbe anche essere aramaico. Finora il
professor Mitwisser non mi ha permesso di toccare quei libri, dice
che non sono pronta. Anneliese  l'unica.
Perch ficcare il naso in una cosa se non sai in cosa lo ficchi,
rendo l'idea? Sotto i lampi degli occhiali, mand un fischio ironico
e sottile. Quanto a me, non sono d'accordo. E il tedesco? Tu
sai leggere il tedesco? C' un mucchio di roba in tedesco qua dentro.
Questo cos', arabo?... Arabo, sicuro, l'arabo lo riconosco, ci
sono vissuto, laggi.
Io non ci capisco niente.
Era come in casa propria, in quella stanza. Vi aveva portato la
sua tazza di t.
Allora, tu cosa fai per Rudi? Annie dice che scrivi a macchina...
Il professor Mitwisser detta e io scrivo.
Su quel ferrovecchio laggi? Quel mucchio di vecchie ossa?
Era l, spinta in un angolo: la macchina da scrivere con una
crepa nella emme. Stare in quel riquadro di sole mattutino mi innervosiva.
Avevo la luce negli occhi. Pensai alla signora Mitwisser
al piano di sopra, che toccava le sue carte sporche; pensai ai soldi.
Il professor Mitwisser mi ha assunto ad Albany dissi.
Ti ha assunto? Sei stata assunta?
Ha messo un annuncio su un giornale di Albany e io ho risposto.
Ti ha assunto? ripet lui. Questo significa un salario, no?
D'accordo. Quindici... no, diciotto dollari la settimana. Va bene?
Quel fischio sornione. Devi valere qualcosa per Rudi, o non saresti
qui.
Aiuto un po' dissi.
Ho saputo che stai cercando di insegnare alla Frau Doktor
l'inglese del re. Chiss Rudi come sarebbe contento. Gli faresti un
gran piacere, se tu ci riuscissi. Certe persone hanno bisogno di
cambiare la propria vita, se vogliono vivere. Ma Rudi no, Rudi
deve darci sotto.  un grand'uomo, Rudi, Rudi  formidabile...
Spero che tu lo capisca. Bevve un sorso di t, mi guard fisso sopra
la mezzaluna della tazza e trangugi il resto. Cosa facevi ad
Albany?
Ero alle magistrali.
Annie mi dice che hai smesso.
Perch me lo chiedeva se lo sapeva gi? Dissi: Il cugino con
cui vivevo si  sposato, e cos ho dovuto andarmene. Per una
ragione che non mi so spiegare, soggiunsi: Sua moglie  comunista.
Questo lo fece scoppiare in una lunga risata. La riconobbi; era
passata come un'onda tra i ragazzi, era passata sopra Mitwisser.
L'avevo sentita durante la notte, mescolata con la sorpresa del
canto balbettante di Mitwisser.
Comunista? Scherzi a parte, se tua cugina va al potere, sono
fritto. Mi farebbe fuori. Io sono un autentico plutocrate, accidenti,
ecco perch.
Plutocrate era una delle parole di Ninel. Volevo spiegare che
Ninel non era proprio mia cugina, che Ninel e Bertram non erano
proprio sposati, ma in quel preciso momento, sopra la nostra testa,
come una moneta monumentale tirata sul pavimento, uno
schianto simile al suono di un gong fece tremare il soffitto.
La signora Mitwisser! dissi, e corsi su a vedere.
Aveva scaraventato il vassoio della colazione nel corridoio oltre
la camera da letto: lo stretto corridoio dove Anneliese mi aveva
informato dell'arrivo di James.
Lui ti tira, ti tira dalla sua parte! Ti compra, ti d dei soldi!
Con questi soldi vada a vivere nell'El Dorado, non qui!
Qualche giorno dopo, nel tardo pomeriggio, un'altra scatola,
compatta e pesante, fu scaricata davanti alla porta verde. I ragazzi
formarono un cerchio intorno ad Anneliese mentre lei l'apriva.
Dentro c'era una macchina da scrivere Royal nera, odorosa di olio
fresco e metallo nuovo. La macchina vecchia, il fossile, era sparita.
Guarda com' buono James con te mi disse Anneliese.
Un'estranea come te. Quando pap torna a casa, chiss che sorpresa.
Non sar una sorpresa gridarono tutti insieme Gert, Heinz e
Willi.
Non sar una sorpresa disse Waltraut. Erano le sue prime
parole in inglese.
Non molto tempo dopo venni a sapere che El Dorado era il
nome dell'albergo pi lussuoso di Berlino.
...
.
...
CAPITOLO 19.
...
.
...
La nuova macchina da scrivere venne chiusa in un armadio. Il
professor Mitwisser non ne aveva bisogno, per ora; non aveva bisogno
di me. Ogni sera prendeva il t con James nello studio. Anneliese
portava il servizio da t su un vassoio: i piattini erano diversi
da quelli di latta, ammaccati, che venivano portati su alla signora
Mitwisser. Questo servizio era di porcellana, con un fregio
di rose gialle tutt'intorno, e tazze e piattini coordinati, e un bricchetto
per la panna e una zuccheriera e una grossa teiera rotonda.
Le tazze erano orlate d'oro. Come la nuova macchina da scrivere
e i giocattoli e il letto di Waltraut, il servizio da t era stato appena
introdotto nella casa. Il servizio da t: questo era il nome che gli
dava James. Mia madre amava i servizi da t, disse, ne aveva a
dozzine: e a causa di quelle dozzine, io lo sospettavo di parodiare
la realt.
Vers il t per Mitwisser. Nella propria tazza vers qualche altra
cosa; ritta vicino al suo piede vidi un'alta bottiglia color ambra.
E mi venne fatto di pensare che la mattina, quando si fermava l
con la sua tazza, dentro c'era del whiskey.
Quello e il suo schnapps esclam la signora Mitwisser dal
cuscino, rivolta a me. L seduto con mio marito a fare ah-ah-ah,
dieser Sufer!
Il progetto linguistico venne abbandonato. N allettamenti n
lusinghe ebbero il potere di smuovere la signora Mitwisser. Cian
Osten, stracciata, fu archiviata e soppressa. La signora Mitwisser
non si alzava dal letto e giocherellava con le carte. Non voleva
neanche vedere un libro in inglese. Non voleva vedere nessun libro.
Mand un piccolo strillo - uno strillo pi che un gemito -
quando tentai di leggerle qualcosa ad alta voce. Io invece cominciai
a leggere a Waltraut (si era materializzata all'improvviso una
scatola di libri illustrati), ma abbastanza spesso Anneliese me la
strappava di mano: James, spiegava, aveva voglia di fare quattro
salti con la vecchia Wally, e loro tre, Anneliese, Waltraut e James,
uscivano per andare in uno dei prati coperti di erbacce, ormai simile
a un campo di fieno e autunnale, che circondavano il quartiere.
Una mattina arriv un taxi. Andiamo allo zoo del Bronx
con la vecchia Wally annunci James. Anneliese disse: Bada tu
alla mamma, e poi lei e James sollevarono Waltraut, la misero tra
loro sul sedile e chiusero lo sportello, e con grande fracasso il taxi
se ne and.
Non c'era nulla che io potessi fare per la signora Mitwisser.
Non permetteva pi che le portassi da mangiare. Da me non lo accettava:
ero accusata di avere in tasca i soldi di James. Ancora una
volta fui sollevata dai miei doveri: ma due settimane dopo la mia
conversazione con James, Anneliese silenziosamente mi mise in
mano un biglietto da venti dollari, uno da dieci, uno da cinque e
quattro quarti di dollaro d'argento. Tranne il biglietto da dieci e le
monete, nascosi tutto nella busta blu di Bertram: non nel cassetto
del com sotto il Bear Boy, come prima, ma in un nuovo nascondiglio.
Nel cortile avevo trovato una scarpa vecchia di Willi, rotta,
fradicia e mezza coperta di fango. Sembrava un nascondiglio inespugnabile,
refrattario a qualunque furto. Lasciai che si asciugasse
e la pulii meglio che potevo, e vi ficcai dentro i soldi di Bertram
e molti di quelli che mi aveva dato Anneliese. La scarpa era chiusa
a chiave dentro la mia valigia, e la valigia al sicuro sotto il letto
della signora Mitwisser.
Ero in ozio; ero libera. C'erano giorni interi in cui James usciva
con Anneliese per l'ennesima escursione. La bambina ha bisogno
di uscire diceva. Non puoi tenere in gabbia, cos, una creaturina
come quella. I taxi andavano e venivano, mentre io gironzolavo
nella casa vuota, ingabbiata io stessa, ascoltando i sospiri
regolari e i lamenti della signora Mitwisser. I canti sguaiati erano
stati sostituiti da parole confuse e privati mormorii; recitava formule
magiche e segrete maledizioni. Cominciai a guardare fuori
dalle finestre, questa e quella, ma c'era poco da vedere, solo i marciapiedi
grigi, la fila di casette con i loro bassi arbusti sempreverdi,
il cortile melmoso dove, sotto l'unico albero, avevo trovato la
scarpa infangata di Willi. Qua e l un triangolo di cielo. Dalla finestra
della camera dei ragazzi il cielo era pi largo, e sullo sfondo,
in lontananza, si vedeva un confuso segno scuro orizzontale: il
traliccio, a parecchie strade di distanza, sul quale passavano i binari
che portavano in citt, la citt vera, e alla grande Biblioteca
dove Mitwisser lavorava un giorno dopo l'altro.
Quando i ragazzi tornarono rumorosamente da scuola, fu
Heinz a portare alla signora Mitwisser il vassoio del pomeriggio.
Quel mattino di buon'ora il taxi aveva portato via Waltraut e la
coppia dei suoi accompagnatori. Questa volta ad attirarli era uno
spettacolo di burattini; sembrava che al mondo ci fossero pi
spettacoli di burattini di quanti si potessero immaginare, e pi negozi
di giocattoli e giostre, e pi campi gioco lontani e inesplorati.
La signora Mitwisser sedeva impettita sul letto in camicia da notte
con una luce rossa che le gonfiava le palpebre; masticava il suo
toast in uno stato di rabbiosa letargia. Vicino, nel corridoio fuori
dalla porta, distesi sulla pancia, i suoi figli giocavano a Monopoli,
urlando. Un regalo di James, un tesoro portato a casa dall'ultima
uscita di Waltraut. I dadi tintinnavano, c'erano sprazzi d'ilarit.
Un gioco d'azzardo; sentivo la signora Mitwisser borbottare Er
soli zum El Dorado gehen (l'El Dorado era diventata una delle
sue formule magiche), e pensai a mio padre che tirava i dadi per
vincere un paio di scarpe a Croft Hall, e mi misi il palt e uscii.
Il viaggio in citt era lungo. Il treno cominciava in aria, prima
allo stesso livello dei tetti e delle chiome degli alberi, poi sempre
pi oscurato dai piani superiori di fabbriche e soffitte, fino a sparire
in un lampo, sussultando, nel buio del tunnel. Quando risalii
dalla sotterranea alla fermata della Quarantaduesima Strada, mi
ritrovai in un fiume di passanti, feltri grigi come un campo di soffioni
insemenziti, donne frettolose che ciangottavano su tacchi cinesi.
Un vento autunnale denaturato odorava di ozono da tranvia.
Sotto le torri polverose di Manhattan imbruniva in fretta.
All'angolo della Quinta Avenue, svoltando verso sud in quella
marea umana, vidi nel buio incombente una coppia di leoni
- fianchi stoici, solide criniere - e dietro di loro la scalinata di pietra
della biblioteca, dove i barboni si accovacciavano con i loro fagotti.
Oltre le porte, marmo... Marmo su e marmo gi: una sala regale,
lucidi corridoi tappezzati di manoscritti e vecchie stampe,
una grande scala di marmo, e poi la cavernosa sala di lettura, lunga,
smisurata, con l'alto soffitto scolpito e dipinto d'oro, le pareti
foderate di cataloghi di quercia (con migliaia di cassettini, milioni
di schede), gli immensi tavoli larghi e luccicanti, costellati di lampade
col paralume verde, i cento uomini e donne curvi o semiadagiati,
i libri aperti come stormi di ali dormienti, il fruscio delle pagine
voltate. Un'assenza nebbiosa come un velo si agitava nel vuoto
spazioso sopra tutti quei colli piegati, come se in quel nulla ci
fossero degli spettri che giocavano: esseri invisibili che cantavano
a bocca chiusa il rumore del silenzio.
In una nicchia formata da un muro e chiusa da scaffali messi
ad angolo retto - una piccola camera segreta in quella vastit -
scoprii l'Hotel El Dorado. Era elencato, con fotografie, in un vecchio
e fragile manuale intitolato Grandi locande d'Europa: la guida
del turista moderno. Lo estrassi da dov'era incuneato, fra alte
mappe rilegate (nazioni che non erano pi nazioni) e guide telefoniche
cittadine (Torino, Monaco, Glasgow, Rheims, Aarhus, quei
centri urbani del Vecchio continente dai nomi cos vivaci con le
loro strade leggendarie) e lessi: L'albergo pi illustre di Berlino.
ci sono suites, con salotto e bagno. Tra splendenti sale da pranzo, vini d'epoca,
orchestre famose, gradite le veglie danzanti, sono permesse le
uniformi. Una fotografia mostrava un baldacchino con le frange,
un portiere con spalline da operetta, una bella ragazza con i capelli
corti che sorrideva sotto una cloche. Sono permesse le
uniformi: gli ufficiali del Kaiser; un regime sorpassato. Che fosse
uno degli alberghi dov'era entrata con aria arcigna la famiglia
Mitwisser, vestita dei suoi abiti migliori, fingendo di avere il diritto,
come ospiti legittimi, di usare la toilette dell'atrio? Alla pagina
seguente, altre due fotografie, la prima che mostrava la facciata
dell'El Dorado: sembrava una cattedrale, con guglie e doccioni.
L'altra era di un letto enorme carico di cuscini di raso pieghettati,
con la didascalia: RIPOSATE IN PACE NELLA PI ACCOGLIENTE CITT
DELLA GERMANIA.
Tornai a ficcare La guida del turista moderno nella sua nicchia;
con un lieve stridore la fragile rilegatura di tela si ruppe. Uno
squarcio. A destra e a sinistra, una pioggia di frammenti di mappe.
Tutti i colli piegati. Quaderni e penne stilografiche. Piramidi
di opere di consultazione. Storie. Lingue perdute. Uomini in maniche
di camicia e gil, con la penna zigzagante; qui una donna
che annotava ferocemente dei numeri sotto una lente da ingrandimento.
Un irrequieto strascicar di piedi, una mano levata contro
la luce proveniente da una lampada con la base di bronzo e il paralume
verde. Un muoversi di gomiti. Colli piegati; altri stiramenti;
sbadigli.
Lontano, all'altro capo della sala di lettura, a una distanza infinita,
sedeva il professor Mitwisser. Vedevo la sua schiena gigantesca,
con le spalle monumentali; vedevo una protuberanza sul tavolo
davanti a lui: il cappello. Tutt'intorno, il fruscio di carte raccolte,
sedie spostate, libri chiusi di scatto come tante fucilate. Erano
le cinque e mezzo; la grande sala cominciava a vuotarsi. Mi
mossi lentamente attraverso corsie sempre pi deserte fino ad avvicinarmi
a Mitwisser: mi fermai dove il mio coraggio si esaur. La
sua borsa giaceva, afflosciata e chiusa, sulla sedia accanto alla sua.
Il piano sconfinato di quel tavolo enorme era assolutamente vuoto,
da un capo all'altro; le sue lampade si spensero di colpo. Si
chiude, si chiude avvert una voce: una lontana vocina femminile,
vibrante nel vuoto. Mitwisser rimase immobile. La sua testa, un
oggetto pesante caduto: le lunghe braccia nelle logore maniche di
lana. Gli occhi azzurri, fissi e terrificanti. Questo era l'uomo le cui
serate erano ormai dedicate alle risa; alla commedia di James. In
quel momento mi sembr una mummia messa a nudo: una mummia
alla quale qualcuno avesse rubato le bende.
...
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...
CAPITOLO 20.
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...
Lo rividi il giorno dopo, nello stesso posto, e di nuovo dopo
qualche giorno. Era facile, per me, uscire di casa. Nessuno ci badava,
nessuno se ne accorgeva. Io sceglievo solo i momenti in cui
Anneliese era fuori con James e Waltraut per qualche escursione
che sarebbe durata tutto il giorno; queste escursioni erano sempre
pi numerose. All'inizio facevo in modo di aspettare che i ragazzi
tornassero a casa da scuola, alle tre e mezzo, quando Heinz portava
su il vassoio della signora Mitwisser: il pasto che avevamo preparato
quel mattino, o Anneliese o io. Ma dopo qualche giorno
parve inutile aspettare. La signora Mitwisser, comunque, dormiva.
Era abituata a fare un sonnellino nel primo pomeriggio: si svegliava
solo quando i suoi figli riempivano l'ingresso col loro clamore.
All'una ero gi sul treno che portava nel cuore della citt. Era
crudele abbandonare la signora Mitwisser in una casa vuota? Io
stavo per fare una crudelt maggiore: andavo ancora una volta a
spiare il professor Mitwisser. Non era stato il mio primo intento. Il
mio piano era stato di accostarlo - come sarebbe stato sorpreso! -
e spiegargli che ero ansiosa di aiutarlo: non mi aveva assunto per
questo? Ero pronta ad andare a prendere i libri, e anche a trascriverne
le pagine, purch fossero in un alfabeto familiare che, per
quanto laboriosamente, potevo copiare. Il mio piano era di offrirmi
di lavorare per lui. Ma non c'erano lavori da fare. Lui era puntuale,
credeva nella regolarit. Era ligio al dovere dello studioso.
Veniva tutti i giorni con il cappello e la borsa.
Trovai posto a un tavolo un po' laterale alle sue spalle e lo osservai.
Non stava sempre in ozio. A volte toglieva un foglio di tasca
e una penna dal gil e li metteva l'una accanto all'altro. Poi
raccoglieva la penna, scarabocchiava una parola o due, e tornava a
deporla. Oppure spingeva indietro la sedia e si allontanava verso
il grande banco centrale per andare a prendere un grosso volume
che aveva ordinato. Sotto quel soffitto immenso le sue spalle perdevano
ogni forza, il suo corpaccione si rimpiccioliva. Il viaggio
quotidiano, la puntualit, la regolarit: era tutta una finzione. Finch
James fosse restato in quella casa, la Royal sarebbe rimasta
chiusa e muta. Era un uomo per il quale al mondo non c'era posto.
Capivo che stavo spiando qualcosa di vergognoso. C'era qualcosa
di eccitante: se avesse alzato gli occhi e si fosse guardato intorno,
mi avrebbe riconosciuto in un ambiente cos inaspettato? E
se lo avesse fatto, io cos'avrei detto, cosa sarebbe successo? Per
tentare la sorte, mi spostai verso il tavolo proprio davanti al suo,
dove poteva vedermi benissimo. Ma i suoi occhi erano puntati sul
cappello.
Erano le tre passate. Ora aveva abbassato la testa. Vidi le pieghe
sul collo, e pensai alla signora Mitwisser abbandonata in un'estasi
di desolazione. Il sole del tardo autunno, mascherato dal granito,
proiettava ombre color carbonella ai piedi dei Leoni. Mentre
scendevo i larghi gradini di pietra verso la Quinta Avenue, delle
urla ritmiche, come i latrati ripetuti di una dozzina di timonieri, si
alzarono a ondate dalla strada. Un corteo di marciatori con bandiere
e cartelli stava cominciando a sciogliersi. La frangia di spettatori
si era gi dissolta nel caos; non restavano altro che due o tre
manifestanti che continuavano a discutere. Un uomo barbuto con
un fazzoletto da zingaro sulla testa si avvicin di corsa a uno dei
Leoni con un pennello gocciolante, gli tir una riga rossa sulla
zampa e corse su per la scalinata. Un poliziotto a cavallo lanci un
urlo e si mosse. Una donna con i capelli corti e un paio di calzoni
da uomo si lasci cadere sull'ultimo gradino, depose l'asta del suo
cartello e alz lo sguardo a me.
Be', be', be', disse - aveva la voce roca, era uno dei timonieri
- se non  il piccolo topo di biblioteca in persona, quello che
Bert ha buttato fuori, proprio dove ti saresti aspettato di trovarlo...
Bertram non mi ha buttato fuori dissi io.
...proprio davanti al monumento del barone ladro, guarda
quello...
Dissi ancora: Bertram non mi ha buttato fuori. Tu s.
Non puoi dire di non stare meglio. Puoi ringraziarmi se sei
andata via da Albany... Ho saputo che l'hai lasciata disse Ninel.
Albany  una citt senza futuro. Gliel'avevo detto, a Bert, che
non mi sarei fatta seppellire l. Alz l'asta del cartello: diceva, a
grossi caratteri purpurei: CNDPP, e sotto, a lettere nere, pi piccole:
COMITATO NAZIONALE PER LA DIFESA DEI PRIGIONIERI POLITICI.
Io sono gi al Village, adesso. C' un gran movimento, al
Village.
Mi colp che avesse detto io, non noi, e allora le chiesi
dov'era Bertram.
Dove l'ho lasciato. Ha sgomberato il mio vecchio appartamento,
dunque, chiss. Un ciarlatano, non era una persona seria.
Per lui era tutto sentimento: c' una certa differenza tra sentimento
e sentimentalismo. Col sentimentalismo non si combina niente.
Sopra la sua testa, la zampa del Leone sanguinava pittura.
Vedi quello?  cos che si fanno le cose. Indic con l'asta le
grandi porte della Biblioteca. Sai chi ha costruito quest'affare?
 gratis, dissi, la pu usare chiunque...
Certo, e le povere schiene rotte che hanno portato le pietre,
era gratis anche per loro, non  vero? Giusto, va' pure avanti cos,
ama il tuo benefattore...
Era sempre la stessa: Ninel mi stordiva e mi spaventava. I suoi
discorsi non erano diversi dalla scritta sul cartello.
Il mio benefattore, dissi,  stato Bertram.
Lo credo. Ti ha dato dei soldi.
Come fai a saperlo...
Quella faccia da Little Orphan Annie che facevi? L'ho costretto
a confessare. Ti ha dato dei soldi che dovevano andare al
movimento. L'ultima goccia.
Ninel! url qualcuno.
Ehi, Charlie... Charlie! Si alz in piedi e agit le braccia:
l'uomo barbuto col fazzoletto in testa scendeva a balzelloni la scalinata
della Biblioteca.
Ho pisciato nella stessa latrina di John Jacob Astor disse lui.
L'ho anche migliorata un po'. Ho dipinto una grossa A rosso sangue
sopra a dove dice UOMINI. Ho finito la vernice, ho ficcato il
pennello nel water... Chi  questa?
Un parassita venuto da Albany. Suo pap era culo e camicia
con i ricconi. Ecco, disse Ninel, porgendomi la lunga asta del suo
cartello, ficcalo nel culo del tuo benefattore, e si allontan insieme
all'uomo col fazzoletto rosso.
Parassita. La stessa parola della signora Mitwisser.
...
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CAPITOLO 21.
...
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328 St. Peter's Street
The Bronx, New York
26 ottobre 1935.
Caro Bertram,
ho provato a scriverti un'altra volta, su una macchina da scrivere
vecchia e malata, ma non sapevo dove spedire la lettera, e
ancora non lo so. Come puoi vedere, questo  un bel nastro
fresco, e la macchina  nuova di zecca. Sono la prima a usarla,
anche se non  mia. L'ho tirata fuori dall'armadio dove la tengono:
 stata comprata per il mio datore di lavoro, il professor
Rudolf Mitwisser, che
26 ottobre 1935
Caro Bertram,
come vorrei sapere dove sei, per poterti spedire questa lettera!
Immagino che potrei scrivere presso l'ospedale generale di Albany,
se lavori ancora nella farmacia, ma in qualche modo sento
che non  cos in qualche modo sento che non sarebbe
26 ottobre 1935
Caro Bertram,
sarai stupito di sapere che ho visto Ninel! E uscita da un corteo
proprio mentre si stava sciogliendo. Aveva un cartello e i
suoi capelli erano pi corti di come li ricordavo, ma per il resto
era esattamente la stessa. Era non so quale protesta, e lei era
con un uomo che tirava la vernice. Questo a New York, nella
Quinta Avenue.
Questo a New York, dove abito io
Non abito proprio a New York.
C'era gente dappertutto, e polizia, e rumore e urla. Io ero alla
Biblioteca della Quarantaduesima Strada nella mia veste di assistente
del
C'ero andata per fare l'assistente di
26 ottobre 1935
Caro Bertram,
ho sentito che Ninel ti ha lasciato
Ho sentito che Ninel ti ha lasciato, dunque  un bene, dopo
tutto, che tu non ti sia mai veramente sposato
Ho sentito che tu e Ninel vi siete lasciati, e non so se tu e lei
siete ancora in contatto, nonostante tutto, ma se lo siete, probabilmente
saprai che lei
26 ottobre 1935
Caro Bertram,
continuo a pensare a te con affetto. Giusto ieri parlando di te
ho detto che sei il mio benef
26 ottobre 1935
Caro Bertram,
se sei ancora in contatto con Ninel (mi risulta che non  pi
con te), forse avrai saputo che ci siamo incontrate, brevemente,
in una strada di New York. Ma non  stata l'unica sorpresa
della giornata. Sono sicura che ricordi alcune delle cose che
c'erano in quella scatola che ci hanno mandato da Croft Hall
dopo l'incidente. Quelle scarpe, per esempio, praticamente
nuove. Tu le hai date a qualcuno dell'ospedale. E forse ti ricordi
di quel libro per bambini, uno della serie del Bear Boy, in
condizioni non troppo buone. Tu credevi che mio padre potesse
averlo conservato per qualche motivo sentimentale, e io
fui quasi tentata di pensare la stessa cosa. Ma no, Bertram, no!
Per lui era un oggetto di valore, per lui aveva uno scopo. Voglio
dire che un giorno lui punt sulla possibilit di farci un
buon guadagno. Ho scoperto tutto questo grazie a Willi, il figlio
minore del professor Rudolf Mitwisser, di cui sono l'assistente
e che mi ha assunto per inutile inutile mio dio sembro
Frau Doktor M
...
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CAPITOLO 22.
...
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...
Non potevo scrivere a Bertram. Pensavo che dipendesse dal
fatto che aborrivo ed esecravo la nuova macchina da scrivere. Essa
apparteneva, come il servizio da t e i giocattoli, al regime di James,
sotto il quale venivano scartati tutti i rituali consolidati, e
ogni consuetudine veniva fatta sembrare superata. James aveva introdotto
in quella casa sia la salute che la malattia. Tutto il viso di
Waltraut, fino al triangolo del mento, era diventato rubicondo. La
sua bocca era impaziente, e mostrava minuscoli dentini. Lei parlava
l'inglese e dimenticava il tedesco. E Anneliese: era serena, aveva
assunto un'aria indifferente, era quasi languida. Si muoveva
con passi liquidi e lenti. Smise di sgridare i ragazzi. Che adesso
erano selvaggi come un branco di pony.
Ma la signora Mitwisser era di nuovo a piedi nudi e in camicia
da notte, e non voleva scendere, e il professor Mitwisser affrontava
la sua gaiezza serale come una malattia.
La testa rapata e i calzoni larghi di Ninel. Il suo scherno e l'asta
del cartello: mi sentivo come se l'avesse usata per picchiarmi.
Era Bertram che mi aveva cacciato via; non era serio, era tutto
sentimento. Mi aveva baciato sulla bocca e cacciato via. Mi aveva
dato dei soldi e cacciato via.
Quando entrai in casa, erano tutti zitti, schierati intorno al tavolone
della sala da pranzo: schierati come i nemici del professor
Mitwisser qualche mese prima, quell'afosa sera di agosto. Un
mucchietto di foglie secche mi coprirono i piedi e mi passarono
davanti fluttuando attraverso la porta aperta. Waltraut era in un
angolo e cantava tra s, tutta presa dalle capriole e piroette che faceva
fare a una delle bambole nuove: era la bambola spagnola,
con i suoi capelli neri appuntati sopra la testa con un pettine, un
abito scarlatto con i falpal e i tacchi di una ballerina di flamenco.
Waltraut mormorava e canticchiava; era rosea e felice, e le brillavano
i dentini.
Intorno alla tavola sedevano James, Anneliese, Gert, Heinz e
Willi. I ragazzi erano immersi in un silenzio quasi cerimonioso,
come per la stanchezza che segue un rito senza nome. Quando
Willi mi vide entrare, balz in piedi e usc di corsa dalla stanza.
Gert disse: Bill ti ha derubato,  uno sporco ladro.
Volevo solo farlo vedere a James. Non l'ho preso, pu riaverlo...
Sei entrato e l'hai tirato fuori.
Torna indietro, Willi chiam Anneliese. La mamma non ti
ha visto? La mamma ti ha visto, non  vero? I suoi occhi castani
scivolarono da James a me. Se tu fossi stata in casa...
Sono andata in citt. Ho incontrato qualcuno.
Che importa dove sei andata! disse Anneliese, e si ferm l.
Heinz disse: Non conosci nessuno, come potevi incontrare
qualcuno?.
Cosa dovevo dire a questo sgarbato ragazzo con le braccia e le
gambe troppo lunghe? Che avevo incontrato Mitwisser che si
guardava il cappello? Che avevo incontrato lo scherno di Ninel e
l'asta del suo cartello?
Ho incontrato una fattucchiera nella Quinta Avenue dissi.
C'era un'epidemia di durezza; la durezza era sulle facce di tutti.
James mi guard, con attenzione; un modo nuovo di guardare.
Da dove viene questa cosa? disse.
Vidi allora il Bear Boy col risguardo strappato aperto sul tavolo.
Era in mezzo alla roba di mio padre quando  morto.
Tuo padre disse lui. E uno scherzo, tuo padre?
Non so perch lo avesse.
Ma tu sai quanto vale, no?
Il Bear Boy era seduto su un albero. Aveva una lunga frangetta
castana. Le sue gambe dondolavano da un ramo. Portava calzettoni
blu e scarpe marroni con due coppie di fibbie, e una camicetta
bianca con un colletto rotondo di pizzo pieghettato. Il colletto era
orlato di blu; un uccello con un verme arancione nel becco era ricamato
su una tasca. Per terra, sotto di lui - l'erba era verdissima -
c'era uno smisurato cappello verde, alto, largo e imponente, verde
come l'erba. Il cappello avrebbe potuto passare per una verde collinetta,
se non fosse stato per l'alta coda di pavone di penne verdi
che ne spuntava.
Sotto c'era questa filastrocca:
Non mi piaccio
particolarmente,
ma quando un maschiaccio
sporco e fetente
fa il prepotente,
oh, quanto mi piaccio!
Quel cappello, disse James, fu comprato nel 1911 da J. P.
Morgan per sessantamila dollari.
Ma  solo una figura disse Gert.
Una figura copiata da un cappello vero.
Perch uno dovrebbe spendere tanti soldi per uno stupido
cappello?
A causa del Bear Boy. Tutto quello che il Bear Boy toccava si
trasformava in oro. Le sue camicie, i suoi occhiali. Il Bear Boy,
disse James, era il re Mida della sua epoca.
La conosco quella storia disse Willi. Tutto ci che il re Mida
toccava cessava di essere vivo.
 una storia per bambini disse Gert. E tutta questa storia
del Bear Boy  una storia per bambini. L'avevamo anche noi, solo
che si chiamava Brknabe...
Lo so disse Willi.
Non te lo ricordi, eri troppo piccolo.
S che me lo ricordo. Lo ricordo cos bene che l'ho persino
detto a lei. Come un accusatore, punt il dito su di me. E come
se fossi stata accusata giustamente, io sentii una fiammata di colpevolezza,
anche se non avrei saputo dire per che cosa.
E questo libro, disse James, vale molto pi di quel cappello.
Ma la copertina  stracciata ed  pieno di macchie...
Le macchie del Bear Boy. Le sue macchie valgono moltissimo.
Il suo burro, la sua marmellata. Il libro che suo padre gli regal
quando aveva cinque anni, lo lesse e lo rilesse fino a odiarlo...
Che barzelletta.
Anneliese si irrigid. Dovresti andare a vedere come sta la
mamma intervenne. Andarsene cos e lasciarla sola...
Dormiva. Era perfettamente al sicuro, protestai, e i ragazzi
stavano per tornare a casa...
Dorme troppo. Si rivolse a Heinz. Quando hai portato su il
vassoio della mamma, dormiva ancora?
Dopo la scuola giocavamo a pallamuro, e Gert voleva rimanere,
cos abbiamo mandato a casa Willi.
Ho fatto il toast e ho preso il latte disse Willi; ma il suo collo
aveva cominciato ad arrossarsi. Un giorno avevo visto il collo di
Anneliese arrossarsi proprio nello stesso modo. La mamma non
era nel suo letto, cos  stato in quel momento che sono andato a
prendere il Bear Boy. Perch nessuno guardava, ma era solo per
mostrarlo a James...
La mamma non era nel suo letto? disse Anneliese.
No.
Dov'era?
Il rossore si estese alla fronte; le orecchie fiammeggiavano, la
testa fiammeggiava. Ho guardato in tutta la casa...
Di' dov'era la mamma disse Anneliese.
Nel letto di James. Con un paio di forbici, tagliando il suo cuscino.
A me Anneliese borbott: Ed  per questo che ti paghiamo?.
C'era pi forza dell'abitudine che fervore, nelle sue parole;
era asciutta e severa.
Ma io pensai:  James che mi paga, non voi!
Che barzelletta ripet James. Chiuse di scatto il Bear Boy, e
io compresi la mia colpa. Non era perch avevo abbandonato la
signora Mitwisser. Era, come sempre, a causa del vizio di mio padre.
...
.
...
CAPITOLO 23.
...
.
...
Il mattino seguente, dopo che i ragazzi furono andati a scuola,
il professor Mitwisser prese come sempre la sua borsa, si mise il
cappello e mi chiam. Aveva un'aria vagamente trasandata, e notai
che non si era curato di farsi la barba. Una sottile patina bianca gli
annebbiava il mento.
Lei non deve fare mai pi una cosa simile. Non deve mai pi
uscire di casa in quel modo. I miei figli sono solo dei bambini,
non sono responsabili, lei non deve contare per nulla su di loro.
Non deve mai pi lasciare a se stessa la mia povera moglie. Siamo
intesi?
La sua testa era bassa, le spalle alte; le sue spalle erano una caverna.
Usc in strada troppo cautamente, come un uomo che si nasconde.
Oggi baderai tu a Waltraut mi disse Anneliese. James ha bisogno
che io vada con lui.
Non la portate con voi?
Il tuo lavoro  badare a Waltraut e alla mamma. Ti prego di
ricordarlo.
Il mio lavoro  assistere il professor Mitwisser.
Ormai era facile sfidarla; Anneliese aveva perduto la sua influenza
su di me. Era diventata accomodante. Era come se non
avesse pi influenza nemmeno su se stessa.
Pap deve stare lontano tutto il giorno per il suo lavoro, lo
sai. E le sue sere appartengono a James. Un uovo bolliva in un
pentolino. Stava preparando il vassoio mattutino per la signora
Mitwisser: ma il suo sguardo guizz verso l'alto, verso lo studio
di Mitwisser, dove James sedeva nella poltrona del professore con
la sua tazza di t. Non dovresti preoccuparti per Willi. Adesso
va' a prendere Waltraut.
La signora Mitwisser non vuole che io mi avvicini protestai.
Oh, devi solo fare il tuo lavoro. Una pigrizia sconosciuta le
ronfava in gola. Te l'ho detto, pap e James sono assolutamente
identici, questa  l'unica cosa che conta.
Waltraut era sulle ginocchia di James e giocava con un pezzo
di spago.
Sto insegnando alla vecchia Wally a giocare a ripiglino disse
James.
Dissi io: Non  t quello che hai l dentro....
Giusto,  la roba che ci vuole. Ti corrobora per tutta la giornata.
Ti salva l'anima dalle cose del passato. Diede una spintarella;
Waltraut, con i pugni impigliati in una ragnatela, scivol gi
dalle sue ginocchia. Immagino che tu abbia avuto sentore che a
tuo babbo piaceva giocare a dadi disse.
Ora s che sentii la sua forza: la forza che agiva sulla casa, la
forza della salute e della malattia, la forza che spingeva la signora
Mitwisser a prendere le forbici. Un barbone, un vagabondo, un
fannullone, un invasore! Dieser Sufer. Ma indovinava le cose; sapeva
le cose.
Lo vinse a me disse James. Glielo avrei regalato, cerco sempre
di disfarmi di tutta questa robaccia. Quelle maledette camicie
stravaganti sono finite a Londra, in qualche museo. Il riso prolungato.
Ma quell'uomo voleva sfidare la sorte. Era al verde, e
voleva ancora sfidare la sorte.
In quel momento, nel mulinello di incoerenza che il mondo gi
mi faceva sospettare di essere, ricevetti la conferma che il Bear
Boy si era giocato con mio padre, e mio padre aveva vinto, o gli
era stato sornionamente permesso di vincere, il cimelio del Bear
Boy, con le macchie di marmellata del Bear Boy. Il cimelio poteva
trasformarsi in oro, e di esso io ero l'erede.
Anneliese era ritta sulla soglia. Ecco la colazione della mamma.
Niente cereali,  stanca di cereali, li lascia nel piatto. Portala
su, per piacere, io non ho tempo. A James disse: Sono pronta.
Voglio venire anch'io pigol Waltraut con la sua voce acuta
da agnellino. Alz la testa e guard James con i suoi occhi tondi;
gli occhi dei Mitwisser, ma con questa differenza: si erano abituati
a una cornucopia di giostre e spettacoli di burattini.
No, tu no mormor James. Oggi il topo non vuole uscire di
casa; e io captai, vibrante sotto le blandizie, un elettrico ronzio
che pareva dire: sei servita allo scopo.
...
.
...
CAPITOLO 24.
...
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...
La signora Mitwisser torn a chiedermi perdono. Confess
di avermi atrocemente offeso, insultato, era la contrizione personificata,
mi aveva fatto un'ingiustizia, un affronto, non una ma
due volte: prima aveva preso i miei soldi, poi mi aveva biasimato
per aver preso i soldi di James. Il primo era un furto, il secondo
era... Non sapeva come chiamarlo, il secondo. Io ero una domestica:
non era questo che ero, una specie di domestica?, e come
tale meritavo di essere pagata, e poich loro (noi, disse, con
l'alterigia di un'imperatrice) erano incapaci di pagarmi... A casa
le domestiche - la cameriera, la cuoca - erano sempre pagate
prontamente, ogni venerd mattina, tranne la governante, Mademoiselle
De Bonrepos, che riceveva il suo salario il primo del
mese in un sacchetto di seta legato da un cordoncino, insieme a
un regalino, in modo che si avesse l'impressione che era il regalo
a essere consegnato, piuttosto che il denaro, non andava bene
essere troppo aperti, troppo espliciti, una governante non  una
cameriera...
La perdonai molte volte. La guardai staccare con un morso un
grosso boccone dall'uovo sodo. I suoi denti erano sani e regolari
come quelli di Waltraut. Vedi? disse, e mi mostr l'uovo morsicato:
la mezzaluna lasciata dal cocuzzolo mancante. I miei primi
contributi nascono da questo morso. Copi la curva con un dito
in aria. Vado in Svizzera, ad Arosa, con Herr Doktor Schrdinger,
il boccone non c', ma tutti possiamo sapere com' la forma,
vedi?... La chiamarono, mi spieg, l'equazione di Schrdinger,
una funzione d'onda che si prolungava nello spazio, proprio come
in linea di principio il profilo mancante dell'uovo morsicato
proseguiva oltre il corpo esistente dell'uovo. Avevano passato le vacanze
di dicembre del 1925 ad Arosa, lei ed Erwin, in un buon albergo.
Anneliese, che aveva sei anni, era a casa, affidata alle cure
di Mademoiselle De Bonrepos, e naturalmente a quei tempi non
era molto corretto, ma suo marito non ne sapeva nulla, era sempre
in Spagna, in un archivio di quel paese, a cercare notizie di uno
dei suoi amati egiziani, era ibn Saghir? Non erano amanti, lei ed
Erwin, mai, anzi erano rivali, concorrenti, dormivano in camere
separate ma lavoravano gran parte della notte in quella di lui, ed
era stato nella sua stanza, dopo mezzanotte, quando avevano ordinato
dei rinfreschi per ristorarsi un po', che lei aveva addentato
l'uovo sodo, ed ecco, l'esplosione di vedere, la possibilit che gli
era sfuggita fino a quel momento, l'idea che l'oggetto della loro
passione, come un'onda del mare, dopo tutto non era garantito
che stesse sempre fermo nello stesso posto, era una forza non una
cosa, quel vagabondo dal cuore matto del loro volubile elettrone!...
Oh, erano giubilanti, e la gioia, l'ironia, l'assurdit, l'emozione
di quell'uovo! Insieme cercarono di formulare l'equazione,
ci vollero molte notti, di giorno passeggiavano, discutendo, lungo
i sentieri di montagna, nell'atrio era appeso un grande Tannenbaum
con globi di vetro colorato che riparavano le candele, s, li
sospettavano di essere amanti, gli svizzeri sono eternamente sospettosi...
Schrdinger, quel giovanotto austriaco alto e arrogante
con la fronte alta e le palpebre umide che tremavano, come labbra
bagnate, per l'emozione, e lei la sua assistente designata, una donna
sposata e una madre... All'Istituto l'avevano accettata con riluttanza,
era in tutto e per tutto una collega ma l'avevano presa per
metterla sotto Schrdinger, ed era stata lei ad addentare l'uovo...
Che tempi erano quelli! Pauli, Heisenberg, erano tutti fra i venti e
i trentanni, Fermi ne aveva appena ventitr, lei ventotto, solo
Erwin Schrdinger era un po' pi vecchio, avevano tutti varie teorie,
erano come una banda di mistici che inseguivano angeli immaginati:
onde e particelle!
E dopo, concluse - dopo che cosa? Dopo la Svizzera? - rimasi
incinta di Heinz.
Tacque di colpo.
Nel corridoio, fuori della camera da letto - proprio dove Anneliese
mi aveva parlato sottovoce di James - c'era Waltraut che
giocava, spingendo una macchinina sotto la galleria di una torre
fatta con le costruzioni. La macchinina urt la torre e la torre croll,
sparpagliando cubi blu e gialli dappertutto. A quel rumore la
signora Mitwisser trasal, guard fuori e si ritrasse. Waltraut non
guard dentro.
La piccola ora parla sempre inglese riprese la signora
Mitwisser.
I bambini imparano facilmente dissi io. Ma quello che Waltraut
aveva imparato - aveva fatto in fretta - era stare alla larga da
sua madre.
E i ragazzi, i ragazzi diventano dei teppisti...
Sono come tutti i ragazzi.
Willi, Willi  ladro.
Non importa dissi io, anche se non era vero.
Era al corrente di tutto. Anche quando dormiva, era sveglia.
Abitava in cima alla casa, dea onnisciente avvolta in una nuvola:
ascoltava, sentiva. Contemplava ladri e ladrocini. Schrdinger, per
esempio: era e non era un ladro. Avevano lavorato fianco a fianco,
ma ad addentare l'uovo era stata lei. Eppure la chiamavano equazione
di Schrdinger, e alla fine lei era stata buttata fuori! Espulsa
dalla storia dell'elettrone. Espulsa, disse (come Willi, come
Anneliese, aveva un collo che diventava rosso), e lo ripet, nell'idioma
della verit, per essere sicura che avessi inteso bene: Vertrieben!
Vertrieben aus der Geschichte der Physik.
La storia l'aveva maltrattata: non Schrdinger, non la storia
dell'elettrone (questa era la sua strana frase, avvolta in una cascata
di quei nomi ribelli, Born, Bohr, Dirac, Jordan, Verschaffelt,
Kramers, Ehrenfest, Lorentz, e altri ancora!). Era lo sconquasso
del pianeta che l'aveva maltrattata. Da quello sconquasso
lei era fuggita, e la sua mente, la sua mente, non era detto che si
fermasse in un posto, la sua mente era una forza, non una cosa,
una funzione che si estendeva nello spazio... E perci, anche se
non pienamente compresa, poteva essere, in qualche modo, degna
di fiducia.
Le dissi che mio padre aveva ucciso un ragazzo.
Solo Bertram lo sapeva; e Ninel.
All'uccisione di un ragazzo la signora Mitwisser si mostr indifferente.
Non era uno dei suoi ragazzi, e comunque lei era indifferente
anche ai suoi ragazzi. Era indifferente al fatto che io
avessi avuto un padre: si era mai chiesta se Mademoiselle De
Bonrepos aveva un padre, o se la cuoca o la cameriera avevano
un padre? Respinse il vassoio. Sopra vi giacevano i resti frastagliati
dell'uovo mangiato a met, segnati dai suoi bei dentini.
Una grigia stanchezza - una nebbia interiore - cal su di lei. Le
febbrili notti fanatiche della Svizzera stavano scivolando via;
erano state la sua gloria; il loro ricordo l'agitava ancora, e la
stancava. O forse era ancora chiusa in quella nera limousine che
continuava a girare per Berlino.
Ebbe un incidente con la macchina, insistetti, e uccise un
ragazzo, e diceva bugie e giocava d'azzardo. Giocava con James.
A James non era indifferente. Perch mi dici questo?
 quello che ha fatto Willi, ha preso una cosa che apparteneva
a mio padre... Ma lei ha sentito, ha sentito! Lei era di sopra, e
ha sentito...
Serenamente disse: Ho tagliato con le forbici dove lui mette
la testa.
Dissi io: Mio padre conosceva James, lo ha incontrato almeno
una volta....
Allora anche tuo padre  un Parasit! Un grido di trionfo, o
di commiserazione.
Era come se mi avesse fatto uno squarcio nel respiro. Da sotto
la coperta tir fuori un paio di forbicine con le punte arrotondate:
forbicine da bambino. Le riconobbi: venivano dal ncessaire di
una bambola che aveva fatto parte della valanga di nuovi giocattoli
di Waltraut. Le forbicine erano, compresi, il naturale corollario
dell'equazione di Schrdinger, lo spirito logico che segue la scienza;
se Jane Austen pu essere fatta a pezzi e sparpagliata qua e l,
se la biancheria del letto di James pu essere tagliuzzata e trasformata
in fiocchi di neve,  per formulare una prova: che gli elettroni
del fulmine sono dappertutto nel medesimo tempo, che le particelle
sono insieme causa ed effetto, che nulla ha forma o stasi,
che il pensiero stesso  mero flusso, che la storia filtra, goccia a
goccia, e non dorme mai; e che James, anche James, pu essere
cacciato via.
Mi stup com'era diventata placida, e come i suoi occhi spiccavano
come nodi nel legno scuriti dall'olio. Si protese sopra la colazione
rovinata e mi tocc il viso; era una specie di esperimento,
un'investigazione. Era il primo tocco che avessi mai avuto da lei.
Dipendeva dal fatto che pensava che anche mio padre fosse un
nemico di James? Ma si sbagliava: con James mio padre aveva giocato
e vinto. D'altra parte, se gli era stato permesso di vincere...
Ora io ti dir, incalz, due convinzioni. Una dev'essere taciuta,
l'altra no. Mio marito  convinto che Heinz non sia suo figlio.
Di conseguenza lo ama. E questo James, dieser Sufer!  convinto
di essere un Caraita. Di conseguenza ama mio marito. Ora
capisci, nicht wahr?
Le chiesi quale delle due doveva essere taciuta.
Ach, disse lei, i cocchi di mio marito, le lucciole.
Le lucciole erano i Caraiti. Brillavano per una breve ora, e poi
svanivano. Questo lei mi disse con tanta ossessiva intelligenza che
credetti di avere la conferma che era un puro e semplice scienziato.
Gli elettroni si immaginavano, ma erano efficaci e plausibili. I
Caraiti no, dunque perch parlare di loro, perch dare la vita per
loro, perch dipendere da loro? Perch non cacciarli via?
...
.
...
CAPITOLO 25.
...
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...
In principio il Bear Boy andava pazzo per i disegni che faceva
suo padre. Si piazzava dietro il tavolo da disegno di suo padre, e
guardava come gli acquerelli, pallidi e magici, inondavano le nervature
delle illustrazioni. Si vedeva sbocciare lentamente: era proprio
lui, un ragazzo con i capelli che sembravano una pelliccia,
nella posa che suo padre gli aveva detto di tenere, seduto su un ramo,
diciamo, o mentre ficcava un bastone in una pozzanghera, o
dipingeva una faccia su una cipolla, tutte quelle strane idee di suo
padre sulle cose che gli piaceva fare. Alcune gli piaceva veramente
farle, gli piaceva veramente dipingere un naso e una bocca su
una cipolla col suo buffo ciuffo sulla testa, e le camicette cucite da
sua madre non gli davano troppo fastidio, e poco gli importava
della frangetta, poteva sempre scostarsela dalla fronte con la mano...
In principio andava pazzo per i disegni, e gli interessava la
strana direzione in cui si sviluppavano le storie da quello che sembrava
il modo che suo padre aveva di studiarlo, anche se non gli
piaceva essere studiato, e non gli piacevano le doppie fibbie sulle
scarpe, e non gli piaceva che sua madre gli imbellettasse le ginocchia
per accontentare l'occhio di suo padre quando disegnava.
Suo padre non faceva che disegnare e trafficare con le storie, inventare
filastrocche e parole che lui non diceva mai, che non era
capace di dire, e fingere che il vecchio cappellone verde di sua madre
potesse parlare, quando tutti sanno che un cappello non  capace
di parlare, anche se lo pieghi, come faceva suo padre, facendogli
prendere la forma di due gigantesche labbra verdi. Non gli
piaceva essere studiato, e non gli piaceva che gli imbellettassero le
ginocchia, e qualche volta anche le gote, ma stava succedendo
qualcosa di emozionante, questo era chiaro, e una mattina - sua
madre era molto eccitata - suo padre gli mise tra le mani un bel libriccino
con un disegno del cappello verde sulla copertina, e lui
acciambellato dentro. Be'! disse suo padre. Eccoti qua! Non
era un libro come tutti gli altri, non assomigliava a nessuno degli
altri libri della casa o del mondo, gli spieg sua madre, perch era
Arrivato Dall'Editore e suo padre lo aveva Scritto e Illustrato.
Dopodich ci fu un grande trambusto, col campanello che
continuava a suonare, e gente che si ammassava davanti al cancello e guardava dentro le finestre per vedere se c'era qualcuno in casa,
per vedere se c'era lui, e nuovi adulti dappertutto, sconosciuti,
qualcuno per Rispondere Alle Lettere e qualcun altro per Badare
A Lui, anche se lui voleva solo sua madre, che mandava un eccitante
odore di sigarette, e non voleva mai suo padre, che aveva bisogno
che lui stesse fermo e in posa, con la frangia spiovente sugli
occhi che gli confondeva la vista, e tutt'a un tratto c'era anche un
Giardiniere, e sua madre diceva: che bello ora che disponevano di
Mezzi, ora che suo padre era Famoso e che era Famoso anche lui,
ma cosa voleva dire Famoso?
Aveva cinque anni, allora, e quando ne ebbe sei accaddero due
brutte cose: lui cess di essere Jimmy, perch tutte le persone che
leggevano le storie ai loro figli (erano migliaia, disse sua madre)
avevano cominciato a pensare a lui come all'A'Bair Boy, che presto
divent il Bear Boy, e la seconda cosa brutta fu che dovette andare
a scuola e imparare a leggere, e a scuola tutti lo chiamavano
Bear Boy, come se fosse un animale impagliato che si portava a letto,
o come se fosse identico ai disegni di suo padre, e non un ragazzo
vero. C'era anche una terza cosa brutta: impar a leggere, e
quando ebbe sette anni - allora erano Arrivati Dall'Editore gi
una mezza dozzina di libri di suo padre - pot leggerli da solo; e li
odi, perch suo padre nei libri lo chiamava Bear Boy, e lui sentiva
(e aveva ragione) che non sarebbe stato mai pi Jimmy, che
avrebbe dovuto essere il Bear Boy con le scarpe con le fibbie e la
frangetta e i colletti pieghettati per il resto della vita, come un
bambolotto che non cambiava mai vestito. Per lui i giocattoli non
erano pi niente, ne aveva mucchi, di giocattoli, aveva trenini e
una dozzina di bambolotti grandi e piccoli, e camion e macchinine
e un carro di legno del lattaio con un cavallo di legno per tirarlo e un fortino pieno di soldatini di piombo in uniformi diverse e
una tenda indiana. Per qualche tempo ebbe anche una casa di
bambola; era l'unico giocattolo al quale tenesse veramente. E si
vergognava delle sue ginocchia.
Ma sapeva di essere Importante;  questo che significa Famoso.
Il Famoso veramente era suo padre, che inventava le storie e
dipingeva le figure - questo glielo disse sua madre - e la donna
che Badava A Lui gli disse la stessa cosa, la donna con la pelle del
collo rilassata e tutta grinzosa, come una borsa di tela vuota; per,
non era suo padre che venivano a fotografare, era il Bear Boy. Sceglievano
tre o quattro dei suoi giocattoli (i suoi giocattoli stavano
diventando beni pubblici, come le altalene del parco) e lo mettevano
a sedere l in mezzo e lo chiamavano Bear Boy e cercavano
di farlo ridere. Lui non rideva mai per loro, e questo sembrava accrescere
la sua Importanza. Un faccino grave sotto la frangia che
lo accieca qualcuno lo descrisse (era nel supplemento a rotocalco
di un giornale), che era come suo padre ora prese a disegnarlo, dimodoch
i libri successivi lo rappresentarono Solenne, e quando
era Solenne sembrava Straordinariamente Saggio, e quando era
Straordinariamente Saggio era Deliziosamente Stravagante. E
quando usciva da scuola dovevano andarlo a prendere, era troppo
Famoso per andare a scuola, rischiava di essere rapito (anche se
questo gli fu tenuto nascosto), perci dovette essere Educato A
Casa, e fu cos che nacque Il Bear Boy dall'Alveare allo Zeb, l'undicesimo
della serie e il pi colorito, con decorazioni di fiori e di
animali che ne incorniciavano ogni pagina, e lo stupido cappello
verde che cantava:
Le api dell'Alveare.
Gli uccelli della Voliera.
Le corna dello Zeb.
Questa  una tiritera
Che ti far sognare
Tra le pentole blu,
ed ecco il Bear Boy piegato sulle ginocchia rosee accanto al cappello
verde, con una pentola blu vicino a lui, e un'altra appesa a
un albero. Una civetta era appollaiata sulla sua spalla sinistra,
mentre sopra la sua testa un grande sole arancione, col faccione
cinto di raggi che sembravano corna, era costellato di api. Il Bear
Boy sapeva che le pentole (tinte di blu per esigenze di rima) erano
state ispirate dalle teiere, perch la madre del Bear Boy - ora che
non mancavano di Mezzi - aveva comprato parecchi sontuosi servizi
da t, di porcellana con un filetto dorato, e zuccheriere e bricchetti
per la panna e panciute teiere rotonde orlate d'oro per le foglioline
di t. Oh, non erano privi di Mezzi!
Tutto and bene finch ebbe dieci anni, e gli riusc sopportabile
a undici, ma a dodici not le tracce di una certa stranezza,
non la solita stranezza, e riconobbe (come poteva non farlo?) che
la sua vita era diversa da quella degli altri ragazzi, che soltanto lui
era Importante, che gli altri chiaramente non lo erano, e comprese
di essere destinato a essere guardato a bocca aperta, anche se i
fotografi erano andati via e le ossa dei suoi polsi cominciavano a
trovare troppo strette le maniche delle sue camicette. A quattordici
anni gli spunt il pomo d'Adamo, e le tracce di stranezza diventarono
paura. Era una paura di tutto; era una paura di vivere.
Cap che non ci sarebbe stato scampo, che avrebbe portato per
sempre il marchio del Bear Boy, che avrebbe dovuto portarlo fino
alla vecchiaia; quando avesse avuto quarant'anni avrebbero detto
di lui: Guarda quel tipo,  il Bear Boy che  diventato grande, e
quando avesse avuto settant'anni avrebbero detto: Quello era il
Bear Boy, te l'immagini?.
Nel mese di gennaio dell'anno in cui comp sedici anni sua madre
usc di casa con la sua sigaretta e prese freddo, e il freddo le
invase i polmoni; toss violentemente per un mese e naturalmente
cominci a star meglio, sembrava che stesse abbastanza bene, ma
poi tutt'a un tratto mor. Lui rimase solo con suo padre e il tavolo
da disegno di suo padre. A suo padre non serviva pi, era troppo
alto, suo padre schizzava copiando da fotografie, le storie le strappava
all'aria con le blandizie, erano fatte d'aria, diventavano sempre
pi Stravaganti, e il bambino delle figure aveva sempre cinque
anni, e intanto il Bear Boy usciva in carta patinata, era immortale,
ma il suo autore no; sicch un giorno, tre anni dopo la morte della
madre, lo Herald di Boston pubblic un annuncio di mezza
pagina con questa intestazione:
JAMES PHILIP A'BAIR SENIOR, 68 ANNI,
AUTORE-ARTISTA,
CREATORE DI STORIE AMATE
DAI BAMBINI DI TUTTO IL MONDO
Ma il Bear Boy non fin sottoterra con il suo creatore. Il Bear
Boy non poteva perire, aveva fatto troppa strada in troppe lingue,
e continuava a marciare, con i capelli che sembravano una pelliccia
e l'occhio solenne, Straordinariamente Saggio e Stravagante,
armato della sua formula magica (Jellydrop!) e dei suoi esuberanti
versi polisillabici. In Germania era secondo nelle vendite solo a
Emil und die Detektive, in Gran Bretagna e tutte le sue colonie
rivaleggiava con Beatrix Potter. Si fece vivo in Italia, in Francia e
nei Paesi Bassi, e persino (clandestinamente) nell'Unione Sovietica
appena fondata, dove fu vilipeso per il suo abbigliamento e denunciato
come ozioso aristocratico.
Ai margini dell'annuncio dello Herald il Bear Boy scrisse
amaramente:
ALVEARE
VOLIERA
ZEB
OBITORIO!
O meglio, non lo scrisse veramente, anche se questo era stato il
suo intento, ma si limit a cantarlo malignamente tra s con la voce
del cappello verde, malignamente perch tutti i Mezzi, le corna
doviziose dell'abbondanza, stavano ormai rovesciandosi su di lui,
il Bear Boy era diventato un Patrimonio (diritti a non finire, diritti
che si proiettavano nel lontano, lontanissimo futuro!), e lui era
l'Erede. Era il possessore di tutto ci che aborriva; era il possessore
di ci che suo padre aveva fatto di lui. Qualunque cosa fosse
stato al tempo incontaminato della nascita, qualunque cosa fosse
destinato a diventare, suo padre l'aveva coperta di abbellimenti:
di menzogne e impurit. Lui non parlava in versi. I giochi ideati
da suo padre non erano i suoi giochi. Jellydrop, la formula magica,
era un'invenzione. Anche i vestiti, le camicette, i calzettoni
che gli arrivavano alle ginocchia, le scarpe con le doppie fibbie, il
belletto... Tutta una romantica fantasia. Persino i capelli! E quando
salt fuori che era un po' miope e aveva bisogno di occhiali (lo
aveva scoperto la donna che Badava A Lui), venne munito di occhiali,
certamente, ma privato del sollievo di portarli troppo spesso:
il pallido ovale del visetto del Bear Boy, innocente come un
piatto vuoto, non doveva essere messo sottosopra; cos condusse
una vita sfocata, lo sfocamento della frangetta troppo lunga che
gli faceva il solletico alle palpebre, e lo sfocamento dovuto a una
leggera miopia. Sapeva di essere un accessorio: la progenie dell'impostore
che animava i libri di suo padre. Non era un ragazzo
normale, era un disegno di suo padre, una dissertazione di suo padre,
l'esegesi che suo padre faceva di un ragazzo. Suo padre aveva
creato un ragazzo parallelo; suo padre lo aveva interpretato per il
mondo. Il Bear Boy non era mai stato se stesso. Era il commentario
di suo padre al suo corpo e al suo cervello.
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CAPITOLO 26.
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Cadde la neve; e arriv una lettera di Bertram. La neve, cominciando
furtivamente nel cuore della notte, continu a cadere
un'ora dopo l'altra, come se venisse rigettata da un invisibile stomaco
gonfio sopra la nostra testa: un freddo vomito bianco. Si avvolse
intorno ai piedi dei pali del telefono e ne impennacchi e appesant
i fili fino ad abbassarli. La neve fu una sorpresa; erano i
primi di dicembre, e le tracce dell'autunno non erano sparite: c'erano
ancora delle foglie secche, a forma di conchiglie raggrinzite,
lungo i cordoli. Un torrente di fiocchi spessi copr silenziosamente
tetti, cespugli e marciapiedi. Il traliccio del treno era intasato
dalla neve. I treni passavano lenti o non passavano affatto; i binari
erano incrostati di ghiaccio. Il professor Mitwisser apr la porta,
guard fuori, vide il portalettere che camminava di traverso lottando
contro il vento, prese le lettere che gli porgeva e mise via il
cappello.
Oggi, allora, mi disse, devo lavorare nello studio.
Mi pass la lettera di Bertram e gir cautamente intorno a
Waltraut, che aveva trasformato le scale in uno stadio per le sue
bambole. Ogni bambola era seduta su un gradino: sei gradini, sei
figurine in costume. I ragazzi, sgravati della scuola, chiacchieravano
davanti agli scacchi cinesi nella loro stanza, scoppiando ogni
tanto in qualche urlo; sopra la nostra testa ci fu il tonfo irregolare
di un missile lanciato. Il riverbero fuori dalle finestre sembrava
immergere la casa in un'ombra da caverna. Anneliese e James non
erano tornati.
La signora Mitwisser si stava mettendo le scarpe. Vado gi
disse.
Stavo giusto per portarle su la colazione...
Lei trov uno scialle e se lo butt sopra la camicia da notte.
Vado gi insistette.
Si sedette al tavolo della sala da pranzo e mi permise di servirla.
Le sue spalle coperte dallo scialle erano regali. Teneva gli occhi
fissi sul toast. Appena il giorno prima il tostapane era inservibile;
uno dei pannelli radianti era scardinato. Lo aveva aggiustato
Heinz.
Mio marito, disse la signora Mitwisser, er ist doch zu
Hause.
Lo avevo visto chiudere la porta dello studio mentre sua moglie
gli passava davanti.
E questo James, lui non  in casa.
La tempesta...
Non torner. Quello, no. Mi prese la mano con un calore
complice. Cos siamo liberi?
La lettera di Bertram era nella tasca del mio vestito; la voce di
Bertram era nella mia tasca, contro la coscia. Come desideravo liberarmi
dei presagi della signora Mitwisser: oh, se fosse tornata a
letto a dormire il suo eterno sonno insonne!
Ma lei si chin, si tolse dalla scarpa un triangolino di carta
bianca e lo spieg.
Schau mal!
Dentro la barchetta di carta c'era una ciocca di capelli neri.
Quello! Lo vedo, lo trovo... Aspett che io capissi. La mia
Anneliese, lei lo mette sotto il cuscino di quello.
Capelli di Anneliese? Sotto il cuscino di James?
Me li mostr. Un ciuffo ovale castano scuro. Il colore inconfondibile
dei capelli di Anneliese. Ma non era diverso dal colore
dei capelli della signora Mitwisser, arruffati e sconvolti.
Se mio marito sapr, mi confid, ivie tragisch... Ach, come
sar infelice.
Fece un sorrisetto - un lamento - e and ai piedi delle scale a
vedere Waltraut e la gradinata di bambole; era chiaro che desiderava
che suo marito sapesse cos'aveva nella scarpa.
Disse qualcosa in tedesco alla bambina. Waltraut non rispose:
stava diligentemente giocherellando con le labbra di celluloide
della bambola pagliaccio, aprendole e chiudendole. Su-clic, gi-
clic, su-clic.
Komm, die Mutter ist da...
Waltraut non rispose.
Il triste e vago sorriso si spense. Quello prende i miei figli.
Quello ruba i miei figli. Io non ho figli...
Ne ha cinque dissi io, inutilmente; la lettera di Bertram mi
scaldava segretamente il fianco, la coscia, l'anca.
Un cupo mormorio. Quattro. Alz le dita, nascondendo il
pollice. Mio marito, nein! Quello  ladro! esclam.
Dall'alto arriv la voce di Mitwisser: Prego venire immediatamente.
Un tuono imperioso.
Lasciai la signora Mitwisser ai piedi delle scale, sconsolata, con
le scarpe e lo scialle, e tirai fuori la nuova macchina da scrivere e
la misi sul tavolino nello studio di Mitwisser. James vi aveva lasciato
la sua tazza. La tolsi; ne usciva un effluvio di schnapps. Nel
grosso pugno Mitwisser stringeva un fascio di note. Era forte e
pronto: la spettrale sagoma ingobbita della Biblioteca aveva subito
una trasfigurazione. Dentro di lui l'ambizione alzava la testa come
un animale risvegliato.
Al-Kirkisani! annunci. Indic la tastiera quasi con violenza,
e sillab questo nome, nonostante mi fosse familiare; poi si
lanci in una vulcanica e torrenziale narrazione. Conoscevo gi, e
bene, questo nome: Jacob al-Kirkisani, l'impareggiabile pensatore
caraita dei primi del decimo secolo, nato a Circesium, nell'alta
Mesopotamia. Opere principali ancora esistenti: Il libro dei giardini
e dei parchi e Il libro dei fari e delle torri di guardia. Numerosi
trattati ancora sconosciuti. Fece viaggi in Cina e in India; registr
certe usanze ind dell'epoca. Credeva nella ragione, nelle dimostrazioni
razionali fondate sulla conoscenza basata sulla percezione
sensoriale (Mitwisser che dettava), nella perfezione della totalit
della Scrittura come considerazione, allocuzione, dichiarazione e interrogazione,
relativamente a fatto, metafora, generalizzazione, progresso,
dilazione, riduzione, profusione, separazione, combinazione
(Mitwisser che dettava, tutto questo dai Principi di esegesi biblica).
La sua massima asserzione: La Scrittura nella sua totalit dev'essere
presa alla lettera. Se ci fosse consentito togliere un dato passo biblico
dal suo significato letterale, senza una valida ragione per farlo,
saremmo giustificati a fare lo stesso per la totalit della Scrittura,
e questo porterebbe alla nullificazione di tutte le considerazioni ivi
contenute, compresi tutti i comandamenti, proibizioni e cos via, il
che sarebbe l'acme dell'empiet (Mitwisser che dettava).
L'acme dell'empiet! Rimasi colpita da queste parole. Erano
care a Mitwisser; e tutt'a un tratto si trasformarono in una via di
accesso alla memoria. Nel cuore della notte, disse lui, era stato
svegliato da una luce; era troppo intensa, cortine che piovevano
dall'alto di un bianco sfolgorante che faceva strani giochi sul soffitto.
La casa era silenziosa. Di l dal corridoio, la stanza di James,
la stanza che prima era di sua figlia, la stanza che sua figlia aveva
ceduto a James, era vuota. James era andato via, non era tornato;
sua figlia era andata via. Non erano tornati a causa della tempesta.
La neve, gli ondulati mucchi di neve; il velo di luce notturno. Tanto
tempo fa, neve a Berlino, dappertutto una moltitudine di luci
natalizie; ma lui era lontano, nel Sud, nella Spagna assolata, a frugare
in un archivio dove non aveva trovato niente. Nel Nord i treni
erano fermi, i treni erano gelati sui binari, neve e ghiaccio su su
fino al Mar Baltico! Berlino cinta da montagne di neve. Non poteva
tornare indietro: non poteva tornare indietro a causa della tempesta.
Sped un telegramma, prolung la sua permanenza, torn
all'archivio (un'oscura biblioteca islamica) e trov l'egiziano che
cercava. Il tempo miglior, e lui torn a Berlino in preda a una
grande soddisfazione: l'egiziano era nelle sue mani. S, s, era successo
tanto tempo prima, e sua moglie... la sua povera moglie, ma
non importa. Oggi era arrivata una lettera! Una lettera che era un
trionfo! Proprio oggi! Un'ora fa!
(Oggi! Un'ora fa! Una lettera! Mi scottava il fianco.)
Dopo qualche settimana, inoperoso nella citt straniera, nella
Biblioteca, a capo chino, forse sognando, inquieto, ah, diciamo
pure disgraziato, in fondo era un uomo infelice con la sua povera
moglie e malgrado i suoi cari figlioli, il suo caro Heinrich, il suo
splendido Heinz, pens a quella lunga settimana in Spagna, a quei
documenti smozzicati, a quegli scritti santificati, santificati dagli
anni e dalla venerazione, vecchi e preziosi cartigli nella loro fluente
calligrafia araba, alla bellezza delle cose antiche, a come gli allietavano
la vista, e s, aveva trovato il suo egiziano, ma ora gli venne
in mente - alz la testa e stir i muscoli della vista verso il cielo
d'oro sbalzato della Biblioteca come se la fatica di quell'impresa
potesse portarlo via, lontano da New York, e restituirlo alla vita
precedente - come aveva trovato, per caso, una certa fessura, una
nicchia, un nascondiglio, incrostato di sporcizia, il locale era negletto,
il curatore simpatico ma pigro, in realt un buco nero e
sporco, dove forse era possibile... Le sue dita frugarono nella
sporcizia di quella cavit, ne estrassero qualcosa, qualcosa sull'india,
un'occhiata insufficiente, lui non cercava l'india, cercava il
suo egiziano, e rimise quella roba dov'era. Questo era successo
dieci anni fa. Nei suoi pensieri, era ridiventato polvere. Ma sotto
l'oro della Biblioteca, a capo chino e sognando, sonnecchiando,
fantasticando... Il risultato era questo: aveva scritto a quell'oscuro
archivio spagnolo, mai immaginando che potesse nascerne qualcosa
nel caos e nel disordine di quel paese lacerato, sempre minato
da odi e divisioni, elezioni contrastate, la minaccia della tirannia.
Il vecchio curatore, un gentile marocchino, era morto. Il nuovo,
un arabista di Cadice, un fascista - adesso lo chiamavano direttore
- era un derviscio di organizzazione, e aveva eliminato
sporcizia e disordine, e poteva mettere la mano con precisione su
ogni documento desiderato. Il costo per assumere un copista, tuttavia,
era esorbitante, e anche il costo del servizio stesso (che in
parole semplici era soltanto, sospettava lui, una regalia al direttore);
ma c'era James, proprio qui, in casa, e James aveva compreso
la necessit...
Sette sterili settimane, e oggi! Oggi la lettera dalla Spagna!
Qui, proprio qui, in casa, una lettera sottile, due fogli sottili, nello
stile fittamente aggraziato di al-Kirkisani, la firma della mente di
quell'inarrivabile studioso! Un frammento... Ah, be', una copia,
certo, ma attenzione, un frammento di un'opera perduta sull'induismo,
di gran lunga pi ricco nella sua brevit delle scarne note
nel Libro dei fari e delle torri di guardia, evidentemente appartenente
a un trattato separato e assai pi lungo basato su una traduzione
araba del Bhagavad-Gita. Il Bhagavad-Gita! Scoperta inconcepibile,
straordinaria! Che un pensatore caraita, un vero genio,
un tempo fosse entrato in relazione col Bhagavad-Gita, oh,
immensa, immensa! Inconcepibile, straordinaria, immensa! Apre
davanti a noi un pozzo senza fondo di congetture, di propensioni
nuove e insospettate, di ignote meraviglie! E il mistero di tutto
questo: pensare che, dove il Caraismo si contrae, l'induismo dilaga.
Dunque! Possibile che al-Kirkisani, Re-Gioiello dei Caraiti, si
presenti tutt'a un tratto come un eretico tra eretici?
Sulla grande mano aperta del professor Mitwisser giaceva una
busta stropicciata con molti francobolli stranieri. Lui la guard
con l'occhio famelico di un conquistatore. Poi tamburell con
l'unghia del pollice sulla macchina da scrivere; si ud un fioco tintinnio,
come d'acqua versata in un bicchiere alto e stretto.  grazie
a James che l'ho ricevuta disse.
Dai piedi delle scale venne un tonfo ripetuto. Bum-bum. Bum.
Bum-bum. Qualcuno trascinava delle bambole su e gi per i gradini.
Capito? Capito?: il sussurro implorante della signora
Mitwisser.
Grazie a James (grazie ai soldi), Krishna e il principe Arjuna
stavano venendo ad alloggiare tra noi. E a farli entrare era
al-Kirkisani, feroce costruttore di steccati contro gli estranei, feroce
difensore e rivendicatore dello scritturalmente puro: il tesoro di
Mitwisser, la lucciola della signora Mitwisser!
Intanto io ero certa (lo credevo nel modo pi assoluto) che
fosse stata la signora Mitwisser a tagliarsi quella ciocca dalla testa.
Una testa che insinuava; una testa che incriminava. Una testa da
cui si alzavano spirali di equazioni. Era una donna di ipotesi e di
macchinazioni. Il ladrocinio germina, pullula: un ragazzo  un ladro,
un uomo  un ladro, un continente  un ladro! E se il letto di
James nasconde una segreta intimit, se lui vuole rubare Anneliese
e tenerla per s, se  un seduttore, un violatore, un ladro, allora
suo marito non lo mander via? E non saranno liberi, allora?
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CAPITOLO 27.
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14 V2 S.E. State Street
Albany, New York
2 dicembre 1935.
Rosie, ciao, ago in un pagliaio!
Che fatica ho fatto a rintracciarti! Quello sciccoso indirizzo di
Madison Avenue che mi hai mandato prima di lasciare la nostra
bella citt? Era una graziosa cartolina illustrata della destinazione
designata: un boschetto di grattacieli. Ho scritto al
suddetto sciccoso indirizzo in mezzo al suddetto boschetto. La
lettera  tornata indietro.
Ammetto di non avere mai ricambiato il favore: non ti ho mai
fatto sapere dov'ero diretto. La tua cartolina  arrivata e l'ha
vista anche Ninel. Poi abbiamo traslocato a casa di Ninel. Inutile
farti sapere dove: lei non  pi l, e neanch'io. Purtroppo.
Puoi vedere dall'intestazione dove sono approdato: in una soffitta.
Una minuscola soffitta in una grande casa vecchia con le
scandole marroni. Mi piace abbastanza. La proprietaria  una
simpatica famiglia napoletana. Ho due finestre e un vaso da
fiori di media grandezza con quattro gerani, per gentile concessione
della signora Capolino.
Come ti ho trovato? (Se ti ho trovato.) La verit  che lo debbo
a Ninel. E stata lei a farmi capire come fare per arrivare fino a
te. Se qualcosa urta contro i suoi principi, pu diventare piuttosto
focosa: l'hai visto tu stessa. Ma non  mai stata contro i
quaccheri, perch comunque lei  abbastanza pacifista. Chiss
se durer, da come si stanno mettendo le cose in Spagna di
questi tempi. Un gruppo di compagni, la banda di Ninel, stanno
pensando di andare laggi per unirsi ai lealisti e combattere
i fascisti. Non mi sorprenderebbe se ci andasse anche Ninel,
pacifista o non pacifista, se ci sar veramente una guerra.
Abbiamo avuto una discussione su questo argomento: avevamo
un sacco di discussioni, allora. Non puoi essere antifascista e insieme
pacifista, dicevo io, e Ninel diceva: E i quaccheri? Fa parte
della loro religione, e loro sono antifascisti, salvano la gente dai
fascisti. Cos' questa stima improvvisa per la religione?, ho detto
io. Non te ne frega niente della religione. E proprio allora, come
un fulmine a ciel sereno, mi  venuto in mente che tu mi dicevi,
forse era nella cartolina con i grattacieli, che il tizio per il quale eri
andata a lavorare aveva qualcosa a che fare con qualche college
quacchero da queste parti. Allora l'ho cercato, e ci sono andato,
e come no, ecco come mi sono messo sulle tue tracce. Pare che
abbiano ricevuto la richiesta di inoltrare ogni lettera per Herr
Taldeitali a un inverosimile indirizzo a casa del diavolo nel
Bronx. Be', se sei ancora con Herr Comesichiama, ti ho trovato.
La grossa brutta notizia  che Ninel mi ha lasciato. Troppe discussioni,
immagino. Non che io non mi divertissi a vederla
esplodere! Ha la lingua di un demonio, e io questo lo ammiro,
anche se mi ha spezzato il cuore. Mi ha lasciato, e lo ha fatto alle
mie spalle, nientemeno. Una sera sono tornato a casa dall'ospedale
con un pollo che avevo comprato dal macellaio, e
niente Ninel. Allora ho buttato via il collo e le zampe - Ninel
di solito ci faceva il brodo - e ho cotto il resto e me lo sono
mangiato da solo. Non mi  piaciuto molto.
Fammi sapere se ricevi questa lettera. Ti dir perch. E arrivata
una lettera per te via Croft Hall, e te l'ho tenuta per mesi, da
prima che andassi a stare da Ninel. (Ne parlavo nella lettera
che mi  tornata indietro.) La accluderei a questa, ma potrebbe
risultare che non ti ho veramente trovato. Uno di questi
giorni vengo gi a New York, e se tu sei l te la posso consegnare
a mano.
Tuo
Bertram
La lettera fu una delusione. Mi fece arrabbiare: ero scontenta,
ero offesa. Bertram parlava solo di Ninel; Ninel e Ninel e Ninel.
Bertram correva dietro a Ninel; era per lei che veniva. Intendeva
riconquistarla: spasimava per le frustate della sua lingua diabolica.
Io ero solo un pensiero marginale, e Bertram, cos'era Bertram?
Nient'altro che un postino: Una lettera. Cos'era Croft Hall per
me? Ninel mi aveva buttato fuori; Bertram mi aveva dato dei soldi
per farmi andare via; Ninel era scappata; Bertram cercava di riportarla
a casa. Come desideravo che Ninel andasse a combattere
il fascismo all'altro capo della terra!
Risposi a Bertram. Lui scrisse ancora. Ci mettemmo d'accordo
per vederci, ma dove? Non riuscivo a pensare dove. La Biblioteca,
dissi alla fine. La Biblioteca  tutto ci che conosco della citt.
Immaginai che si presentasse a Ninel: dovevo venire gi per
dare a quella povera bambina la sua posta. Qualcosa che riguarda
quella carogna di suo padre, poteva aver bisogno di qualcuno che
le tenesse la mano.
E Ninel, rabbiosamente: Vallo a raccontare al Kaiser!
Ero l'alibi di Bertram, il suo pretesto. Gli salvavo la faccia.
Grazie a me - grazie a una lettera sperduta da Croft Hall, e cos'era
Croft Hall per me? - non avrebbe mai dovuto riconoscere,
nemmeno con se stesso, che correva dietro a Ninel.
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CAPITOLO 28.
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La signora Mitwisser era una profetessa mancata. James torn
il giorno dopo, e Anneliese con lui. Come Mitwisser aveva ipotizzato,
era stata la tempesta a trattenerli, i trasporti erano impossibili,
le linee abbattute, ecc. Anneliese mormor queste cose, che furono
accettate in silenzio, e la casa parve riprendere i suoi ritmi: i
ragazzi a scuola, Waltraut ai suoi giochi solitari.
Ma se la signora Mitwisser aveva fallito come profetessa - ecco
James, con la nebbia del suo fiato che si alzava sulla soglia, gli occhiali
appannati, il berretto di maglia tirato sulle orecchie - non
era una profetessa completamente falsa. Qualcosa era cambiato:
era come se un odore senza odore, un vapore che si alzava di
sghembo, annebbiasse le pareti. James era l; era tornato. Anneliese
no. Il suo simulacro vagava di stanza in stanza, di compito in
compito: ma qualunque cosa facesse, la faceva distrattamente.
Portava un carapace di lontananza. Stava diventando negligente.
La signora Mitwisser non riceveva pi il suo vassoio. Ogni giorno
si metteva le scarpe.
Aveva cominciato a corteggiare seriamente Waltraut.
La mattina il professor Mitwisser mi chiamava nello studio e
chiudeva la porta; alzava un grosso braccio e mi ordinava di sedermi
alla macchina da scrivere. I viaggi quotidiani in citt furono
abbandonati. La sua testa era eretta, protesa, una belva che nell'aria
sente l'odore della preda. L'adorazione del rinnegato al-Kirkisani
lo aveva rafforzato. La sua voce si alzava e si abbassava, si alzava
e si abbassava. Era Vasco da Gama, era Magellano, era Marco
Polo, era Colombo! Aveva trovato la sua India: non la terra illusoria
dell'errore e del calcolo sbagliato, ma l'india vera e propria.
Vedeva come la logica genera logica, la logica lontana infiammando
quella pi vicina. E ogni tanto tirava fuori i Caraiti minori:
Salmon ben Jeroham, per esempio, quel Salmon che segu
al-Kirkisani e cant in versi prosaici la sua ira contro i Rabbaniti.
Mitwisser ruggiva, e io battevo sui tasti:
Le loro parole sono diventate vuote
e insensate
e dalle loro bocche
hanno testimoniato
di aver attirato la collera di Dio
su se stessi.
La collera di Dio! L'acme dell'empiet! Mitwisser e io eravamo
soli, a girare in un lago di brividi e portenti. Una vertigine sfolgorante
e spericolata brillava intorno a noi. A nessuno era permesso
di entrare: nemmeno a James. O meglio; non eravamo soli:
i fantasmi dei rinnegati svolazzavano da un angolo all'altro della
stanza, sfiorando il cranio massiccio di Mitwisser come pipistrelli
immaginari. Il sudore gli faceva luccicare le pieghe del collo. Al-
Kirkisani, ben Jeroham, ben Elijah, al-Maghribi, Basyatchi... Ah,
Basyatchi di Costantinopoli, matematico, astronomo, poeta, autore
di opere scomparse sulle stelle! E Mos di Damasco, il riluttante
segretario dell'emiro, costretto a convertirsi all'islamismo e a
recarsi in pellegrinaggio alla Mecca, compositore di canti di ringraziamento
quando l'Onnipotente lo restitu alla giusta fede! E
gli altri, giuristi, filosofi, grammatici, polemisti! Sahl ben Mesliah
di Gerusalemme, che diede della canaglia a Sa'adia il Rabbanita,
lo stesso Sa'adia che i Rabbaniti riveriscono come loro Saggio e
Gaon, accusandolo aspramente con parole diritte come chiodi. David
al-Kumisi, che neg l'esistenza degli angeli nonostante la loro
presenza nella Scrittura, definendoli mero fuoco, nube, vento. E il
primissimo dei Caraiti, il loro fondatore, Anan ben David, che i
Rabbaniti accusavano di costruire una montagna di eresie, allontanando
Israele dalla tradizione dei Saggi, inventando libri e leggi
uscite dal suo cuore, creando i suoi discepoli! (Mitwisser che ruggiva,
dettando; e io, la segretaria dell'emiro, che battevo sui tasti.)
Raccoglievo il lavoro del mattino e lo porgevo a Mitwisser. Il
suo sguardo, mentre prendeva i fogli - sentivo l'eccitazione delle
punte delle sue dita - era animato, impetuoso. Gli occhi azzurri
mandavano lampi. Sapevo che era uno scalatore di quella montagna
di eresie.
Era pronto a congedarmi. Mi volt le spalle e and a contemplare
il bianco riverbero della finestra. Dai polsi delle sue maniche
penzolavano dei fili.
Dissi: Oggi sua moglie sembra stare meglio.
Allora si volt verso di me. L'esultanza lo aveva abbandonato.
Aveva dimenticato la moglie.
Viene gi a mangiare.
Taceva.
Bada un pochino anche a Waltraut...''
La natura di mia moglie  reelusiva.  la sua natura disse.
Mi chiedevo se avrei trovato il coraggio. E poi lo trovai. Perch
sua moglie dice che James  un Caraita?
Non sta bene disse lui, sommessamente.
Lo odia.
Mia moglie non odia nessuno. James  buon amico della nostra
famiglia.  la nostra... per un attimo rimase irrigidito, la nostra
situazione che la rende infelice.
Vuole che se ne vada.
James  molto benvenuto, qui. Mia moglie  perfettamente
consapevole delle nostre affinit. La sua mano ruvida era sul pomo
della porta. Il lavoro questa mattina  finito, Frulein.  pregata
di non offendermi pi esorbitando dalle sue mansioni.
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CAPITOLO 29.
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La signora Mitwisser non torn a letto. Un'improvvisa energia
si era impadronita di lei: si vest, si allacci le scarpe. Si dedic
ai piccoli lavori domestici che Anneliese aveva abbandonato.
Waltraut non la sfuggiva pi.
Inaspettatamente, ero diventata la sua confidente. Per due volte
era stata ingiusta; per due volte l'avevo perdonata. E inoltre: anch'io
sapevo cosa voleva dire essere un Parasit. non ero la figlia di
mio padre, l'ennesimo pollo di James, l'ennesimo Parasit? Era ormai
pronta a cambiare tattica. A che cosa era servito isolarsi, nascondersi?
Lui era andato via - lei sperava che sarebbero stati liberi
- ma poi era tornato. Era tornato! Nonostante la prova di
quella ciocca di capelli scuri. Lo aveva riportato Anneliese, ecco
perch, e guarda com' sottomessa: lo aveva provocato, lo aveva
ricusato, non gli aveva permesso di portarla via, lo aveva riportato
a casa, erano tornati indietro insieme... Com' stanca, una sonnambula,
vedi com' silenziosa?, con i capelli sul viso. Ora  Anneliese a sottrarsi alla sua vista! Ma il modo giusto non  nascondersi,
non  chiudersi in una stanza, non  lasciar volare le particelle:
un paio di forbici non  una spada. Il modo giusto  la guerra.
D'ora in poi sar un guerriero, lo incontrer sul campo di battaglia!
Era elettrizzata; ancora una volta aveva addentato l'uovo.
Se ne andr mi disse.
La sera, la risata: James e Mitwisser chiusi nello studio di
Mitwisser.
Senti? Senti? Mio marito, lui  Sklave di quello l. Si mise intorno
al collo una catena immaginaria.
Ascoltavo. La risata graffiava e gorgogliava. La casa vibrava. I
ragazzi e Waltraut dormivano; erano le undici. Anneliese era invisibile:
aveva cominciato a sedersi in un angolo della cucina, con
una matita in bocca, fissando un quaderno macchiato; sembrava
volersi occupare della propria educazione. Ma non c'era nessuna
ambizione. Si nascondeva per sfuggire a James? Io ero convinta
che lo aspettasse.
La signora Mitwisser era in piedi nel corridoio, con la testa inclinata,
le corte dita intrecciate, i bei denti piantati nel labbro gelato.
Finir disse. Domani finir. Laggi, disse, nella stanza
di mio marito. Finir. I suoi occhi stralunati e intelligenti mi sfidavano.
Io sono sua moglie, capisci?
La sera dopo, alle nove, e con una camicia da notte fresca, la
signora Mitwisser si restitu alle lenzuola coniugali. Si coric nel
letto di suo marito nello studio di suo marito, e la risata notturna
fu messa al bando.
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CAPITOLO 30.
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Qualche macchina aveva scavato due trincee in mezzo alla nostra
viuzza, ma la neve vecchia e grigia resisteva, per lo pi in mucchi
sporchi lungo i marciapiedi. Passava il lattaio, sempre col suo
cavallo in quell'epoca di Ford Model A, e tonde patacche di stronzi
giallastri, striati da fili di paglia non digerita, cadevano fumando
sulla strada ghiacciata. Gli alberi si erano ormai liberati dei loro
profili bianchi, anche se qua e l un ramo tremante si teneva attaccato
al suo sottile orlo di neve. I tetti zigzaganti delle case dei
vicini erano puntati verso un cielo vuoto: un cielo che sembrava
non avere mai dato asilo al sole dall'inizio del mondo. Nessuno di
questi vicini ci era noto. Eravamo pochissimo informati dei loro
andirivieni; non c'era teatro all'infuori del nostro murato proscenio.
Dalla finestra della mia camera al secondo piano - era diventata
tutta mia da quando la signora Mitwisser aveva abbandonato
letto e lampada - si vedeva l'invernale peluria verdazzurra sulla
bronzea Vittoria che viveva in cima alla guglia commemorativa
nella nostra prateria del Bronx.
La signora Mitwisser aveva vinto la sua battaglia notturna contro
James. I suoi capezzoli irregolari, facendo silenziosamente capolino
dalla camicia da notte, lo avevano esiliato. Le costole forestiere
sugli scaffali di legno grezzo davanti al letto di Mitwisser
presero un odore maritale: o, se non questo, l'odore di una donna
che usurpava il posto del marito. C'era lei per non farci entrare James.
Quando Mitwisser mi chiamava, la mattina, a volte il letto
era fatto, a volte no. Non avrei saputo dire se il suo disordine lo
mettesse in imbarazzo: la camicia da notte della moglie abbandonata
sopra le lenzuola, la coperta sollevata che formava un arco di
petali da cui si alzava un forte calore di corpi umani. Non era spiacevole
- aveva scacciato i vaghi effluvi sgraditi delle tazze di t di
James - ma influiva su Mitwisser come una presenza estranea.
Non era pi solo con quelle vecchie volpi dei suoi eretici. Sentiva
che sua moglie era venuta a mettere un dito nell'occhio di
al-Kirkisani. Aveva dormito accanto a lui. Nel sonno gli aveva gettato
un morbido braccio sulle spalle; una gamba irrequieta gli aveva
toccato la coscia. Era tornata alle sue notti per tenere lontano James,
o perch era diventata normale?
Ora basta disse Mitwisser alla fine. Era, come sempre, agitato
dalla strana ebbrezza delle sue fatiche. Il respiro gli si era pericolosamente
accorciato. Prego chiudere la porta quando va.
Avevo battuto a macchina per tre ore. Mi dolevano le spalle. I teneri
polpastrelli delle mie dita pizzicavano, come se dai tasti fossero
sprizzate scintille; i loro coperchietti di vetro avevano catturato
la luce e screziato di viola le mie pupille. L'ultima cosa che vidi
voltandomi indietro fu Mitwisser inchinato come un cortigiano,
in adorazione dei suoi spettrali documenti.
Sul pianerottolo c'era James.
Tu disse.
Gli passai davanti: l'uomo che aveva giocato a dadi con mio
padre.
Sei tu, sei tu dietro tutto questo, sei tu quella che d ordini a
quella donna. Nessun altro ci riesce, quindi sei tu. Le hai detto tu
di dormire l dentro. Punt un pollice ribaldo verso lo studio di
Mitwisser. Il dorso delle sue mani era punteggiato di corti peli color
ruggine: le teneva sollevate come due semafori. L'odore ambrato
delle tazze di t emanava dalla sua persona.
La signora Mitwisser fa quello che vuole...
Qualcuno le d ordini.
La sua mente dissi io.
Aveva cominciato a occuparsi della casa; sembrava abbastanza
normale. Un tempo era stata abituata a rivolgersi ai domestici: le
sue istruzioni erano incontestabili (Bisogna dare da mangiare a
Waltraut, Bisogna attaccare il bottone a mio marito), e io le
prendevo come avevo preso quelle di Anneliese. Anneliese era in
ritirata. Il torcersi del suo collo sotto i capelli sciolti era intermittente.
Scorreva le pagine del suo quaderno; vidi numeri ordinati e
diagrammi. Il padre aveva dimenticato la sua allieva. Ma la signora
Mitwisser si stava modellando in un'apparenza di maternit. In un
tedesco galoppante rovesciava su Waltraut dozzine di vezzeggiativi:
Spatzi, Schatzi, mio passerottino, mio tesoro, mio gioiello, uccellino
mio... Per Waltraut questi erano semplici rumori. Si tirava indietro
al suono di una sillaba tedesca. La signora Mitwisser non si
scomponeva. Si era allacciata le scarpe di proposito. Si era allacciata
le scarpe, si era rassettata il vestito, aveva ricordato i domestici,
aveva placato sua figlia: si era ficcata nel cuore delle cose, la cena
della piccola, i bottoni mancanti del marito, la polvere sul pavimento.
Di proposito! Il suo occhio vigile si tinse di un marrone furioso;
dentro la sua testa (aveva pettinato l'esterno fino a fargli assumere
una dignitosa morbidezza) un motore pompava sangue nero,
e il suo sguardo bellicoso seguiva James ovunque andasse.
In citt era diverso: non una traccia di neve, in nessun posto.
Era come se l non ci fosse mai stata una tempesta. I tombini esalavano
incostanti vapori. I marciapiedi erano asciutti e puliti.
Macchine e pedoni passavano veloci. Nessuno portava le galosce.
Nella Quarantaduesima Strada un vento gelido fratturava l'aria
come un diapason, vibrando a ogni passo e a ogni sospiro. Davanti
alla Biblioteca se ne stavano fermamente acquattati i leoni; sulla
zampa di uno di essi c'era ancora una sbiadita macchia rossa.
Trovai Bertram avvolto nel palt, appoggiato alla balaustra di
marmo di una scala di marmo. C'era vecchio sudiciume tra le colonnine,
e poca luce sopra la nostra testa.
Non molto traffico, magnifico posto per un convegno amoroso.
Mi sedetti accanto a lui. Bertram dissi. Oh, Bertram!
Oh, Rosie. Mi guard col suo sorriso obliquo. Vidi tre capelli
bianchi, a me nuovi, che gli strisciavano sopra le orecchie.
Be', come va la vita con Herr Krautenheimer?
Hanno quasi smesso di parlare in tedesco. Non vogliono essere
tedeschi.
Non vogliono? Quanti sono?
Un'intera famiglia. Ho provato a scriverti di loro una volta,
ma... non l'ho fatto.
Non ci sei riuscita. Be', anche Ninel. Le piace tagliare il cordone
ombelicale. Si alz in piedi e si stir. Avevo dimenticato
che Bertram era basso di statura; ero vissuta con un gruppo di giganti.
Sono andato gi al Village, stamattina disse. All'angolo
tra la Nona e Broadway. Ha un appartamentino laggi.
Quando l'ho incontrata, era con qualcuno...
L'hai incontrata? Ninel, tu hai visto Ninel?
Dunque, Ninel non gli aveva detto niente. Cos'ero io per Ninel?
Non te l'ha detto? C'era un corteo che si stava sciogliendo.
Bertram rise. Cos'ho fatto? Non avrei mai dovuto darti quel
testo sacro. Che ci facevi in un corteo bolscevico?
Non c'ero mica. Ero... qui. Col professor Mitwisser. Qui c'era
un uomo con una latta di vernice, e Ninel aveva un cartello...
Mi interruppi. Volevo parlargli del professor Mitwisser; volevo
dirgli dei Caraiti e del Bear Boy. Ma lui voleva parlare solo di
Ninel. Ce l'ho ancora dissi. Quell'opuscolo che mi hai dato, con
la copertina rosa? L'ho tenuto perch me l'hai dato tu.
Ehi, ragazzina disse Bertram.
Hai intenzione di rimetterti con Ninel?
Dio, che forza quella ragazza! Fece un passo avanti e un passo
indietro; era irrequieto. Lascia perdere il pacifismo, il pacifismo
 andato a ramengo, e maledizione, dice sul serio. C' una
guerra civile che sta per scoppiare laggi, e dice sul serio. Sta facendo
collette per la guerra. Soldi. Uniformi. Anche armi, credo.
Si lasci quasi sfuggire un ululato. Vuole che vada con lei. E poi,
subito dopo, mi dice che sono troppo molle.
Forse  lei che  troppo dura.
Facciamo quattro passi disse Bertram.
Andammo su per una scala di marmo, svoltammo in un corridoio
di marmo ed entrammo in una piccola stanza surriscaldata
foderata di lucido legno scuro. Al centro del pavimento c'erano
delle vetrinette che contenevano dei manoscritti. In un angolo c'era
il tavolo di un bibliotecario, con una sedia vuota.
Bertram guard in una vetrina. Elizabeth Barrett Browning
disse.
Io guardai in un'altra. Robert Browning. Tre lettere a Elizabeth
Barrett.
Un posto vale l'altro disse Bertram, e dalla profonda tasca
interna del cappotto prese la busta arrivata da Croft Hall.
Conteneva due lettere manoscritte: una intestata con uno
stemma dorato, l'altra un semplice foglio piegato di carta scolastica
rigata.
A tutti gli interessati, diceva la prima, ha lettera acclusa  stata
scoperta ultimamente nella cattedra di una quarta, quella usata da
Jacob Meadotvs nell'infelice periodo del suo lavoro qui, e per questo
non  stata spedita con gli altri effetti personali qualche tempo fa.
Non volendo nascondere nulla, con la presente la restituiamo al suo
o ai suoi sopravviventi. Era firmata dal direttore.
Vogliono disfarsi di tutto disse Bertram. Compresi gli ammennicoli.
Aprii l'altra lettera e la spiegai sopra Robert Browning.
Cara Rose, cominciava mio padre, questa  per farti sapere che
il Tricolore mi sta dando la caccia per 750 dollari che sostiene di
avermi prestato. Non gli chiederei una patata, a quel ricco bastardo.
Glieli ho vinti in una scommessa, ho detto che la mia classe avrebbe
battuto la sua. Tu sei testimone che allora io avevo tutte femmine.
Lui non ha la pi pallida idea che sono qui, perci, se viene a cercarmi,
acqua in bocca. Salutami il Cugino. Tuo Pap.
Tutto qui, quello che c'era.
Non piangere disse Bertram.
Quando gli scrivevo non ha mai risposto. Non una volta. E
questa non l'ha mai spedita.  orribile, comunque.
Cos' questo Tricolore? chiese Bertram.
Un uomo che insegnava con lui a Thrace. Si chiamava
Doherty. Mio padre era convinto che fosse stato lui a farlo licenziare.
Ed era vero?
Non lo so e non me ne importa. Appoggiai la testa alla vetrinetta.
Quel direttore. L'ha spedita per ripicca. A causa di quel ragazzo.
Bertram tir fuori un fazzoletto. Credevo che volesse pulirmi
la faccia, e invece asciug le lacrime che erano gocciolate sulla vetrina
di Robert Browning. Mi venne in mente l'ordine della sua
cucina.
Non avrei dovuto portartelo, quell'accidente disse.
Volevi vedere Ninel.
Be', qualunque cosa arrivasse da Croft Hall...
Come questo simpatico ricordino, grazie. Ero improvvisamente
irritata. Mi colava il mento; avevo un fazzoletto e lo asciugai.
Io non sono sentimentale a proposito di mio padre, lo sai.
Sei tu il sentimentale. Era quello che diceva Ninel, che  tutto sentimentalismo.
Sentimentalismo? Batt le palpebre. La parola lo aveva colpito
tra gli occhi. Diceva cos?
Diceva che non sei serio.
Gli ultimi soldi di quell'assicurazione, i mobili, l'affitto, il diavolo
sa che altro. Sono stato abbastanza serio per farmi vuotare le
tasche da lei. Credimi, sono in bolletta. E lei mi dice che sono
molle.
Questo mi addolc. Sono contenta che tu sia molle. Se tu non
fossi molle non mi avresti lasciato venire a stare da te.
Una donnina dai capelli grigi si materializz su una porta dietro
il tavolo del bibliotecario e vi prese posto con l'autorit di un
sovrano.
Per favore non appoggiatevi alle vetrine, non  permesso intim,
e ci espulse dal suo regno surriscaldato.
Ci fermammo davanti ai Leoni. Il vento ci entrava nelle maniche.
Torni gi? dissi, rabbrividendo.
Vorrei fare un altro tentativo. Non mi arrendo. C' qualcosa
in lei, anche se sono tuoni e fulmini.
Non torner mai ad Albany.
No.
Andr in Spagna.
 probabile. O forse no.
Il professor Mitwisser ha appena ricevuto notizie dalla Spagna.
Uno dei suoi Caraiti si  impegolato col Bhagavad-Gita.
Bertram fischi.  di questo che ti occupi adesso?
Non mi occupo di niente.
Poverina. Senti, non preoccuparti di quello che ti ha scritto
tuo pap. Ormai  irraggiungibile per chiunque.
Compresi che non aveva nessuna curiosit per la mia vita. Tuoni
e fulmini, ecco l'unica cosa che lo interessava. Ci stringemmo la
mano. Poi lui mi mise le mani intorno alla vita e mi baci come
l'ultima volta che mi aveva baciato ad Albany. La sua bocca era
calda, e immaginai che stesse pensando a Ninel.
Nella stazione della sotterranea della Quarantaduesima Strada
vidi un bidone della spazzatura in fondo al marciapiede e ci buttai
la busta di Croft Hall. Il locale numero Sette arriv sferragliando,
e io tornai ai residui di neve del Bronx.
...
.
...
CAPITOLO 31.
...
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...
A diciannove anni il Bear Boy cadde nelle mani degli avvocati.
Era un'imboscata che non aveva previsto. Si era gi tagliato la frangetta
(lo fece il giorno in cui il necrologio di suo padre apparve sulloHerald) e tent di fare un fal con la prima camicetta che gli
aveva cucito sua madre, che con tanta cura lei aveva messo via avvolta
nella cartavelina. Apr un cassetto e la scopr, e la schiacci,
insieme alla cartavelina, nella pi grande delle teiere di porcellana
di sua madre, e ci butt dentro un fiammifero e la guard bruciare.
La carta si infiamm e si spense rapidamente, ma la stoffa riusc solo
a carbonizzarsi e a mandare un cattivo odore.
Poi arrivarono gli avvocati, si sarebbe detto in massa, anche se
erano solo tre: il signor Brooks, il signor Winberry e il signor
Fullerton. Non capiva il loro linguaggio, qualunque cosa si provassero
a spiegare; lo meravigliava che non si esasperassero mai e non
perdessero mai la pazienza e non lo accusassero mai di ostinazione.
Suo padre si sarebbe esasperato di sicuro; suo padre aveva
brontolato solo perch lui strizzava gli occhi, quando stava solo
cercando di vedere qualcosa in fondo alla stanza. Gli avvocati parlavano
di amministrazione fiduciaria, atti notarili, contratti
bilaterali, finch lui si sentiva paralizzare dalla noia come quando
era costretto a posare per suo padre, stando perfettamente immobile
e col divieto di strizzare gli occhi. Gli dicevano, molto rispettosamente,
che era libero di fare qualunque cosa essi, a loro
avviso, ritenessero saggio, ora che aveva tanti soldi. Era di denaro
che parlavano, anche se non pronunciavano mai questa parola; lui
stava imparando quanti modi c'erano di parlare di ricchezze, se
per caso eri molto ricco, senza menzionare una sola volta il denaro,
e un pomeriggio, mentre si sentiva ammanettato dal loro linguaggio,
comprese che erano solo le sue ricchezze (quelle amministrazioni
fiduciarie e quegli atti notarili e quei contratti bilaterali,tutti i nomi che prendeva il suo denaro) a ispirare la loro tolleranza
e il loro rispetto. Sotto il peso carezzevole di tanta deferenza
lui avvertiva il loro disprezzo: com'era immaturo, com'era inesperto,
non era che un bambino, era quel bambino, il Bear Boy, e
pensa, pensa all'irragionevole stupidit di quel fal, che bambinata,
andata in fumo! Non aveva la pi pallida idea del valore del
suo patrimonio; non aveva la pi pallida idea del valore dello studio
Brooks, Winberry e Fullerton.
Alla fine li conged con un accordo: di tutto ci che essi chiamavano
inventario avrebbe potuto disporre come voleva, e il denaro,
sotto qualunque nome gli dessero, doveva essere collocato
dentro una grossissima teiera dalla quale lui poteva riempirsi la tazza
ogni volta che voleva. Non sarebbe stata una teiera vera e propria,
naturalmente; sarebbe stato un artificio legale, un congegno
che lui rinunci a capire. Disdegnava i congegni; li temeva. Era stato
per diciannove anni il congegno di suo padre, e ci bastava. Ma
non gli sfuggiva che, qualunque forma potesse aver assunto finalmente
quella teiera legale, ci sarebbero state tazze in quantit per il
signor Brooks, il signor Winberry e il signor Fullerton.
Con grande pazienza, con molto rispetto, il signor Winberry
gli chiese come avrebbe cominciato.
Cominciato che cosa? disse lui.
La sua nuova vita disse il signor Brooks.
La sua indipendenza disse il signor Fullerton.
Oh, so quello che voglio. Ho sempre desiderato uno di quelli...
il modello con tante tasche dappertutto, ma mio padre non ha
mai voluto che ne avessi uno perch diceva che mi avrebbe rovinato
la... Cerc di ricordare cosa suo padre aveva detto che gli
avrebbe rovinato: riguardava la schiena, come gli cadeva la camicetta
sulle spalle. Credo che fosse la postura disse.
Lasci che gli avvocati vendessero la casa dove il Bear Boy era
cresciuto e che aveva reso celebre, e and a comprare uno zaino e
il biglietto di un piroscafo, e part per il Cairo.
...
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...
CAPITOLO 32.
...
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...
James era giunto a credere che il mio compito principale in
quella casa fosse tenere sotto controllo la pazza; tutto il resto
- l'aiuto che davo al professor Mitwisser - era un pretesto. Arriv
a questa conclusione un po' per avermi osservato, ma soprattutto,
immaginavo, perch cos gli aveva detto Anneliese. Forse lei lo
aveva sospettato; forse era anche vero. James mi biasimava per le
confidenze della signora Mitwisser. A suo modo di vedere, erano
dei complotti. Mi biasim in particolare per la bustina di carta
nella scarpa della signora Mitwisser.
L'hai spinta tu disse James. Che trovata meschina.
Lei mi ha detto che erano sotto il tuo cuscino.
 tutta stupidit. Maledizione, si  tagliata una ciocca di capelli...
Mi aveva preso in disparte; in quella casa troppo piccola parlare
senza testimoni era un'impresa. Ma era mattina; la neve si era
sciolta, i ragazzi avevano ripreso ad andare a scuola e Mitwisser,
gi chiuso nello studio, non mi aveva ancora chiamato. Al secondo
piano la signora Mitwisser e Anneliese stavano facendo il bagno
a Waltraut. Sentivo il rumore dell'acqua e i suoi strilli rabbiosi.
Waltraut odiava fare il bagno; era una lotta.
Vuole sbatterti fuori riconobbi.
Be', Rudi no. Mi ha mostrato quella cretinata e si  messo a ridere.
Tu riesci sempre a farlo ridere.
Ride quando  imbarazzato.
In tal caso, dissi io, si vede che tu lo imbarazzi parecchio.
Ecco la prova. Tu le tieni bordone...
La signora Mitwisser segue il proprio istinto. Ragiona con la
sua testa.
Una testa balzana. Lui si  messo a ridere quando lei mi ha tagliuzzato
il cuscino, che altro poteva fare? E quella ciocca di capelli...
Che altro poteva fare? I bambini mi vogliono bene, io voglio
bene ai bambini...
Mi venne in mente il bacio di Bertram. Anneliese non  una
bambina dissi.
Tu dovresti fare solo quello che ti chiedono di fare e non impicciarti.
E ricordare alla Frau Doktor che senza James sarebbero
tutti in mezzo a una strada.
Lo sa. Ci torna su in continuazione.
Potrei sbattere in mezzo alla strada anche te, disse, in mezzo
minuto.
No che non potresti. Il professor Mitwisser non te lo permetterebbe,
ha bisogno di me.
Di te? Che barzelletta.  di me che ha bisogno.
Questo non potevo contestarlo: pagava la gestione della casa
di Mitwisser; la gestione del cervello di Mitwisser. Aveva pagato
per il ritrovamento di quel frammento di al-Kirkisani. Pagava per
ogni cosa. Pagava anche per me.
Mi hai fatto diventare riccadissi.
Diciotto la settimana non  male al giorno d'oggi.
Quando giocavi con mio padre, volevo dire.
 successo lass nel Nord e tanto tempo fa. E comunque i dadi
erano suoi.
Lo lasciavi vincere, non  questo che hai detto?
Sulla faccia di James tremol un sorrisino perplesso. Credo
che fosse di soddisfazione. Aveva incontrato una persona che non
era niente di speciale, che credeva che lui non fosse niente di speciale,
e in un lampo si era liberato di una cosa che una volta apparteneva
al Bear Boy: l'aveva rifilata a un buono a nulla che vi
aveva riposto le sue speranze.
Forse credeva che l'avessi rubato. Forse i dadi erano truccati,
non che mi importasse. Gli dissi di tenerlo da conto, con tutti
quei matti di collezionisti, avrebbero sborsato una bella cifra di
sicuro.
Pensai a mio padre che aspettava, un anno dopo l'altro, di trovare
il cliente adatto al quale vendere il Bear Boy. A Thrace? A
Troy? Ai ragazzi di Croft Hall? Quel povero sbandato di mio padre,
costretto ad abbracciare un tesoro - un tesoro preso in parola -
fino al giorno della sua morte: che ne sapeva di collezionisti?
Dove ne avrebbe trovato uno?
E mi venga un accidente, quel maledetto coso salta fuori proprio
qui. Come un dannato vud del quale non riesci a sbarazzarti.
Senti, disse ruvidamente, basta che lo tieni lontano dai miei
occhi.
Compresi che aveva scelto me come nemico. E nel modo in cui
si pone una domanda a un nemico chiesi: Perch hai interrotto le
lezioni di Anneliese?.
Cosa?
Le hai intralciate. Prima del tuo arrivo, ogni sera lei era l
dentro con suo padre.
 proprio questo il punto. Rudi la tiene segregata. Annie dovrebbe
vedere un po' di mondo.
Ne ha visto moltissimo dissi io.
Del vecchio. Io parlo del nuovo.
Il professor Mitwisser vive solo per le cose vecchie. Non pensa
ad altro.
Un sorriso. Pensa a me.
Per i soldi.
Gli piacciono i soldi, certo, non lo nego... Si interruppe e si
guard intorno, come un uomo che teme di essere spiato. Ma c'era
solo l'acqueo clamore che veniva dal piano di sopra. Non  il
vecchio che conta per Rudi,  ribaltare le cose. Ha fame, lui, e
vuole rovesciare il carretto delle mele. Ci sta lavorando.
Tu non sai niente del suo lavoro.
Si tolse gli occhiali, soffi via un bruscolino da una lente e se li
rimise. Qualcosa sento, qualcosa capisco. Sono stato il precettore
dei suoi ragazzi, no? Anche di Annie, per qualche tempo. Rudi
sa che gli faccio del bene.
Dall'alto venne un rumore viscido e chioccio: Waltraut, nuda e
luccicante, scappata dal bagno, una ninfa fuggitiva che scendeva
le scale.
Ecco la vecchia Wally! disse James, e afferr quel corpicino
lucente.
Sono un topo! grid la bambina.
Un topo tutto bagnato. E io sono il gatto che ti ha preso!
A me James disse: Di' alla Frau Doktor che rester qui fino a
quando decider io di andarmene.
...
.
...
CAPITOLO 33.
...
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...
Certi giorni - non formavano un quadro preciso - James e Anneliese
uscivano insieme e non tornavano fino alla sera. La signora
Mitwisser si era rassegnata: non sperava pi che James sparisse
durante una di queste uscite. Se James fosse sparito, forse sarebbe
sparita anche Anneliese, e allora? Suo marito non aveva pi parlato
della ciocca di capelli: se era uno stratagemma, per lui non voleva
dire nulla, e se non era uno stratagemma, non voleva dire nulla
neanche in questo caso. Era solo agitazione. E lui disdegnava
l'agitazione e se ne doleva. Da quando sua moglie era tornata nel
suo letto l'agitazione era cresciuta. I suoi figli erano al sicuro, non
c'era nessuno che gli facesse del male, perch tutta questa agitazione?
Lei era nel suo letto; come agitazione, era pi che sufficiente.
Nessun calore coniugale scaldava quel letto. Io lo sapevo:
non stavo forse assistendo al vero accoppiamento di Mitwisser? Il
suo ardore era per la febbre che esalava dal frammento spedito
dalla Spagna, quei due fogli sottili, comprati (questo non era pi
un mistero) con i soldi di James. Ma il frammento miracoloso era
soltanto una copia. Lui si struggeva per l'originale, la mano di uno
scriba su una pergamena arrotolata e sepolta in una buca; era
chiaro che il nuovo direttore dell'archivio era sensibile. Un'offerta
abbastanza grande - una buona bustarella - gliela poteva assicurare,
supponendo che James fosse generoso, e se James non era
generoso? Perch James fosse generoso, confidava la signora
Mitwisser, bastava che Mitwisser lo coccolasse, provocando quell'orribile
ululato di gioia; ridere, ridere, ridere. Grazie a Dio, lei
aveva almeno messo fine alla risata. E quella terribile risata, cosa
significava? Ah, le lucciole. Questo James e suo marito, loro adorano
le lucciole, le lucciole li accecano, suo marito  accecato da
questo James!
N una bustarella n tutto l'oro del mondo potevano pi
smuovere lo scabro oggetto che il professor Mitwisser aveva palpato
con le dita in quella sudicia fessura trascurata dal vecchio
marocchino. E chi, dopo tutto, creder a una copia appena fatta,
cos patentemente suscettibile di frode, chi oser riporvi la sua fiducia?
Nondimeno, ecco qua: l'accorto al-Kirkisani, autore di
Una rassegna delle sette ebraiche, disdegnoso dei Mishawiti ma
estasiato dal pensiero ind! Nessuno lo aveva mai sognato. L'erudizione
era contro una simile scoperta; contro era l'intuizione. Ma
la Spagna era in subbuglio, e quando Mitwisser torn a chiedere
informazioni, questa volta per telegrafo, il direttore rispose che
era fortunato a essere vivo. L'archivio era stato raso al suolo da un
incendio. Il direttore era un falangista; gli incendiari, disse, erano
una banda criminale di lealisti. Non rimaneva altro che la copia.
La grande scoperta di Mitwisser - se interessava a qualcuno! - era
condannata. Avrebbero detto che si era inventato tutto; gli avrebbero
dato del falsario. Erano pronti ad accusarlo di qualsiasi cosa.
Tuttavia, i suoi figli erano al sicuro, la sua Anneliese, i suoi ragazzi,
quello stangone del suo adorato Heinz, che era cos ingegnoso
con le mani.
La signora Mitwisser disse: Erwin Schrdinger, anche lui era
alto. Alto come mio marito.
E disse: Questo James, mi porta via la figlia.
La riporta sempre indietro dissi io.
Un giorno forse non lo far.
Dilat le narici strette. Aveva paura per Anneliese. Temeva l'illecito,
fiutava l'illecito. Mio marito, disse, non sa nemmeno caricare
l'orologio e regolarlo sull'ora giusta,  impacciato in queste
cose, con quelle ditone, grosse e impacciate come sono - so gross
und dick! - mentre Heinz... dieser verdammten Mann undseine verdammten
Geschenke, er gibt, er gibt! Il ragazzo Heinz, due volte
ha smontato il buffo orologio che gli ha regalato James, e due volte
ha rimesso insieme tutti i pezzi...
Con le narici dilatate, aspirava l'aria a brevi e rapidi intervalli.
Cosa voleva farmi credere, che Heinz non era figlio di suo marito?
Aveva mostrato al marito la ciocca di capelli; lui le aveva voltato le
spalle. E quando, dopo la nascita, gli aveva mostrato Heinz, lui
aveva voltato le spalle? La ciocca di capelli era sua; Heinz era figlio
di suo marito. Cos credevo io. Ma lei era una fornitrice di
ipotesi, di possibilit. Era una teorica. Mi aveva spinto a diffidare
di Heinz. Lo guardavo spesso. Aveva le ossa lunghe degli altri ragazzi,
e occhi castani come i loro.
Il tempo adesso era pi mite, ma la Biblioteca non aveva ancora
attirato Mitwisser in citt. Sotto quel soffitto dorato aveva nascosto
la sua futilit; o altrimenti la Biblioteca si era ridotta alla futilit.
Il suo intelletto - il suo desiderio - era un ricettacolo pi
grande di ogni altro; al mondo esisteva qualche archivio che sapeva
di un legame dei Caraiti con l'india? N New York, n il Cairo,
n Istanbul! Solo lui possedeva questo potente, questo allettante
frammento: o se, altrove, qualcuno aveva messo le mani sul resto,
che differenza c'era, che importanza poteva avere? Quale pi
grande maestro del Caraismo c'era? Al-Kirkisani aveva condannato
i Mishawiti rivali: Tra loro non c' un singolo uomo versato nella
conoscenza e nella speculazione, aveva scritto al-Kirkisani (e io avevo
trascritto). E non era proprio questa l'opinione che il professor
Mitwisser aveva di quegli altri studiosi del Caraismo, se in realt
nel nostro secolo c'era ancora qualcuno degno della sua stima?
Mi tenne vicino a lui al tavolino della macchina da scrivere
mentre passeggiava davanti agli scaffali, prendendo un volume
dopo l'altro, e gettandoli sul letto dietro di noi, dove le forcine
della signora Mitwisser serpeggiavano come insetti nelle pieghe
della sua camicia da notte. Il letto era disfatto. La porta era chiusa.
Non avevo niente da fare.
Vuole che me ne vada? Posso tornare pi tardi, se crede...
Non deve andare via disse lui.
Ma vedevo che non era preparato per la nostra solita seduta.
Non aveva in mano niente da dettare. Io sedevo immobile alla
macchina da scrivere. I libri che aveva preso erano tutti in arabo e
in greco.
Ecco un uomo, disse, una mente che abbraccia l'immensit,
un luminare, e la storia l'oscura, lo seppellisce, lo soffoca! Lo
scaccia! Lo cancella dal futuro, lo sopprime, gli d del dissidente,
del sovversivo, dell'eterodosso, del trasgressivo...
Gli occhi di Mitwisser si spalancarono sul loro blu elettrico.
Trasgressivo, la chiave, la chiave! Dissidente dalla normativa,
poi dissidente dai dissidenti... Ecco, cerchi le mie note su Fari e
torri di guardia...
Uno ziggurat di fogli dattiloscritti, opera mia, emergeva frastagliato
da una scatola ai piedi del letto. Mitwisser in persona li aveva
classificati; erano in un ordine esoterico che avevo imparato a
capire.
Com' lenta si lagn. Ecco, subito sotto quello, non vede?
Bene. Ecco, l'ha trovato. Prego leggere.
Era una lista fatta a casaccio. Lessi:
conoscenza e ragione
stregoneria
sonno e sogni
interpretazione dei sogni
il valore dello shekel
suicidio
medicina
astronomia
scienza naturale
filologia araba
filologia ebraica
commentario della Genesi
commentario di Giobbe
commentario dell'Ecclesiaste
Maometto e la profezia
Ges e la profezia
l'arte dell'interpretazione testuale
l'arte della traduzione
calendario solare
nazionalismo
intermediari angelici
consenso e trasmissione
animali immondi
giubileo
leggi dietetiche
Sabbath
il giorno dopo lo Sabbath
parentela
la Natura di Dio
Solo una pietruzza, non  finito. Non si pu fare un'enciclopedia
su un foglio solo. E quanti perduti. Prego guardare! C'
pensiero ind su quel foglio?
No dissi.
Allora ce lo metteremo.
Prese i due fogli sottili venuti dalla Spagna e recit (in cadenze
offuscate, cercando di trarre l'inglese da angoli e curve forestiere):
Non con l'austerit, non con la carit, non con le offerte io posso
essere conosciuto, ma con la devozione a Me Solo posso essere percepito
e conosciuto. Colui del quale sono il bene supremo, senza odio
per nessuno, viene a Me. Parole del Bhagavad-Gita, tradotte nel
suo arabo da al-Kirkisani. Egli tesse l'elogio di queste parole! E
scrive - straordinario! - scrive... Scrive....
Gli occhi elettrici che facevano paura, le lacrime azzurre che li
gonfiavano, e io, di nuovo, la loro testimone.
Io, Jacob, sono diventato Arjuna. Straordinario! E s, s,
sempre pi! Gli uomini demoniaci non conoscono n la giusta
energia, n la purezza, e nemmeno il decoro. La verit non  dentro
di loro. L'universo, dicono,  senza verit, senza base, senza Dio.
Cos dicono gli uomini demoniaci. Cosa, cos' questo? La verit
non  dentro di loro, e i Caraiti non dicono proprio questo dei
Rabbaniti? Eccola, l'ho scoperta io, questa dottrina, questa cosa
nuova, mia!
Mi sentii molto lontana da lui, in quel momento. Mi parve la
creatura pi sola della terra. La traccia delle lacrime gli brillava
sulle guance, mentre incespicava tra i peli della barba: lui sempre
pi trascurava di radersi. O coltivava deliberatamente una barba
spinosa. La barba lo avrebbe portato all'esagerazione: era questo
che voleva? Gi esagerata era la sua concentrazione, e con la barba
sarebbe sembrato un pietista. Aveva fatto un tuffo all'indietro
di secoli, era l, abbandonato, sul freddo pianeta del passato, e tutto
per amore di uno scismatico reietto, di un ebreo ribelle, di un
uomo che non aveva lasciato alcun segno sull'albero della storia.
Un settario dimenticato che non importava a nessuno. A nessuno
in nessun continente. A nessuno, n lontano n vicino. A nessuno
in quella casa. N alla signora Mitwisser, n ad Anneliese, n a
Heinz o a Gert o a Willi. E nemmeno a James, no!
James non era in casa. Era arrivato un taxi, e lui era andato via
con Anneliese.
Dissi: Adesso che far?.
Registrer quello che ho scoperto. Provarlo sar arduo. Provenienza
e contesto possono richiedere molti mesi. Lei  disposta
a restare qui?
La domanda mi fece trasalire. Era la domanda che mi facevo
anch'io: dove dovevo andare? Solo cinque giorni prima avevo
compiuto - di nascosto, si sarebbe detto - diciannove anni. Diciannove
anni da quando la mia Jenny mi ha lasciato, avrebbe
potuto dire mio padre. Ricordavo la sua emozione - l'unica emozione
che conoscessi - con un'amarezza che andava declinando.
Non avevo ragione di essere amara. Era chiaro che il professor
Mitwisser mi vedeva come un'estranea, ma mi trovava utile. Ero
docile, ero sveglia, e il pi delle volte tacevo. Il mio silenzio nascondeva
la circospezione, ma non lo davo a vedere. Avevo una
specie di invisibilit pratica: all'infuori della mia utilit alla macchina
da scrivere, ero estinta. Ero la sua dattilografa, e nient'altro.
Ma gli davo la libert di abbandonarsi a qualunque cosa lo agitasse:
poteva stare in piedi e piangere davanti a me - per la seconda
volta! - perch ero priva di sostanza.
E per la seconda volta gli chiesi: Sua moglie dice che James 
un Caraita, perch?.
Mia moglie?
 perch lui  d'accordo con quello che fa?
D'accordo? Che modo di parlare  questo? Come, d'accordo?
Per comprendere il mio lavoro bisogna avere conquistato gli
scritti, il periodo... Si interruppe; non aveva voglia di sprecare il
fiato in un catalogo delle sue conquiste. Aveva conquistato imperi,
continenti, storie. Aveva conquistato i millenni. Avr bisogno
della sua presenza qui senza interruzione, questo lo capisce? Intendo
preparare... rivelare... tracciare un incontestabile collegamento
- una strada, non una semplice pista - da al-Kirkisani a...
Si interruppe nuovamente. Ero la figura quasi invisibile alla macchina
da scrivere; non avrebbe sprecato il fiato a spiegarmi le proprie
intenzioni. Si pass sulle palpebre il dorso della grossa mano
sul quale spiccavano le protuberanze delle vene.
Mia moglie disse. Lei non riesce a rinunciare. Per tale ragione
non riesce a discernere. Per me, l'esilio diventa rinuncia.
Parlo di esilio. Dovrei parlare di evasione. Naturalmente bisogna
leggere il tedesco, ma io non voglio usare questa lingua, n per
parlare n per scrivere, per difettoso o esotico che possa essere il
mio inglese.
Ma certe volte lei mi chiama Frulein...
Che altro vorrebbe?
Non so. Rose. Mio cugino ad Albany mi chiamava Rosie.
Non ho alcun interesse per la familiarit. Non ho alcun interesse
per suo cugino. Mia moglie non la riguarda. James non la riguarda.
Riguarda lei, no? Il tremito della mia audacia.
Bada ai miei figli.  affezionato a loro. E loro sono affezionati
a lui.
Mi sentivo imprigionata in quella stanza da un uomo intelligente
col cuore duro. Voleva bene ai suoi figli, voleva bene a James,
voleva bene ad al-Kirkisani, morto da mille anni. Come invidiavo
Anneliese! Ero pronta a credere alla signora Mitwisser: Anneliese,
non ancora diciassettenne, se n'era andata col suo innamorato.
E ora stavano tornando. Era il tardo pomeriggio, dovevano essere
loro. Voci. Confusione sulla porta. Confusione sulle scale. La
signora Mitwisser agitata e lamentosa. Tonfi e striduli rumori.
Heinz: Non l'ho lasciato entrare, mi ha dato uno spintone....
La signora Mitwisser: Lei non pu far questo!,
Gert: Sta andando su nello studio di pap....
Willi: Non  permesso....
La signora Mitwisser: Lieber Gott, nein, nein!.
La porta dello studio si spalanc.
Me lo sono fatto dire da lui, mi ha detto che eri in campagna,
chiss dove, ma sono riuscita a farmelo dire. E non  stato facile
arrivare qui, il viaggio in sotterranea pi lungo della terra, questi
hanno cercato di impedirmi di entrare...
Mitwisser sembrava paralizzato; il gigante si era improvvisamente
rimpicciolito. Ninel non lo guard. Era concentrata su di
me. Indossava una giacca di pelle grinzosa e un berretto da operaio.
Aveva gli stessi calzoni che portava l'ultima volta che l'avevo
vista, ma ora erano attaccati a un paio di bretelle. Riconobbi le
bretelle. Erano di Bertram.
Bert non aveva il diritto di darti quei soldi disse: il grido rauco
del timoniere.
Ma lo ha fatto, me li ha dati.
Bene. Ora tu puoi darli a me. A me servono, e Bert ha detto
che me li avresti dati.
Non ha detto questo.
Che ne sai tu? Ha detto che me li avresti dati.
Sei tornata con lui?
Questo dipende da te.
Non sapevo cosa rispondere.
Gli ho detto, disse Ninel, che se tu mi davi i soldi io sarei
andata ogni tanto ad Albany.
Allora sei tornata con lui...
Forse un giorno. In questo momento mi servono i contanti,
vado in Spagna.
Il respiro di Mitwisser si era accorciato; la vibrazione della sua
gola era diminuita. L'archivio distrutto. Il telegramma deludente.
Falangisti; lealisti; il frammento fuoruscito...
Bertram ha detto veramente...?
Be', non  tutta un'idea mia, eh? Lui  in bolletta, e tu qui sei
messa bene, hai una specie di lavoro... Guard il letto in disordine
contro il muro, la camicia da notte della signora Mitwisser, le
forcine erranti, la macchina da scrivere. Almeno non sei in combutta
con la nobilt, come il tuo vecchio. La nebbia bianca della
barba appena spuntata di Mitwisser gli si era estesa al collo e alla
fronte. Era bianco dappertutto. La ragazzina lavora per lei, giusto?
Una cosa gliela devo riconoscere, scrive a macchina come un
demonio. Si butt sul pavimento. Vidi le suole dei suoi stivali.
Va' a prendere la grana, eh? Credimi, non me ne vado finch non
la sento nella tasca dei calzoni. Sorrise a Mitwisser da sotto in su.
Mai sentito parlare di sciopero bianco?
Corsi al secondo piano e tirai fuori la valigia da sotto quello
che era stato il letto della signora Mitwisser. Dalla scarpa vecchia
di Willi tolsi la busta blu di Bertram. I soldi non c'erano tutti. Il
nastro e le altre cose che avevo comprato per la vecchia macchina
erano costati una piccola somma. Colmai la differenza con cinque
dollari presi dal mio salario.
Nella mano aperta di Ninel contai il denaro di Bertram.
Bene. Cinquecento. Questo  per la causa.
E qual ? disse Mitwisser con la sua nuova voce sottile.
Contro i fascisti. Per il popolo.
Hai imbrogliato Bertram. Lui crede che ti riavr dissi io.
Gli passer.
La porta d'ingresso rimbomb come una schioppettata: era
sparita. Le avevo ubbidito, ero stata vile, Ninel in tenuta da combattimento
mi aveva costretto alla sottomissione. Il denaro era stato
portato via, ceduto. Non avevo fatto storie.
Poi compresi che era a Bertram, non a Ninel, che avevo ubbidito.
La signora Mitwisser era seduta sull'ultimo gradino. Aveva le
scarpe in mano e lo sguardo fisso sulle loro caverne buie.
Mia povera Elsa mormor Mitwisser.
Heinz disse: Quell'uomo continuava a urlare Rose. Voleva te.
Non era un uomo.  una persona che conosce mio cugino...
I calzoni, la testa rapata, il berretto. Avevano creduto che Ninel
col berretto e i pantaloni fosse un uomo. Un uomo che invadeva
la casa. Un uomo che faceva irruzione nell'interno, urlando,
esigendo, ordinando! Come prima. Come prima. In giro sulla
macchina nera, l'El Dorado, i tunnel delle scarpe, i tunnel bloccati.
Bloccati. Anneriti.
Mitwisser, minaccioso, si gonfi; divent un ruggito. Guardi cos'ha fatto a mia moglie!
Quella sera la signora Mitwisser non torn tra le lenzuola del
marito; ancora una volta fu depositata nel letto opposto al mio. E
io tornai a dipendere dalla buona volont della famiglia. Senza i
soldi di Bertram, cos'ero? Anche con i soldi, non sapevo da che
parte voltarmi; ma la busta blu di Bertram mi aveva dato l'illusione
che il mio destino fosse nelle mie mani, che la libert fosse l
davanti a me, che potevo andarmene quando volevo, che non ero
prigioniera del cuore duro di nessuno... E che Bertram aveva spiegato
sopra di me le ali del suo affetto. Bertram non aveva ali. Le
aveva date a Ninel. Il suo bacio era cenere. Il mio timore era che
Mitwisser mi cacciasse via: gli avevo portato in casa l'agitazione
pi pericolosa di tutte; aveva distrutto sua moglie. La sua fragile
moglie, schiacciata. Che stava andando a picco. Non voleva mangiare,
non voleva mettersi le scarpe, non voleva scendere. Come
prima, come prima. E che fiore era stata nel suo bel vestito, come
si era ripresa bene, con quanta tenerezza e quante blandizie aveva riconquistato la figlia pi piccola!
Avevo perso il denaro di Bertram, e senza il suo affetto che importava?
James mi aveva comunque assicurato che ero un'ereditiera.
Il Bear Boy nel cappello verde. Che valeva, aveva insinuato
James, migliaia di dollari. Migliaia di dollari? Un tesoro, a credere
a lui. Come mio padre, che ne sapevo di collezionisti? Dove ne avrei trovato uno?
In un giorno o due divent chiaro che il professor Mitwisser
non mi avrebbe mandato via. Sapevo scrivere a macchina come
un demonio; e inoltre, conoscevo il suo accento ondeggiante, le
sue ellissi, i suoi silenzi, i compassati ghiribizzi del suo inglese;
e quando me lo chiedeva potevo mettere il dito su ogni volume dei
suoi scaffali, in tutte le lingue. Conoscevo la controversia sulla
conversione dei Rabbaniti in Caraiti secondo la testimonianza di
Tobias ben Moses di Costantinopoli. E conoscevo le confutazioni
del razionalismo caraita, a favore della poesia, da parte del
Rabbanita Tobias ben Eliezer di Tessalonica. Conoscevo tutti quei curiosi
conflitti e tutte quelle inimicizie, e quei nomi ancora pi curiosi di persone, citt e regioni.
Non mi avrebbe mandato via. Non poteva.
James, passando nel corridoio, mormor: Lei esce e io rientro, che te ne pare?.
No, dissi io, ci sono le lezioni di Anneliese.
Invece non fu n l'una n l'altra cosa. La signora Mitwisser
aveva liberato il letto del marito. Le ore della sera nel suo studio
furono rimesse a disposizione di Mitwisser. Trigonometria sferica
e Molire con Anneliese o grida e tazze di t con James? Scelse il
frammento venuto dalla Spagna; scelse la Natura di Dio; scelse
al-Kirkisani. Ogni sera entravo nel suo studio alle dieci in punto,
chiudevo la porta e scrivevo a macchina davanti all'estasi di Mitwisser fino a quando il sonno si impadroniva della casa e tutto taceva.
...
FINE Parte 1.